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Category Archive for 'Media'

Lost in the Current

L’edizione Italiana di “The Digitally Divided Self” verrà pubblicata ad Aprile 2013 da Bollati-Boringhieri.

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Quando l’iPhone sostituisce la siringa: la comunicazione come forma di patologia

Laura (ma il nome è di fantasia) è una mia amica. Ha una laurea, ha militato in politica quando era più giovane, ha una casa piena di libri che in buona parte ha letto, aveva un marito che ha lasciato per un altro uomo quando ha cominciato a sentirsi vecchia e ora, non so, forse ha degli amanti. Insomma Laura ha avuto e ancora ha una vita intensa.

Ma qualcosa non torna. Ogni mattina scrive “buongiorno” e ogni sera “buonanotte” su Twitter e di rimbalzo anche su Facebook, e durante il giorno commenta in tempo reale con pensieri irrilevanti le sue attività. Cercare il link giusto da postare sulla sua bacheca online sembra essere diventato per lei tanto importante quanto prendersi cura della propria igiene personale.

È caduta anche nella trappola dei talkshow, specie quelli furbi pensati apposta per gli utenti come lei (che mai guarderebbero “L’Isola dei Famosi” ma che non si perdono una puntata di “Che tempo che fa”…), e mentre guarda la televisione commenta in tempo reale sui social network quello che il conduttore e l’ospite dicono, come se il suo cervello fosse collegato a internet a sua insaputa o come se la sua opinione fosse richiesta da una platea che la segue con attenzione… ma dall’altra parte del suo iPhone non c’è nessuno o, per meglio dire, ci sono milioni di altri naufraghi che, come lei, gridano aiuto alla deriva nel vuoto cosmico della modernità.

Carla è un’altra amica. Ricordo come compativa Berlusconi quando, ai tempi, trapelò la notizia che faceva sparire da tutte le agenzie fotografiche d’Italia le foto che lo ritraevano in pose sbilenche o con smorfie buffe… “che uomo ridicolo e patetico”, diceva. Oggi anche Carla è su Facebook. Ha postato oltre 100 foto che la ritraggono in tutte le situazioni (dal bichini al tailleur), e si capisce lontano un miglio che sono foto scelte per trasmettere di lei l’immagine più fresca e appetibile possibile, sebbene sia una donna di mezza età e abbia una famiglia.

Primi piani studiati allo specchio, pose che simulano spontaneità ma che sono invece calcolate per mostrare ad arte le forme del suo corpo, sguardi intensi che vogliono comunicare dal monitor dio solo sa cosa, scatti che si capisce benissimo sono stati accuratamente selezionati fra migliaia di altri per trasmettere una falsa immagine di sé… proprio come Berlusconi, che tanto la faceva indignare… ai tempi…

Laura e Carla non sono una eccezione. Oggi sono la norma.

Dalla patologia come forma di comunicazione siamo approdati nel giro di qualche anno alla situazione contraria.

Negli ultimi anni i manuali di medicina si sono dovuti aggiornare  per includere le molte Laura e Carla in quelle che ora vengono definite le “nuove sindromi da addiction”, ossia la dipendenza senza sostanze, qualcosa che dovrebbe avere a che fare più con la psicologia che con la patologia, ma pare che l’approccio psicologico non dia i risultati sperati, perché tali comportamenti presentano le stesse caratteristiche della dipendenza fisiologica da sostanze: l’evoluzione ad escalation della cattiva abitudine, il malessere che subentra nell’interrompere il comportamento, l’incapacità di temperare tali impulsi… e pertanto l’unica opzione che resta è trattare questi comportamenti come malattie vere e proprie, con adeguate terapie farmacologiche.

Personalmente sono contro ogni forma di approccio chimico ai problemi dell’anima, quindi non suggerirei mai e poi mai alle mie amiche di cui sopra di farsi prescrivere qualche farmaco di nuova generazione dal loro medico per riuscire a comprendere quanto è insidioso il sentiero che stanno percorrendo… ciò non toglie che bisogna ammettere che nessun approccio di tipo umanistico è realmente in grado di frenare comportamenti sociali, neppure quando incredibilmente stupidi o alienanti o distruttivi, se questi affondano le radici nello spirito del tempo.

Ad esempio, a limitare l’uso dell’automobile non sono stati i dati allarmanti sull’inquinamento; la devastazione dei centri storici che è sotto gli occhi di tutti; l’aumento spropositato di strade, autostrade e parcheggi a discapito di aree verdi e ambienti naturali; il numeri di morti e feriti in incidenti pari a quello di una guerra mondiale; la consapevolezza che intorno al petrolio ruotano alcuni dei più efferati crimini contro l’umanità… a limitare l’uso dell’automobile è stato l’aumento del prezzo della benzina: è solo il fatto che un litro di benzina costi veramente tanto che ha scoraggiato gli individui dal ricorrere all’auto per ogni spostamento.

Gli imperativi rivolti all’etica, alla morale, alla solidarietà, all’ecologia, e a tante altre belle ideologie servono a poco o nulla ai fini del ridimensionamento degli aspetti insidiosi della modernità. Anche essere iperattivi nei social network, fintanto  che sarà coerente con il modello sociale in voga, pur essendo una grave forma di riduzione del Sé e una patologia socio-sintonica, impedirà alle persone di percepirsi come portatrici di un disturbo, di un problema, di un deficit affettivo… “Il vivere all’interno di una cornice culturale e di una pressione sociale dove governano l’immediatezza, l’apparenza, il “vincere facile”, il “qui e ora”, non può e non poteva che portare a forme di patologie coerenti e governate dalla incapacità/impossibilità di contenersi, dalla necessità di soddisfare ogni desiderio e piacere”, fa notare Mauro Croce (1).

