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	<title>Comments on: Zen archery and computers</title>
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	<description>Technology, psychology, sexuality, society, spirituality</description>
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		<title>By: TECNOLOGIE ED IDENTITA&#8217; - MONDI VIRTUALI &#171; Appunti di viaggio</title>
		<link>http://www.indranet.org/zen-archery-and-computers/comment-page-1/#comment-940</link>
		<dc:creator>TECNOLOGIE ED IDENTITA&#8217; - MONDI VIRTUALI &#171; Appunti di viaggio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 12:00:25 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Life: fare il backup di un pianeta nel caos Meccanismi, misticismi e Mechanical Turk di Amazon Il tiro con l’arco Zen e i computer Lifelogging Il cuore del codice binario Download della vita su Internet Google, la privacy e il [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Life: fare il backup di un pianeta nel caos Meccanismi, misticismi e Mechanical Turk di Amazon Il tiro con l’arco Zen e i computer Lifelogging Il cuore del codice binario Download della vita su Internet Google, la privacy e il [...]</p>
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		<title>By: giuseppe balsamo</title>
		<link>http://www.indranet.org/zen-archery-and-computers/comment-page-1/#comment-104</link>
		<dc:creator>giuseppe balsamo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Oct 2007 19:33:09 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;non è ancora avvenuto il cambiamento nella direzione di elaboratori della consapevolezza&quot;...
non credo sia vero... l&#039;open source va in quella direzione.. la completa padronanza del mezzo computer passodopopasso sta portando a quello che tu definisci &quot;elaboratori della consapevolezza&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;non è ancora avvenuto il cambiamento nella direzione di elaboratori della consapevolezza&#8221;&#8230;<br />
non credo sia vero&#8230; l&#8217;open source va in quella direzione.. la completa padronanza del mezzo computer passodopopasso sta portando a quello che tu definisci &#8220;elaboratori della consapevolezza&#8221;</p>
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		<title>By: matil</title>
		<link>http://www.indranet.org/zen-archery-and-computers/comment-page-1/#comment-71</link>
		<dc:creator>matil</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Sep 2007 17:17:46 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;(...)coscienza e  volontà indirizzata verso uno scopo, senza di che non si dà creazione.&quot;

 trovo la frase conclusiva del commento precedente fondamentalmente significativa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;(&#8230;)coscienza e  volontà indirizzata verso uno scopo, senza di che non si dà creazione.&#8221;</p>
<p> trovo la frase conclusiva del commento precedente fondamentalmente significativa.</p>
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		<title>By: Paolo Aiello</title>
		<link>http://www.indranet.org/zen-archery-and-computers/comment-page-1/#comment-55</link>
		<dc:creator>Paolo Aiello</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Aug 2007 12:23:19 +0000</pubDate>
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		<description>Trovo molto interessanti le tue osservazioni, perchè si accordano con la mia esperienza e mi stimolano a nuove riflessioni. 
Sulle differenze tra &quot;perdita di sè&quot; nel computer o nella pratica Zen, quella che vedo per prima è il fatto che col computer (come nel gioco, nella recitazione, nella percezione di spettacoli), ci si identifica intensamente in qualcosa o qualcuno, mentre nella pratica Zen ci si disidentifica e si sviluppa la facoltà di cambiare il livello di identificazione (tra completa identificazione e completa disidentificazione) coscientemente e volontariamente. Nel primo caso c&#039;è uno &quot;spostamento&quot; della coscienza e un restringimento in mondi virtuali molto meno ricchi e complessi della realtà quotidiana (in cui però si può esercitare la concentrazione), nel secondo una espansione e una &quot;elasticizzazione&quot;.
Ma il computer, come il gioco, la recitazione, lo spettacolo, ci offre in realtà due possibilità: la prima è lasciarsi catturare e perdersi in una prigione dorata, la seconda è accettare coscientemente le sue proposte, restando in contatto col nostro centro, e questa è contemplazione, osservazione distaccata e partecipe al tempo stesso (in cui meccanismo e contenuto, azione e reazione prima si distinguono, poi si fondono), che ci permette di cogliere l&#039;essenza dei fenomeni.
