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	<title>Comments on: Zen archery and computers</title>
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	<description>Technology, psychology, sexuality, society, spirituality</description>
	<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 04:42:55 +0000</pubDate>
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		<title>By: giuseppe balsamo</title>
		<link>http://www.indranet.org/zen-archery-and-computers/#comment-104</link>
		<dc:creator>giuseppe balsamo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Oct 2007 19:33:09 +0000</pubDate>
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		<description>"non è ancora avvenuto il cambiamento nella direzione di elaboratori della consapevolezza"...
non credo sia vero... l'open source va in quella direzione.. la completa padronanza del mezzo computer passodopopasso sta portando a quello che tu definisci "elaboratori della consapevolezza"</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;non è ancora avvenuto il cambiamento nella direzione di elaboratori della consapevolezza&#8221;&#8230;<br />
non credo sia vero&#8230; l&#8217;open source va in quella direzione.. la completa padronanza del mezzo computer passodopopasso sta portando a quello che tu definisci &#8220;elaboratori della consapevolezza&#8221;</p>
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		<title>By: matil</title>
		<link>http://www.indranet.org/zen-archery-and-computers/#comment-71</link>
		<dc:creator>matil</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Sep 2007 17:17:46 +0000</pubDate>
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		<description>"(...)coscienza e  volontà indirizzata verso uno scopo, senza di che non si dà creazione."

 trovo la frase conclusiva del commento precedente fondamentalmente significativa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;(&#8230;)coscienza e  volontà indirizzata verso uno scopo, senza di che non si dà creazione.&#8221;</p>
<p> trovo la frase conclusiva del commento precedente fondamentalmente significativa.</p>
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		<title>By: Paolo Aiello</title>
		<link>http://www.indranet.org/zen-archery-and-computers/#comment-55</link>
		<dc:creator>Paolo Aiello</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Aug 2007 12:23:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.indranet.org/zen-archery-and-computers/#comment-55</guid>
		<description>Trovo molto interessanti le tue osservazioni, perchè si accordano con la mia esperienza e mi stimolano a nuove riflessioni. 
Sulle differenze tra "perdita di sè" nel computer o nella pratica Zen, quella che vedo per prima è il fatto che col computer (come nel gioco, nella recitazione, nella percezione di spettacoli), ci si identifica intensamente in qualcosa o qualcuno, mentre nella pratica Zen ci si disidentifica e si sviluppa la facoltà di cambiare il livello di identificazione (tra completa identificazione e completa disidentificazione) coscientemente e volontariamente. Nel primo caso c'è uno "spostamento" della coscienza e un restringimento in mondi virtuali molto meno ricchi e complessi della realtà quotidiana (in cui però si può esercitare la concentrazione), nel secondo una espansione e una "elasticizzazione".
Ma il computer, come il gioco, la recitazione, lo spettacolo, ci offre in realtà due possibilità: la prima è lasciarsi catturare e perdersi in una prigione dorata, la seconda è accettare coscientemente le sue proposte, restando in contatto col nostro centro, e questa è contemplazione, osservazione distaccata e partecipe al tempo stesso (in cui meccanismo e contenuto, azione e reazione prima si distinguono, poi si fondono), che ci permette di cogliere l'essenza dei fenomeni.
Il computer ha il grande merito di mostrarci in pratica come si può costruire un mondo in cui esistono delle entità in grado di agire, di rispondere a comandi, di interagire, sia pure in modo rudimentale. Il computer ci mostra, nella maniera più chiara e immediata, come il virtuale diventa attuale, ossia come il pensiero si traduce in realtà. E anche come una coscienza può comandare (e identificarsi in) un essere "virtuale", creato da un'altra coscienza, che agisce in una realtà "virtuale" (ma l'attributo "virtuale" non esautora l'appellativo di "realtà").
Poi, a ben guardare, può anche darci qualche indicazione di come sonno e veglia, realtà e fantasia, energia e materia, anima e corpo, si risolvano in tipi diversi di informazione. Di come, in definitiva, una realtà si risolva in un flusso di informazioni recepiti da una coscienza.
Il binomio hardware-software ci offre una illuminante analogia con quello corpo-anima o corpo-mente. I concetti di hardware e software e le loro relazioni offrono un modello interpretativo di corpo-anima o corpo-mente molto più efficace di quello riduzionista (che in sostanza non spiega nulla, negando per principio uno dei due termini del binonio) o di quello religioso (puramente suggestivo), mostrando come tale modello sia riproducibile e modificabile. Il fatto più rilevante è che il software, ossia il programma, presuppone un autore, ossia una coscienza e una volontà indirizzata verso uno scopo, senza di che non si dà creazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo molto interessanti le tue osservazioni, perchè si accordano con la mia esperienza e mi stimolano a nuove riflessioni.<br />
Sulle differenze tra &#8220;perdita di sè&#8221; nel computer o nella pratica Zen, quella che vedo per prima è il fatto che col computer (come nel gioco, nella recitazione, nella percezione di spettacoli), ci si identifica intensamente in qualcosa o qualcuno, mentre nella pratica Zen ci si disidentifica e si sviluppa la facoltà di cambiare il livello di identificazione (tra completa identificazione e completa disidentificazione) coscientemente e volontariamente. Nel primo caso c&#8217;è uno &#8220;spostamento&#8221; della coscienza e un restringimento in mondi virtuali molto meno ricchi e complessi della realtà quotidiana (in cui però si può esercitare la concentrazione), nel secondo una espansione e una &#8220;elasticizzazione&#8221;.<br />
Ma il computer, come il gioco, la recitazione, lo spettacolo, ci offre in realtà due possibilità: la prima è lasciarsi catturare e perdersi in una prigione dorata, la seconda è accettare coscientemente le sue proposte, restando in contatto col nostro centro, e questa è contemplazione, osservazione distaccata e partecipe al tempo stesso (in cui meccanismo e contenuto, azione e reazione prima si distinguono, poi si fondono), che ci permette di cogliere l&#8217;essenza dei fenomeni.<br />
Il computer ha il grande merito di mostrarci in pratica come si può costruire un mondo in cui esistono delle entità in grado di agire, di rispondere a comandi, di interagire, sia pure in modo rudimentale. Il computer ci mostra, nella maniera più chiara e immediata, come il virtuale diventa attuale, ossia come il pensiero si traduce in realtà. E anche come una coscienza può comandare (e identificarsi in) un essere &#8220;virtuale&#8221;, creato da un&#8217;altra coscienza, che agisce in una realtà &#8220;virtuale&#8221; (ma l&#8217;attributo &#8220;virtuale&#8221; non esautora l&#8217;appellativo di &#8220;realtà&#8221;).<br />
Poi, a ben guardare, può anche darci qualche indicazione di come sonno e veglia, realtà e fantasia, energia e materia, anima e corpo, si risolvano in tipi diversi di informazione. Di come, in definitiva, una realtà si risolva in un flusso di informazioni recepiti da una coscienza.<br />
Il binomio hardware-software ci offre una illuminante analogia con quello corpo-anima o corpo-mente. I concetti di hardware e software e le loro relazioni offrono un modello interpretativo di corpo-anima o corpo-mente molto più efficace di quello riduzionista (che in sostanza non spiega nulla, negando per principio uno dei due termini del binonio) o di quello religioso (puramente suggestivo), mostrando come tale modello sia riproducibile e modificabile. Il fatto più rilevante è che il software, ossia il programma, presuppone un autore, ossia una coscienza e una volontà indirizzata verso uno scopo, senza di che non si dà creazione.</p>
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