Fra le nuove pulsioni create da questo modello sociale c’è l’ossessione per il riconoscimento sociale. Oggi molto più che in passato le persone vogliono essere notate, vogliono essere ammirate e desiderate, vogliono essere sempre al centro dell’attenzione. Perché? Perché sì. Perché questo è riconosciuto come il principale parametro sociale per misurare il proprio valore, e questa idea si è infiltrata talmente in profondità che persino l’autocoscienza e la percezione di sé si basa più sulla visibilità sociale che sulla propria vita reale.

Non è più una questione di narcisismo o di volontà di potere, siamo andati oltre, sta diventando una questione di valori esistenziali, la sorgente da cui scaturiscono le motivazioni per continuare a vivere; ovvero non è più solo una parte della popolazione ad agire (sgomitando, vendendosi, corrompendo…) per cercare di salire quanto più in alto possibile nella scala gerarchica basata su soldi, fama e potere, ma ora questa aspirazione si è diffusa anche fra le persone normali, nate senza una ipertrofia dell’ego.

La spettacolarizzazione del corpus sociale ha fatto credere che non esistono alternative, che non ci sono altre vie: visibilità e autostima coincidono; il successo legato alla visibilità attesta che la propria vita ha un senso, mentre senza visibilità vengono meno anche le motivazioni per agire e il motore che spinge il nostro essere rallenta, perde giri…

Chi potere e successo ce l’ha davvero lo lottizza e lo monopolizza; chi invece non ce l’ha lo simula, per esempio con l’attivismo compulsivo in rete; adottando qualsiasi prodotto o stile di vita che rappresenta la tendenza del momento; consumando la produzione (commerciale ma anche culturale) dei personaggi mediatici e delle star sulla cresta dell’onda… questi sono tutti tentativi di far credere a sé stessi e agli altri che non si è emarginati, che si ha uno spessore sociale rilevante e dunque un alto potenziale intellettuale, che si è proprio al centro del flusso degli eventi, che non si è insomma degli invisibili, degli sfigati.

Essere modaioli non è un complimento e a nessuno piace riconoscersi come tale, eppure allontanarsi dalle mode sociali dominanti risulta impossibile a molti, perché lo avvertono come una perdita di significato della propria vita, e perdendo questo perdono anche la voglia di viverla. Si arriva persino all’eccesso: se i media danno la notizia di un suicidio, ovvero lo spettacolarizzano, subito dopo c’è un picco degli emuli, soprattutto fra i giovani, che subiscono il fascino della glamourisation del gesto suicidale.

“Viviamo nella dimensione dell’anticipazione dei desideri. I desideri non nascono più da pulsioni interne, ma dalla scelta delle soluzioni fornite dall’esterno. Viviamo nell’eccesso: eccesso di mezzi, di strumenti, di ignoranza. Il risultato è incomprensione della realtà, incomprensione di noi stessi, incomprensione.” dice Claudio Misculin, artista che lavorando con i matti ha orizzonti mentali assai più aperti di chiunque altro (2).

Il grande inganno di quest’epoca è dunque proprio questo: quanto più si adottano gli stili di vita dominanti, tanto più si è in grado di dare un significato alla propria vita.

E se le tendenze sociali dicono che il modello vincente è uno e uno soltanto (per esempio: giovane, magro, bello, ricco, famoso…) non c’è scampo alla disillusione di sé e alla perdita di motivazione esistenziale quando da tale modello si è lontani (non meglio, non peggio: lontani), e questo accade nella stragrande maggioranza dei casi, perché la natura non è così stupida da farci tutti uguali.

È il principio di fondo della teoria ariana nazionalsocialista: gli ariani sono la razza vincente, tutte le altre sono perdenti e come tali inutili, da scartare, da eliminare, da incenerire…

In un mondo in cui solo una minima parte sono alti, biondi e con gli occhi azzurri bisognerebbe impedire che passi l’idea che le opportunità debbano essere date solo a quelli alti, biondi e con gli occhi azzurri. Invece è esattamente quello che è accaduto in quest’epoca. Gli “attributi ariani” oggi hanno a che fare più con il riconoscimento sociale che con il colore degli occhi, più con la visibilità mediatica che con la forma degli zigomi… ma la sostanza non cambia: i non-ariani sono isolati, allontanati dai salotti nobili della società, deprivati di qualsiasi opportunità a cui pure avrebbero diritto in virtù dei loro meriti effettivi per far spazio ai membri che appartengono alla giusta “razza”: i parenti di, gli iscritti a, gli amici di, gli appartenenti a, i confratelli con..

Per tutti gli altri, ossia per il 99% della popolazione, non c’è posto nella vita sociale e culturale del Paese, non importa quali meriti e talenti abbiano: si accomodino pure su Facebook per favore, e non rompano i coglioni.

Aver concesso a delle èlite di governare la società, significa aver lasciato che si formasse una società su base elitaria. Oggi questo boomerang sta tornando indietro e gli effetti sono che la solitudine e il tedium vitae stanno diffondendosi a macchia d’olio, e non perché sono le pulsioni più forti dell’animo umano, bensì perché sono stati annichiliti i loro naturali antidoti: la capacità di provare interesse per il mondo circostante, di coltivare una rete relazionale locale, di sopportare un po’ di fatica e sofferenza (inevitabili e congenite alla natura stessa della vita), di accettarsi per come si è, di trarre piacere da ciò di cui disponiamo realmente… insomma l’incapacità di vivere nella realtà.

E non a caso uno dei business più fiorenti in quest’epoca di smarrimento è qualcosa che vent’anni fa neppure il più cinico profeta del futuro avrebbe potuto immaginare: i social network, ossia un nuovo mercato che gestisce le relazioni sociali e amicali. Questo mostra chiaramente ciò che Jean Baudrillard ha indicato essere la conseguenza più grave della postmodernità: l’uccisione del reale.

