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	<title>Comments on: The Tibetan watch: how a spiritual teacher learned about technology in the West</title>
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	<description>Technology, psychology, sexuality, society, spirituality</description>
	<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 06:11:22 +0000</pubDate>
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		<title>By: TECNOLOGIE ED IDENTITA&#8217; - MONDI VIRTUALI &#171; Appunti di viaggio</title>
		<link>http://www.indranet.org/the-tibetan-watch-how-a-spiritual-teacher-learned-about-technology-in-the-west/#comment-934</link>
		<dc:creator>TECNOLOGIE ED IDENTITA&#8217; - MONDI VIRTUALI &#171; Appunti di viaggio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 11:04:36 +0000</pubDate>
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		<description>[...] incorporei a velocità di banda largaTecnologie divine L’orologio tibetano: come un insegnante spirituale venne a conoscenza della tecnologia in Occident... La morsa e i morsi della rete La dipendenza da computer per la sopravvivenza dell’ego [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] incorporei a velocità di banda largaTecnologie divine L’orologio tibetano: come un insegnante spirituale venne a conoscenza della tecnologia in Occident&#8230; La morsa e i morsi della rete La dipendenza da computer per la sopravvivenza dell’ego [...]</p>
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		<title>By: EVOJ</title>
		<link>http://www.indranet.org/the-tibetan-watch-how-a-spiritual-teacher-learned-about-technology-in-the-west/#comment-368</link>
		<dc:creator>EVOJ</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Mar 2008 11:50:27 +0000</pubDate>
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		<description>all of your article was amazing.....how i wish to publish mine too...hehehehe...ill try to read it coz i never manage to read....but i will read this article soon...interesting...technology of the west....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>all of your article was amazing&#8230;..how i wish to publish mine too&#8230;hehehehe&#8230;ill try to read it coz i never manage to read&#8230;.but i will read this article soon&#8230;interesting&#8230;technology of the west&#8230;.</p>
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		<title>By: &#160; Indranet, An Interesting Site&#160;by&#160;MuShie MoShiu</title>
		<link>http://www.indranet.org/the-tibetan-watch-how-a-spiritual-teacher-learned-about-technology-in-the-west/#comment-339</link>
		<dc:creator>&#160; Indranet, An Interesting Site&#160;by&#160;MuShie MoShiu</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 16:19:54 +0000</pubDate>
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		<description>[...] normal blogger who will update his blog on daily basis. Well, his lastest one was 5 days ago on The Tibetan watch: how a spiritual teacher learned about technology in the west. Interested?Hop over to there [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] normal blogger who will update his blog on daily basis. Well, his lastest one was 5 days ago on The Tibetan watch: how a spiritual teacher learned about technology in the west. Interested?Hop over to there [...]</p>
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		<title>By: pulito</title>
		<link>http://www.indranet.org/the-tibetan-watch-how-a-spiritual-teacher-learned-about-technology-in-the-west/#comment-222</link>
		<dc:creator>pulito</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jan 2008 22:40:03 +0000</pubDate>
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		<description>si prova noia nei confronti di colui che prova noia. tutto il giorno, tutti i giorni costretti a convivere con una parte di noi in sovrappiù, di cui non abbiamo bisogno, ma che è sempre lì. E' una noiosa costante. I rari momenti di no mind sono come una ventata d'aria fresca :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>si prova noia nei confronti di colui che prova noia. tutto il giorno, tutti i giorni costretti a convivere con una parte di noi in sovrappiù, di cui non abbiamo bisogno, ma che è sempre lì. E&#8217; una noiosa costante. I rari momenti di no mind sono come una ventata d&#8217;aria fresca <img src='http://www.indranet.org/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /></p>
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		<title>By: Tess</title>
		<link>http://www.indranet.org/the-tibetan-watch-how-a-spiritual-teacher-learned-about-technology-in-the-west/#comment-221</link>
		<dc:creator>Tess</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jan 2008 20:34:41 +0000</pubDate>
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		<description>Caro amico ti scrivo

E bravo, ti eri creato l’aspettativa di un occidente popolato da saggi e lenti sapienti che, come in uno sketch in bianco e nero con Tognazzi e Vianello, passavano la vita a ricavare a mano degli stuzzicadenti, uno ad uno, da un enorme troncio (tronco d’albero), ma non per gli stuzzicadenti, per via dei trucoli (trucioli) di legno che ne venivano fuori. Uno ad uno col coltellino.