Il computer ha il grande merito di mostrarci in pratica come si può costruire un mondo in cui esistono delle entità in grado di agire, di rispondere a comandi, di interagire, sia pure in modo rudimentale. Il computer ci mostra, nella maniera più chiara e immediata, come il virtuale diventa attuale, ossia come il pensiero si traduce in realtà. E anche come una coscienza può comandare (e identificarsi in) un essere &quot;virtuale&quot;, creato da un&#039;altra coscienza, che agisce in una realtà &quot;virtuale&quot; (ma l&#039;attributo &quot;virtuale&quot; non esautora l&#039;appellativo di &quot;realtà&quot;).
Poi, a ben guardare, può anche darci qualche indicazione di come sonno e veglia, realtà e fantasia, energia e materia, anima e corpo, si risolvano in tipi diversi di informazione. Di come, in definitiva, una realtà si risolva in un flusso di informazioni recepiti da una coscienza.
Il binomio hardware-software ci offre una illuminante analogia con quello corpo-anima o corpo-mente. I concetti di hardware e software e le loro relazioni offrono un modello interpretativo di corpo-anima o corpo-mente molto più efficace di quello riduzionista (che in sostanza non spiega nulla, negando per principio uno dei due termini del binonio) o di quello religioso (puramente suggestivo), mostrando come tale modello sia riproducibile e modificabile. Il fatto più rilevante è che il software, ossia il programma, presuppone un autore, ossia una coscienza e una volontà indirizzata verso uno scopo, senza di che non si dà creazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo molto interessanti le tue osservazioni, perchè si accordano con la mia esperienza e mi stimolano a nuove riflessioni.<br />
Sulle differenze tra &#8220;perdita di sè&#8221; nel computer o nella pratica Zen, quella che vedo per prima è il fatto che col computer (come nel gioco, nella recitazione, nella percezione di spettacoli), ci si identifica intensamente in qualcosa o qualcuno, mentre nella pratica Zen ci si disidentifica e si sviluppa la facoltà di cambiare il livello di identificazione (tra completa identificazione e completa disidentificazione) coscientemente e volontariamente. Nel primo caso c&#8217;è uno &#8220;spostamento&#8221; della coscienza e un restringimento in mondi virtuali molto meno ricchi e complessi della realtà quotidiana (in cui però si può esercitare la concentrazione), nel secondo una espansione e una &#8220;elasticizzazione&#8221;.<br />
Ma il computer, come il gioco, la recitazione, lo spettacolo, ci offre in realtà due possibilità: la prima è lasciarsi catturare e perdersi in una prigione dorata, la seconda è accettare coscientemente le sue proposte, restando in contatto col nostro centro, e questa è contemplazione, osservazione distaccata e partecipe al tempo stesso (in cui meccanismo e contenuto, azione e reazione prima si distinguono, poi si fondono), che ci permette di cogliere l&#8217;essenza dei fenomeni.<br />
Il computer ha il grande merito di mostrarci in pratica come si può costruire un mondo in cui esistono delle entità in grado di agire, di rispondere a comandi, di interagire, sia pure in modo rudimentale. Il computer ci mostra, nella maniera più chiara e immediata, come il virtuale diventa attuale, ossia come il pensiero si traduce in realtà. E anche come una coscienza può comandare (e identificarsi in) un essere &#8220;virtuale&#8221;, creato da un&#8217;altra coscienza, che agisce in una realtà &#8220;virtuale&#8221; (ma l&#8217;attributo &#8220;virtuale&#8221; non esautora l&#8217;appellativo di &#8220;realtà&#8221;).<br />
Poi, a ben guardare, può anche darci qualche indicazione di come sonno e veglia, realtà e fantasia, energia e materia, anima e corpo, si risolvano in tipi diversi di informazione. Di come, in definitiva, una realtà si risolva in un flusso di informazioni recepiti da una coscienza.<br />
Il binomio hardware-software ci offre una illuminante analogia con quello corpo-anima o corpo-mente. I concetti di hardware e software e le loro relazioni offrono un modello interpretativo di corpo-anima o corpo-mente molto più efficace di quello riduzionista (che in sostanza non spiega nulla, negando per principio uno dei due termini del binonio) o di quello religioso (puramente suggestivo), mostrando come tale modello sia riproducibile e modificabile. Il fatto più rilevante è che il software, ossia il programma, presuppone un autore, ossia una coscienza e una volontà indirizzata verso uno scopo, senza di che non si dà creazione.</p>
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