Chi ha abbassato la guardia e si è lasciato sedurre dagli abili manipolatori sociali, ora si trova senza le naturali risorse di rigenerazione del Sé di cui l’anima – ogni anima – dispone, e compie il primo passo verso quelle che il filosofo canadese Ian Hacking ha definito “malattie mentali transitorie”, ossia comportamenti deviati non a causa di una effettiva patologia insita nell’individuo, ma della sua incapacità a sottrarsi a condizioni di vita contestuali e storiche che generano, appunto, stati mentali patologici. Ripristinando una condizione equilibrata di vita, si ripristina la salute mentale del soggetto.

Bene, ora la domandona finale: come fare a ripristinare condizioni di vita salutari e appaganti – almeno per sé se non per l’intera comunità – che inducano spontaneamente ad allontanarsi dalle patologie sociali e riappropriarsi della propria identità?

Note

1 – “Consuma senza limiti, ma con moderazione”, di Mauro Croce, pubblicato sul numero 255 agosto/settembre 2011 di “Animazione Sociale”.

2 – Tratto da “Noi, gli errori che permettono la vostra intelligenza” di Claudio Misculin, pubblicato su “Communitas” n. 12/2006.

Originalmente pubblicato su Ellin Selae n. 107

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La vera libertà è nei libri di carta

Negli ultimi anni, per varie ragioni, mi sono trovare ad inscatolare i miei libri in diverse occasioni (anche solo per spostarne una parte in cantina quando stavano invadendo la casa). Avendo migliaia di libri, significa tanto lavoro e scatole pesanti da maneggiare.

Se tutti i miei libri si trovassero in formato digitale all’interno di un lettore ebook, il peso totale sarebbe insignificante e potrei accedere a tutta la mia biblioteca ovunque mi trovassi. Inoltre potrei liberare spazio in casa. Ciò nonostante, non rimpiango di aver acquistato e di aver trasportato i miei libri stampati.

Recentemente ho voluto provare a leggere su ebook invece che su carta, in particolare durante gli spostamenti. Però alla fine ho acquistato anche la versione stampata, non tanto per una visione nostalgica dei libri, ma perchè con il lettore digitale non potevo immergermi nella lettura. Sono ritornato alla carta anche se questo comportava portarmi del peso avanti e indietro tra viaggi e spostamenti.

I libri stampati offrono un grado di libertà che non è stato ancora superato dalle tecnologie digitali. Ora che sta arrivando l’estate, posso lasciare i miei libri cartacei in spiaggia senza timore che possano essere danneggiati dalla sabbia, da una palla o che vengano rubati. Una bibita o altri liquidi possono macchiare un libro ma questo non potrà essere danneggiato più di un tanto.

Un bimbo che gira intorno ai libri stampati non rappresenta un problema. Il bimbo potrà forse strapparne alcune pagine, sporcarlo o camminare sul libro, oppure usarlo come un giocattolo, ma la funzione del libro rimane. Un libro cartaceo, in quanto tecnologia “analogica”, degrada con grazia, mentre le tecnologie digitali o funzionano o non funzionano.

Leggere un libro stampato al sole è meglio che leggerlo su uno schermo, nonostante i migliori sviluppi nenella tecnologia degli schermi.

Se e quando l’elettricità verrà interrotta a causa dei problemi legati all’energia, e non potrò ricaricare i miei gadget elettronici, i miei libri saranno ancora disponibili per essere letti.

Se il guasto di un solo componente elettronico rende l’intero lettore ebook inservibile, i libri di carta saranno ancora lì, anche se un po’ ingialliti, umidi o con pagine sciupate.

Se non potrò permettermi di acquistare gli ultimi, sempre più sofisticati iPad o Kindle, i miei libri stampati non necessiteranno di alcun upgrade.

Quando i metalli rari necessari per l’industria elettronica saranno finiti, stampare un libro costerà meno del suo corrispondente elettronico, se consideriamo anche il costo dell’hardware. La carta e’ una risorsa altamente rinnovabile se utilizzata con i giusti criteri.

Poche aziende controllano il mercato degli ebook ed i governi sono in grado di conoscere e potenzialmente di controllare i libri che leggiamo decidendo ciò che è buono e ciò che non lo è interferendo con i nostri upload. Se arriviamo a questo, sarò ancora in grado di leggere i miei libri preferiti. Libri proibiti o controversi sono sempre stati disponibili anche sotto ai regimi più repressivi (tuttavia con maggiori difficoltà), mentre i formati elettronici possono essere tracciati e bloccati con facilità.

I libri stampati devono essere semplicemente portati con sè, mentre un lettore elettronico richiede più conoscenze tecniche, elettricità o batterie, cavi e spesso una connessione Internet.

I libri stampati invecchiano insieme a me, mentre un lettore ebook diventa obsoleto e necessita di essere rimpiazzato ad intervalli regolari.

I libri stampati non lampeggiano, non richiedono Internet, non mostrano le note e i commenti delle altre persone, non si connettono con i social networks dei lettori, non parlano, e non fanno nient’altro che essere letti.

Quindi le parole che escono da un libro stampato possono riverberare internamente a causa del vuoto circostante, come il battito di un tamburo ben accordato.

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L’ideologia della macchina

Ospito con piacere un estratto dall’ultimo libro di Enrico Manicardi, “L’ultima era”, pubblicato da Mimemis Edizioni, acquistabile anche presso il sito www.enricomanicardi.it

«La tecnologia che promette di liberarci in realtà ci rende schiavi regolando le nostre attività in, e attraverso, lavoro e tempo libero; macchine e fabbriche inquinano i nostri ambienti e distruggono i nostri corpi; i loro prodotti ci offrono l’immagine della vita reale invece della sua sostanza»  Aufeben, n.4, estate 1995.