E poi sei venuto qui ed hai scoperto che le cose stanno diversamente. Non hai trovato riscontri nella realtà per quella che era una tua aspettativa, una tua proiezione. Ne sei rimasto deluso. A quel punto hai concluso che l’occidente non è ricco si saggezza ma di sapere. Bello lì.

A parte che mi piacerebbe sapere dove ti hanno portato , cosa ti hanno fatto vedere, quando sei arrivato in occidente. Guarda che certi orologi si facevano, e ancora si fanno, a mano. Anche i vestiti, le scarpe o le automobili, o le case, ancora oggi, si prendono le misure a mano, si fa il modello, lo si taglia, si mettono  insieme i pezzi, si modifica e si rifinisce al millimetro. A mano.
Ma quella è produzione d’élite, riservata a pochi, il resto è produzione di massa, ed è tutta un’altra roba. Invece nel tuo scritto paragoni la tua formazione (d’élite) con la formazione occidentale di massa. Zut, zut, fratello,  ma che koan dici?

Come fai a paragonare la tua saggezza, quella di una figura straordinaria di una classe d’élite, con la fabbrica, con la  produzione di massa?

E poi non è neanche vero che l’occidente è ricco di sapere, per lo meno non di sapere diffuso, in fabbrica oggi si conosce una o due operazioni al massimo dell’intero processo, il resto è coperto da ignoranza e sono poche le persone che posseggono il sapere (come dici tu, qui le chiamano competenze) necessario a far funzionare tutto il sistema. Anche il sapere è roba d’élite, non ti credere, abbiamo internet e ci sentiamo tutti un po’ scienziati ma a ben vedere siamo sommersi da valanghe di dati inutili e inutilizzabili, i dati che veramente servono, le informazioni, si pagano, prova ad accedere a qualche banca-dati seria e vedrai.

Poi quello che hai scritto è stato collegato al discorso della ripetitività e della noia, nel senso che, dopo un po’, tutto ciò che facciamo tende a diventare automatico e senza attenzione. Ma questo meccanismo di apprendimento, che trasferisce ogni atto dalla sfera della coscienza a quella della incoscienza, è lo stesso che ci permette di conoscere  e apprendere cose nuove, altrimenti ogni mattina al risveglio dovremmo re-imparare a camminare, a legarci i lacci delle scarpe e a fare il caffè. Ed io di rimettermi ogni mattina ad imparare a  fare le stesse cose francamente non me la sento. Soprattutto il caffè. Non sarebbe ripetitività anche quella?

In fabbrica si perdono le sensazioni relative alla varietà delle mansioni, sì, ma si realizza la produzione di massa e ci si guadagnano le sensazioni relative alla disponibilità e al possesso del prodotto. Nell’atto ripetuto siamo privati delle sensazioni e portati a perdere cognizione di quello che stiamo facendo, sì,  ma in cambio si libera la possibilità di esplorare, scoprire, apprendere altro.

La verità è che il punto è un altro. Il punto è che la sensazione, qualsiasi sensazione, tende a ripetersi, Viene chiamata inerzia, riguarda anche il nostro cervello, i collegamenti tendono a riattivarsi, a ripetersi, a divenire una costante sempre presente, anche quando abbiamo terminato l’attività ripetitiva in sé. Anzi, cerchiamo proprio quella per ridare vita alla sensazione di noia. E già, perché anche la noia vuole la sua parte e ci sembra di volerle sfuggire ma no, la verità è che la cerchiamo.


Questo, caro amico, maestro, è quanto avevo da dirti, e te l’ho detto. E ora?

E ora so. Ora che tutto il dolore è stato lenito, quel tuo essere strappato alla vita due volte, ora che sei totalmente liberato, dissolto in quella infinita scintilla radiosa, e che vivi in una eternità  senza noia, ora so che sorriderai di questi piccoli, sciocchi commenti.