Nel mondo delle macchine, stiamo diventano macchine a nostra volta. Come tanti automi telecomandati siamo chiamati soltanto a seguire le istruzioni che ci vengono impartite e ad adempiere ai comandi imposti. In un concetto, dice bene Umberto Galimberti, nel mondo delle macchine siamo tutti chiamati a funzionare, proprio come funzionano le macchine.

Non c’è un dittatore umano che ci costringa a trasformarci in congegni dal rendimento utile, è la mentalità che abbiamo acquisito che ci dirige: la nostra educazione, la nostra istruzione, la nostra accettata libertà vigilata, i nostri sbrigativi rapporti con gli altri (e con noi stessi), la nostra indotta convinzione di non poter fare altrimenti. L’inganno che ci confina al ruolo di cinghie di trasmissione del Grande Motore, trova nell’ideologia della Macchina la sua stessa natura svelata, persino etimologicamente.

Il termine “macchina”, notava Remo Bodei (1), deriva proprio dalla parola greca mechané, che significa “inganno”, “artificio”, “astuzia”. «Testimonianza dell’antica illusione che si possa trasformare l’ambiente eludendone le leggi» (2), la macchina è il risultato della manipolazione della Natura finalizzata a sovvertirne il corso per porla al servizio degli scopi stabiliti dagli umani. «Preposta alla costruzione di entità artificiali, di trappole tese alla natura per catturarne l’energia e volgerla in direzione dei vantaggi e dei capricci degli uomini», la macchina appartiene «al regno dell’astuzia e di ciò che è “contro natura”», ne ha concluso il celebre filosofo della scienza italiano (3). (altro…)

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Notizie editoriali

Sono felice di recevere il premio letterario The IndieReader Discovery Awards nella categoria Psychology per The Digitally Divided Self: Relinquishing our Awareness to the Internet. La giuria, formata da professionisti del mondo editoriale , ha annunciato i vincitori alla Book Expo America (BEA) a New York.

Inoltre, The Digitally Divided Self verrà tradotto in Italiano e pubblicato da Bollati Boringhieri editore nella collana Saggi Psicologia, con il titolo “Il sè digitale diviso”. Sono onorato dal fatto che l’edizione Italiana venga pubblicata da un marchio di tale prestigio e storia.

Un grazie particolare a Stefano Mauri, presidente del gruppo GeMS, che negli ultimi 20 anni ha contribuito instancabilmente all’indipendenza e al rilancio delle case editrice italiane di qualità, oltre che essersi prodigato per la diffusione della cultura libraria e per la difesa della libertà di stampa in Italia. Un ringraziamento anche a Michele Luzzatto di Bollati Boringhieri per aver creduto in The Digitally Divided Self e per il supporto nella definizione dell’edizione Italiana.

Infine, il mio piccolo ebook gratuito Facebook Logout: Experiences and Reasons to Leave it per diverse settimane a Marzo ed Aprile è stato primo in classifica nel Kindle Store di Amazon per l’area General Technology & Reference. Per ragioni fiscali che vanno al di là della mia comprensione, per alcune nazioni Amazon applica una tassa (di poco meno di un Euro, a seconda dello stato), mentre su Smashwords è completamente gratuito.

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Melatonin, screen media, light and sexuality

Per svariati impegni in questo periodo non riesco piu’ a gestire la doppia lingua. Poiche’ la maggior parte dei visitatori di questo blog arriva dall’estero, dovendo scegliere, ho optato temporaneamente per una lingua internationale. Credo che la maggior parte dei visitatori italiani di questo sito conosca l’inglese.

Clicca sulla bandierina britannica in alto a destra per l’articolo in inglese.

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Facebook Logout: Experiences and Reasons to Leave it

Ivo Quartiroli - facebook logoutFacebook Logout: Experiences and Reasons to Leave it è disponibile in Inglese per il download gratuito in diversi formati a Smashwords. E’ anche disponibile in diversi negozi online quali Barnes & Noble e Kobo.

Un grazie speciale a tutti coloro che hanno contribuito.

L’indice:

Chapter 1: Musings about Facebook
The Quality of Relationships
Privacy Issues
Children
Facebook Changes the Concept of Friendship
The Inner Reasons to Leave
The Logout Process
Chapter 2: Logout Experiences
All Your Time or Nothing
This Time I Really Want to Leave it for Good
Bad Energy
Amplifier of an Inner Discomfort
Looking Through the Keyhole
An Affection-Compensating Tool
Boring to Death
Obsessive-Compulsive
From Village to Global Village
Reliving my Earlier Nightmares
Political Control
Not a Broad Communication
You Always Have to Feed the Beast
A Narrowed Down Tunnel-Vision Style of Contact
References

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Cybersocialità: la morte della socialità

Oggi ospito un intervento/appello di Enrico Manicardi, che ho avuto modo di conoscere l’estate scorsa e di apprezzare la lettura del suo libro Liberi dalla Civiltà, un’opera importante che traccia le radici della civilta’ e la nostra dipendenza dalla tecnologia. Ivo Quartiroli

Cybersocialità: la morte della socialità di Enrico Manicardi

Parlare degli effetti che i social network hanno sulla vita moderna vuol dire parlare degli effetti della virtualizzazione della socialità. Dopo la virtualizzazione dell’esperienza personale trasfusa nell’epica della narrativa, dopo la virtualizzazione delle immagini portata dalla tecnologia ottica (fotografia, cinema, animazione), dopo la virtualizzazione della partecipazione sociale operata dalla politica (delega di poteri, farsa elettorale, appelli alle autorità), l’invasione del tecno-modo ci delizia della sua più recente conquista: la virtualizzazione della relazione.

Perché darsi la pena di far crescere rapporti personali quando è possibile, con un semplice “click”, trovare sempre qualcuno pronto ad interloquire con noi? Perché darsi la pena di parlare con il vicino di casa quando è possibile parlare con chiunque, nel mondo, connettendosi semplicemente ad Internet? Perché darsi la pena di mettere in piedi una serata conviviale con gli amici quando è possibile scandagliare migliaia di “eventi” già pronti e aderire quello più trendy?

L’esaurimento di tutto ciò che è vivo, reale, e il suo rimpiazzo con un’esistenza nella macchina, ci dice che il mondo in cui viviamo è sempre più sterile, impoverito, privo di calore. La tecnologia, con la sua promessa di ampliare le potenzialità umane, esercita in realtà l’effetto opposto: le esaurisce, le atrofizza, le spegne. E soprattutto impedisce ogni confronto tra ciò che essa mette a disposizione e ciò che toglie: interloquire con gli sconosciuti, appunto, invece di parlare negli occhi a qualcuno; numerare gli amici di Facebook invece di godere delle amicizie del cuore; aderire agli eventi programmati invece di creare convivialità.

L’invasione della tecnologia nel campo della socialità non è da meno. Non sono molti anni che i social network si sono diffusi nel mondo, eppure il termine “comunità” ha già perso tutta la sua carica vitale per trasformarsi in qualcosa di asettico e funzionale alla potenza della Macchina: comunità non è più quell’insieme di persone legate da vincoli solidaristici e di condivisione della vita, ma una rete di telecomunicazione e di sviluppo dei nuovi media.

Nel tecno-mondo non c’è posto per ciò che è umano, ma solo per ciò che è adattabile ai valori del tecno-mondo, ai suoi meccanismi di funzionamento, al suo potere. La planetarizzazione della tecnologia non svilupperà mai alcuna socialità, ma solo una “nuova” socialità che sarà sempre meno una socialità e sempre più una meccanica di relazione. La socialità morirà perché più saremo convinti che basti accendere un computer per essere “in contatto” con il mondo, più perderemo la capacità di accorgerci che nel computer non c’è il mondo ma un mondo: quello finto, programmato, spettacolarizzato e inconsistente della realtà virtuale.

E infatti, più dilagano i social network, più si spopolano i luoghi della socialità reale: le campagne, i cortili, le piazze, le strade. La gente non manifesta più, non si confronta più, non dibatte più su nulla. I bambini non giocano più tra loro ma da soli, appiccicati a monitor e a schermi digitali. Aumentano i nuclei monofamigliari, gli adulti non si fermano più fare quattro chiacchiere coi confinanti e persino gli anziani si divertono a chattare nella solitudine del loro sempre più crescente isolamento. Nel mondo della socialità telematica tutto cresce tranne la socialità: siamo sempre più soli, segregati, separati gli uni dagli altri, da noi stessi, dal nostro ambiente ecologico.

Dobbiamo riprenderci la nostra vita reale: quella immersa nel calore di relazioni vive e sensuali; quella che ci restituisce lo splendore di un’alba mattutina e i colori del mare, i canti della Terra, i sapori della vita e le sue avventure (e disavventure); quella che ci rende consapevoli di noi stessi e dunque anche responsabili verso gli altri, non indifferenti. Quella insomma che ci invita a spegnere computer, videotelefoni, iPad, iPod, iPhone e ci rimette a parlare con i nostri cari, ad abbracciare i nostri conoscenti, a baciare i nostri amici e compagni e a desiderare di essere persone reali e non “nickname”. Esseri umani, dunque, non macchine.

Enrico Manicardi è autore di Liberi dalla Civiltà.

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Motivi per lasciare Facebook

Tutti conosciamo i gruppi musicali attivi, o gli attori del momento, ma sappiamo molto meno di loro dopo che cambiano o interrompono le loro carriere o quando si ritirano. Tuttavia, spesso le storie più interessanti di vita accadono quando qualcuno cambia consapevolmente il suo percorso di vita.

Analogamente, nella partecipazione a Facebook, sappiamo quasi tutto delle persone che sono molto attive, ma non sappiamo molto delle persone che hanno rallentato la loro presenza o hanno lasciato il sito. Ci sono perlomeno altrettanti motivi per diminuire il nostro impegno o per lasciare Facebook che per farne parte.

Se sei una di quelle persone che hanno scelto di non partecipare, rallentare o di prendere la via d’uscita da Facebook, per favore condividi la tua esperienza. Perchè hai lasciato Facebook e quali erano i motivi di discontento?  C’è stato qualcosa che ha scatenato la tua decisione? Sto raccogliendo esperienze simili per un ebook su Facebook e sulle opinioni delle persone riguardo ai social media, in particolare sui motivi per andarsese. L’ebook sarà gratuito.

Sono particolarmente interessato ad esplorare la tua storia con le motivazioni interiori che ti hanno portato ad allontanarti da Facebook. Riporterò le tue parole senza esporre il tuo nome o il tuo indirizzo email. Necessito solo sapere se sei maschio o femmina, l’età approssimativa e la nazionalità. Naturalmente, riceverai una copia dell’ebook. In qualche caso potrei lavorare sul tuo testo per motivi di scorrimento, ma ne rispetterò comunque il significato.

Per favore manda le tue esperienze a ivotoshan (chiocchiola) yahoo (punto) it. Può essere di alcune righe o diverse pagine, come preferisci. In ogni caso gli darò la mia completa attenzione. Nel caso che io necessitassi di maggiori chiarimenti, ti manderò una email. Inoltre, se conosci qualcuno che potrebbe contribuire alla mia ricerca, per favore mandagli questo messaggio.