______________________________
Ed è così, a meno che non sia così.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro amico ti scrivo</p>
<p>E bravo, ti eri creato l’aspettativa di un occidente popolato da saggi e lenti sapienti che, come in uno sketch in bianco e nero con Tognazzi e Vianello, passavano la vita a ricavare a mano degli stuzzicadenti, uno ad uno, da un enorme troncio (tronco d’albero), ma non per gli stuzzicadenti, per via dei trucoli (trucioli) di legno che ne venivano fuori. Uno ad uno col coltellino.</p>
<p>E poi sei venuto qui ed hai scoperto che le cose stanno diversamente. Non hai trovato riscontri nella realtà per quella che era una tua aspettativa, una tua proiezione. Ne sei rimasto deluso. A quel punto hai concluso che l’occidente non è ricco si saggezza ma di sapere. Bello lì.</p>
<p>A parte che mi piacerebbe sapere dove ti hanno portato , cosa ti hanno fatto vedere, quando sei arrivato in occidente. Guarda che certi orologi si facevano, e ancora si fanno, a mano. Anche i vestiti, le scarpe o le automobili, o le case, ancora oggi, si prendono le misure a mano, si fa il modello, lo si taglia, si mettono  insieme i pezzi, si modifica e si rifinisce al millimetro. A mano.<br />
Ma quella è produzione d’élite, riservata a pochi, il resto è produzione di massa, ed è tutta un’altra roba. Invece nel tuo scritto paragoni la tua formazione (d’élite) con la formazione occidentale di massa. Zut, zut, fratello,  ma che koan dici?</p>
<p>Come fai a paragonare la tua saggezza, quella di una figura straordinaria di una classe d’élite, con la fabbrica, con la  produzione di massa?</p>
<p>E poi non è neanche vero che l’occidente è ricco di sapere, per lo meno non di sapere diffuso, in fabbrica oggi si conosce una o due operazioni al massimo dell’intero processo, il resto è coperto da ignoranza e sono poche le persone che posseggono il sapere (come dici tu, qui le chiamano competenze) necessario a far funzionare tutto il sistema. Anche il sapere è roba d’élite, non ti credere, abbiamo internet e ci sentiamo tutti un po’ scienziati ma a ben vedere siamo sommersi da valanghe di dati inutili e inutilizzabili, i dati che veramente servono, le informazioni, si pagano, prova ad accedere a qualche banca-dati seria e vedrai.</p>
<p>Poi quello che hai scritto è stato collegato al discorso della ripetitività e della noia, nel senso che, dopo un po’, tutto ciò che facciamo tende a diventare automatico e senza attenzione. Ma questo meccanismo di apprendimento, che trasferisce ogni atto dalla sfera della coscienza a quella della incoscienza, è lo stesso che ci permette di conoscere  e apprendere cose nuove, altrimenti ogni mattina al risveglio dovremmo re-imparare a camminare, a legarci i lacci delle scarpe e a fare il caffè. Ed io di rimettermi ogni mattina ad imparare a  fare le stesse cose francamente non me la sento. Soprattutto il caffè. Non sarebbe ripetitività anche quella?</p>
<p>In fabbrica si perdono le sensazioni relative alla varietà delle mansioni, sì, ma si realizza la produzione di massa e ci si guadagnano le sensazioni relative alla disponibilità e al possesso del prodotto. Nell’atto ripetuto siamo privati delle sensazioni e portati a perdere cognizione di quello che stiamo facendo, sì,  ma in cambio si libera la possibilità di esplorare, scoprire, apprendere altro.</p>
<p>La verità è che il punto è un altro. Il punto è che la sensazione, qualsiasi sensazione, tende a ripetersi, Viene chiamata inerzia, riguarda anche il nostro cervello, i collegamenti tendono a riattivarsi, a ripetersi, a divenire una costante sempre presente, anche quando abbiamo terminato l’attività ripetitiva in sé. Anzi, cerchiamo proprio quella per ridare vita alla sensazione di noia. E già, perché anche la noia vuole la sua parte e ci sembra di volerle sfuggire ma no, la verità è che la cerchiamo.</p>
<p>Questo, caro amico, maestro, è quanto avevo da dirti, e te l’ho detto. E ora?</p>
<p>E ora so. Ora che tutto il dolore è stato lenito, quel tuo essere strappato alla vita due volte, ora che sei totalmente liberato, dissolto in quella infinita scintilla radiosa, e che vivi in una eternità  senza noia, ora so che sorriderai di questi piccoli, sciocchi commenti.</p>
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Ed è così, a meno che non sia così.</p>
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		<title>By: Robert-Jan Elias</title>
		<link>http://www.indranet.org/the-tibetan-watch-how-a-spiritual-teacher-learned-about-technology-in-the-west/#comment-220</link>
		<dc:creator>Robert-Jan Elias</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jan 2008 11:54:44 +0000</pubDate>
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		<description>Boredom is where it gets interesting. People, me included, tend to run away from boredom and emptiness instead of facing it and going 'through' the boredom.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Boredom is where it gets interesting. People, me included, tend to run away from boredom and emptiness instead of facing it and going &#8216;through&#8217; the boredom.</p>
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