Puoi leggere la mia opinione su Facebook ai seguenti articoli

Resistendo a Facebook

Dopo qualche mese su Facebook

Il gioco di Facebook

Grazie per qualsiasi contributo tu possa dare,

Ivo

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Reading Aloud

Indranet.org sospende a tempo indeterminato gli articoli in lingua italiana. Per svariati impegni non riesco piu’ a gestire la doppia lingua. Poiche’ la maggior parte dei visitatori di questo blog arriva dall’estero, dovendo scegliere, ho optato per una lingua internationale.

Clicca sulla bandierina britannica in alto a destra per l’articolo in inglese.

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The Digitally Divided Self: Relinquishing our Awareness to the Internet

The Digitally Divided SelfThe Digitally Divided Self: Relinquishing our Awareness to the Internet is on Amazon.

ISBN 9788897233008
274 Pages – Format: 6″ x 9″ – $17.90

It is nearly half a century since Marshall McLuhan pointed out that the medium is the message. In the interim, digital technologies have found an irresistible hook on our minds. With the soul’s quest for the infinite usurped by the ego’s desire for unlimited power, the Internet and social media have stepped in to fill our deepest needs for communication, knowledge and creativity – even intimacy and sexuality. Without being grounded in those human qualities which are established through experience and inner exploration, we are vulnerable to being seduced into outsourcing our minds and our fragile identities.

Intersecting media studies, psychology and spirituality, The Digitally Divided Self exposes the nature of the malleable mind and explores the religious and philosophical influences which leave it obsessed with the incessant flow of information.

I am deeply touched and extremely grateful to the people who took the time to read, support and endorse The Digitally Divided Self. Being my first English book, and basically self-published, I didn’t expect to receive many reviews, much less from such leading thinkers and writers – nor such positive responses.

It was also a surprise to find common interests around eastern spirituality with so many people into technology and media. This makes me hopeful for an evolution of the information society – from chasing external stimulation to inner explorations and silence.

Order on Amazon.

Praise for Digitally Divided Self

 “Quartiroli’s The Digitally Divided Self is a must read for anyone seeking to understand the ever-increasing hegemony of the digital world in the individual psyche. Drawing on diverse fields and traditions, the author analyzes numerous mechanisms by which IT separates us from ourselves. Readers stand to benefit from such an understanding that is a prerequisite for mounting a defense of one’s individuality.” —Len Bracken, author of several novels and the biography Guy Debord—Revolutionary

 ­“With great insight, Ivo Quartiroli captures the subtle as well as the gross impact that media use has on our individual and collective psyches. The challenge before all of us is how to adapt to the new technology in a healthy way that allows us to retain our essential humanity. He offers us a solution born of his experience and confirmed by neuroscience. This is a must read.” —Hilarie Cash, PhD, co-founder of reSTART: Internet Addiction Recovery Program

 “It is difficult to offer a spiritually based critique of today’s network culture without sounding like a nostalgic Luddite crank. Immersed in the tech, but also in various meditative traditions, Ivo Quartiroli is the perfect person to offer integral wisdom-tech with clarity and bite.” —Erik Davis, author of Techgnosis and Nomad Codes: Adventures in Modern Esoterica.

  “Aware of the profound and rapid psychological and social metamorphosis we are going through as we ‘go digital’ without paying attention, Ivo Quartiroli is telling us very precisely what we are gaining and what we are losing of the qualities and privileges that, glued as we are to one screen or another, we take for granted in our emotional, cognitive and spiritual life. This book is a wake-up call. Steve Jobs and Bill Gates should read it.” —Derrick de Kerckhove, Professor, Facoltà di sociologia, Università Federico II, Naples, former Director of the McLuhan Program in Culture and Technology.

 “The Digitally Divided Self alerts us about the insidious dangers of our growing dependence on Information Technology. Ivo Quartiroli warns us that Internet can easily develop into an addiction that undercuts our connections with nature, with other people, and with our deeper inner reality. The spiritual nourishment coming from genuine relationships is then replaced by the empty calories of fake relationships, with the resulting deterioration of our personal and social lives. Using an incisive style, Ivo Quartiroli can be provocative, iconoclastic, at times exaggerated, but never boring. Behind each observation there are pearls of wisdom that are guaranteed to make you think.” Federico Faggin, designer of the microprocessor.

 “Global culture is not only the latest step in the human evolutionary journey. It is also, as Ivo Quartiroli shows in The Digitally Divided Self, a critical opportunity to apply non-Western techniques of awareness to ensure healthy survival in the 21st century.” —Michael Heim, author of The Metaphysics of Virtual Reality, Virtual Realism, and Electric Language.

 “Question the merits of technology in the past and you’d be called a Luddite. But now technologists are leading the way toward a new, more balanced view of our gadget-driven lives. Drawing from his fascinating expertise in computer science and spirituality, Ivo Quartiroli presents a compelling critique of the corrosive impact of the Net on our humanity. It’s a warning we must heed.” —Maggie Jackson, author of Distracted: The Erosion of Attention and the Coming Dark Age.

“A profoundly premonitory vision of the future of the 21st century, The Digitally Divided Self unlocks the great codes of technological society, namely that the very same digital forces that effectively control the shape and direction of the human destiny are also the founding powers of a new revolution of the human spirit.” —Arthur Kroker, author of The Will to Technology and Canada Research Chair in Technology, Culture and Theory.

 “People today, especially young people, live more on the Internet than in the real world. This has subtle and not-so-subtle effects on their thinking and personality. It is high time to review these effects, to see whether they are a smooth highway to a bright interconnected future, or possibly a deviation that could endanger health and wellbeing for the individual as well as for society. Ivo Quartiroli undertakes to produce this review and does so with deep understanding and dedicated humanism. His book should be read by everyone, whether he or she is addicted to the Internet or has second thoughts about it.” —Ervin Laszlo, President, the Club of Budapest, and Chancellor, the Giordano Bruno Globalshift University.

 “The Mind-Body Split is a pervasive condition/affliction in the developed world, wholly un-recognized; yet fundamental to the great worldwide problems of health, environment, and economic inequity. Ivo Quartiroli’s Digitally Divided Self masterfully examines the effects of the insulated digital experience on the mind and the body self: exacerbating illusions and the Mind-Body Split; and contrasts it to the processes of self-discovery, growth, and healing: true inter-connectedness with nature, each other, and our selves. If the digital age is to solve our real problems, rather than create them, it will be with the knowledge contained in The Digitally Divided Self. Well done!” —Frederic Lowen, son of Alexander Lowen, Executive Director, The Alexander Lowen Foundation

 “Ivo Quartiroli here addresses one of the most pressing questions forced upon us by our latest technologies. In disturbing the deepest relations between the user’s faculties and the surrounding world, our electric media, all of them without exception, create profound disorientation and subsequent discord, personal and cultural. Few subjects today demand greater scrutiny.” — Dr. Eric McLuhan, Author and Lecturer

 “The internet is an extension of our central nervous system. When you operate a computer, you are extending yourself, through its interface, potentially all over the world, instantaneously. Extending yourself in such a disembodied, discarnate fashion only further entrenches your separateness, your ego self. In contrast, the introspective freeing from the physical through meditation also has the effect of creating a discarnate, disembodied state. That state is one that is progressively less identified with the ego self. This is the dichotomy that Ivo Quartiroli explores in The Digitally Divided Self. This book is well worth investigating.” —Michael McLuhan

 “We should all be asking the questions Ivo Quartiroli asks in this bold and provocative book. Whatever you think right now about technology, The Digitally Divided Self will challenge you to think again.” —William Powers, author of the New York Times bestseller Hamlet’s BlackBerry

 “It isn’t easy to find an informed and critical look at the impact of digital media practices on human lives and minds. Ivo Quartiroli offers an informed critique based in both an understanding of technology and of human consciousness.” —Howard Rheingold, author of The Virtual Community and Smart Mobs.

 “Ivo Quartiroli is mining the rich liminal territory between humans and their networks. With the integrity of a scientist and the passion of artist, he forces us to reconsider where we end and technology begins. Or when.” —Douglas Rushkoff, Media Theorist and author of Cyberia, Media Virus, Life, Inc. and Program or Be Programmed.

 “You might find what he writes to be challenging, irritating, even blasphemous and sacrilegious. If so, he has proven his point. The Internet, Ivo suggests, might just be the new opium of the masses. Agree with him or not, no other book to date brings together the multitude of issues related to how the seductions of technology impinge upon and affect the development of the self and soul.” —Michael Wesch, Associate Professor of Digital Ethnography, Kansas State University

 The Digitally Divided Self is a refreshing look at technology that goes beyond the standard, well-worn critiques. Ivo Quartiroli charts new territory with a series of profound reflections on the intersections of computer science, psychology and spirituality.” —Micah White, Senior Editor at Adbusters magazine.

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Table of Contents

Chapter 1: From Awareness of technology to technologies of Awareness .. 1
The Limits of Technology.. 3
What’s Not Computable Isn’t Real .. 4
The Promises of the Early Internet .. 5
From Information Processing to Consciousness Processing.. 6
All in the Digital Mincer .. 7
Technology Can’t be Challenged.. 8
Technology Uses Us .. 10
Feeding the Soul with Bytes .. 11
The Immortal Mind .. 12
Inner Prostheses and Amputations through Technology .. 13
Beyond the Mind.. 14
The Fragility of Beliefs and Information Technology.. 15

Chapter 2:“It’s only a tool” .. 17
Technology is not Questionable .. 18
Knowing through the Body .. 18
Technology “Does” Us .. 19
Technology is a Matter of Life and Death.. 21
Binary and Inner Duality.. 21
Knowing through the Heart.. 22
Our Identity With Tools – from Chimps to Chips .. 25
Reconnecting with the Inner Flow.. 26
From Spectator to Witness .. 28
Inner Holes and Techno-Fills .. 28
Pure Thinking Without the Body.. 30
Tools for Inner Growth.. 31
The Mind Itself is a Medium.. 34
IT Weakens Our Presence .. 36
Constrained to Produce .. 39

Chapter 3: The Roots of It .. 39
Constrained to Produce .. 39
IT was Started by the Bible .. 40
Technology as Returning to the Lost Perfection .. 41
Contradictory Messages Short Circuit the Psyche .. 43
Children of a Lesser God .. 44
Psychological Defenses .. 44
Technology as the Ultimate Savior .. 45
The Nature of the Mind.. 46
Conceptual Debris and Technology as a Holding Agent for the Psyche 47
The Quest for Immortality .. 48
Copying, Improving and Creating Minds.. 50

Chapter 4: The Digitization of Reality .. 53
Data is King .. 55
The Digitization of Territory .. 56
Augmenting Reality .. 57
The Mind as the First Virtual Reality Tool .. 58
The Digitization of Biology .. 59
Analogical Models of Reality .. 64
Our Digital Nervous Systems .. 66
Programming .. 67
Thinking like Software .. 69
Digitizing All Life Events .. 71

Chapter 5: Intimacy and Sexuality.. 73
Eros and the Sexualization of Society .. 74
Cybersex.. 75
The Transformation of Seduction and of Relationship .. 77
Masturbation and Sex Toys.. 78
Orgasm 2.0.. 80
Cybervirgins .. 82
Gender Issues and the Vanishing Male.. 84
Earlier Exposure to Porn.. 85
Desires .. 87
Cybersex as a Tantric Path .. 87

Chapter 6: Commoditizing and Monetizing.. 89
Replacing the Real .. 90
Playing with Feelings .. 90
iMarket .. 92
Brave New World.. 94
Deconstructing Sense and Ethics.. 94
Toward the Denial of Truth .. 95

Chapter 7: Politics, Participation and Control .. 97
The Rulers of Our Psyches .. 98
Governments.. 99
Advertising and Our Attention.. 100
Google .. 101
Wikileaks .. 104
Into Our Digital Persona .. 104
You Can Tell What Somebody is Like by the Company They Keep.. 105
Is the Internet Empowering Us? .. 106
Illusory Participation.. 107
Slacktivism .. 110
The Yogic Geek.. 112
Renouncing the World .. 115

Chapter 8: Come together: the Rise of Social networks.. 115
Renoucing the World .. 115
The Inner Need of Connection and Facebook.. 116
Experiencing for Others to See .. 118
Empathy.. 119
Illusory Contact.. 121
Body/Mind Development in Childhood .. 125

Chapter 9: Digital Kids ..125
Body/Mind Development in Childhood .. 125
Denied Childhood .. 126
Computers in Education .. 127
Lack of Mentors .. 128
Technology as an Answer to Social Fear .. 129
Wired Children.. 130
Sleepless Children .. 132

Chapter 10: Literacy and the Analytical Mind.. 133
Analytical and Critical Skills .. 136
A New Literacy Through eBooks? .. 138
The Reading “Technology” .. 139
Digital Writing .. 140
Communication and the Transformation of Consciousness.. 141
Attend to This! .. 143

Chapter 11: Lost in the Current .. 143
Attend to This! .. 143
Attend to it Now and Forever! .. 145
New is Cool .. 145
Instant Gratification.. 145
Neurological Changes Related to Instant Gratification .. 146
Accepting Emptiness and the Eureka Effect.. 147
Faster and Faster, but just Apparently .. 149
Into the Loop .. 151
Technological Updates and the Right to Silence .. 152
Cogitus Interruptus through Multitasking .. 153
No History, No Narrative, No Past .. 156
Digital and Human Memory.. 157
Addiction.. 158
Awareness of Feelings and Addiction.. 162
Attention .. 165

Chapter 12: The Digitally Divided Self.. 165
Attention .. 165
The Construction of the Self .. 166
Technological Development as a Metaphor of the Psychological One .. 170
Millions of MP3s and the Missing “My Personality” .. 173
Attachment to the Machine .. 173
The Need for Mirroring .. 174
Maternal Feeding and Paternal Limit Setting .. 175
The Sand Castle Crumbles: Toward a Schizoid State.. 176
The Other as Image .. 178
Detaching from the Body .. 179
The Schizoid State is an Ontological Condition .. 181
The Eye, the Ear, and a Global Tribalism.. 181
The Mind as a Medium.. 183
No Identity.. 185
The Reign of Objectivity .. 189

Chapter 13: The Process of Knowledge .. 189
The Reign of Objectivity .. 189
Joining Inner and Outer Knowledge .. 192
Not Knowing.. 195
Words are Second-Best After Silence.. 198
Do We Know with our Brains? .. 200
Externalizing Thinking .. 202

Chapter 14: Upgrading to Heaven .. 205
Creating Consciousness.. 206
Technology as an Ego Maintainer .. 209
IT Beyond Me: Unlinking Ourselves through Technology .. 211
Here and Now.. 213
Devotionally Disappearing into Technology.. 214
The Immortal Mind.. 215
Spiritual Powers through Technology .. 217
Are we Machines? .. 218
The Will to Create Mental Worlds .. 220

Chapter 15: Biting the Snake.. 223
Out of the Loop.. 224
Screen Media vs. Meditation .. 225
Meditation .. 228
IT is basically Counter-Meditative.. 230
Another Maya Layer through Technology .. 231
Charles Babbage.. 233

Appendix: The People of Contemporary It and what Drives them.. 233
Charles Babbage.. 233
Ada Lovelace .. 234
John von Neumann.. 234
Norbert Wiener .. 235
Alan Turing .. 235
Al Gore.. 236
Steward Brand .. 237
Kevin Kelly .. 238
Bill Gates.. 239
Steve Jobs .. 239
Withdrawing into the Mind .. 240
Bibliography .. 241
Index .. 249

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The Digitally Divided Self. Table of Contents, Introduction and Chapter 1

The Digitally Divided Self

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Table of Contents

Chapter 1: From Awareness of technology to technologies of Awareness .. 1
The Limits of Technology.. 3
What’s Not Computable Isn’t Real .. 4
The Promises of the Early Internet .. 5
From Information Processing to Consciousness Processing.. 6
All in the Digital Mincer .. 7
Technology Can’t be Challenged.. 8
Technology Uses Us .. 10
Feeding the Soul with Bytes .. 11
The Immortal Mind .. 12
Inner Prostheses and Amputations through Technology .. 13
Beyond the Mind.. 14
The Fragility of Beliefs and Information Technology.. 15

Chapter 2:“It’s only a tool” .. 17
Technology is not Questionable .. 18
Knowing through the Body .. 18
Technology “Does” Us .. 19
Technology is a Matter of Life and Death.. 21
Binary and Inner Duality.. 21
Knowing through the Heart.. 22
Our Identity With Tools – from Chimps to Chips .. 25
Reconnecting with the Inner Flow.. 26
From Spectator to Witness .. 28
Inner Holes and Techno-Fills .. 28
Pure Thinking Without the Body.. 30
Tools for Inner Growth.. 31
The Mind Itself is a Medium.. 34
IT Weakens Our Presence .. 36
Constrained to Produce .. 39 (altro…)

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