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The myth of freedom through technology

Dalì Apparition of the Town of Delft[en]

The New York Times article “In Web World of 24/7 Stress, Writers Blog Till They Drop provoked a certain sensation on the Web.

Advertisements of cars still show them in the deserts or on isolated mountain roads. The reality: lines of heavy traffic, traffic lights, stress, costs, social isolation, poor quality of life. Even after many years during which cars went from being portrayed as symbols of freedom to the sardine cans that are imprisoning us, the image of freedom associated with them refuses to die.

But since a few years a new image of freedom in the collective mental imagery has been promised by advanced technologies, which permit us to be free from fixed timetables and workplaces. Wi-fi, Web on mobile phones, and always-on Internet connections promise to let us work when and where we want to, free from the obligations of time or place, with our laptop on the top of a mountain having an uninterrupted view in front of us.

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L’articolo del New York Times In Web World of 24/7 Stress, Writers Blog Till They Drop, che racconta la morte di un blogger per stress e la pressione a cui sono sottoposti i blogger, ha provocato un certo scalpore sul web.

Le pubblicità delle automobili le ritraggono tutt’ora mentre vengono guidate in deserti o in strade isolate di montagna. La realtà: code, semafori, stress, costi, isolamento sociale, bassa qualità della vita. Dopo tanti anni in cui le automobili sono passate da simboli di libertà a scatole di sardine che ci imprigionano, l’immagine della libertà associata alle automobili non muore.

Ma da alcuni anni, nell’immaginario collettivo, la nuova immagine di libertà è stata conquistata dalle tecnologie avanzate, che ci promettono di liberarci dall’orario e dal luogo di lavoro fissi. Wi-Fi, web sui cellulari, connessioni alla rete sempre attive ci promettono di poter lavorare quando e dove ci pare, liberi dalle costrizioni del tempo e dello spazio, con il nostro portatile in cima alla montagna avendo di fronte un panorama incontaminato.

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In reality, everyone having to rely on the Internet for work or for writing articles for his blogs needs a fast and stable connection. Thus, the choice of places from where to get connected necessarily gets restricted to cities rather than to the countryside, and to the developed nations rather than underdeveloped ones.

In 1997 I used to connect to the Internet in the Tuscany countryside from my old hippy camper through a Psion 5. I could read and send emails and connect to the Web. This was enough for keeping connected with work, colleagues and acquaintances. But it is different now. Sites are getting “heavier” and thus take more time to load, the number of social networks and the daily information to follow has multiplied. To keep pace, calculation power and fast connections to the Internet are needed.

And time is needed for reading blogs, technology news, upgrading software, reading the world news, and responding to emails. People we are connected to on the Net expect quicker replies. If some years ago it was acceptable to respond to emails after a few days, later, one was expected to answer the same or mostly the next day, and now we expect people to reply to messages after hours or even minutes. It becomes almost unmanageable to let emails get accumulated for several days.

But email is already considered too slow: social networks, instant messaging systems and Twitter are substituting email as means of communication. Always-on communication implies a powerful computer, a fast connection, a place where this connection is stable and where there is a certain quietude. In other words, preferably at home or in a good hotel if one is elsewhere.

Therefore, the point about freedom from a place is an illusion. How about freedom from timetables? One is free from “9 to 5” work, but the hours and days when one is connected have got expanded further. I have contacts with people living on different continents both on the personal and work levels, as, I think, it is with many people who work on the Net. There are different time zones and holidays, and an intangible urge to be available as much as possible, irrespective of the time of day or night or brief pauses on the job.

Marshall McLuhan said in Understanding Media:

“Work,” however, does not exist in a nonliterate world. The primitive hunter or fisherman did no work, any more than does the poet, painter, or thinker of today. Where the whole man is involved there is no work. Work begins with the division of labor and the specialization of functions and tasks in sedentary, agricultural communities. In the computer age we are once more totally involved in our roles. In the electric age the “job of work” yields to dedication and commitment, as in the tribe.

Today’s dedication and commitment are toward the communities of our websites and readers of our blogs, for a tribe of contacts in the social networks or for the software programming group. People of such communities are perhaps dispersed over the continents and we probably know only a tiny part of them in real life.

This return to the dedication prevalent in pre-literate societies has returned now after having been immersed in the literate societies where we have privileged the mind and its contents. Our total involvement in the new extended tribality of the Net consequently assumes the aspect of information overload, of mental compulsion – and even of addiction.

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In realtà chiunque abbia a che fare con Internet per lavoro o perché scrive nei blog necessita di una connessione stabile e veloce. Quindi la scelta di luoghi da dove potersi connettere si restringe necessariamente alle città piuttosto che alle campagne e a nazioni sviluppate piuttosto che in via di sviluppo.

Mi ricordo che nel 1997 mi connettevo ad Internet nelle campagne toscane dal mio vecchio camper da hippie tramite uno Psion 5. Leggevo, mandavo le email e potevo anche connettermi al web. Questo mi bastava per rimanere connesso con il lavoro, i collaboratori e i conoscenti. Però ora è differente. Ora i siti sono sempre più “pesanti” da caricare, il numero di social network e di informazioni quotidiane da seguire si è moltiplicato. Per mantenere questo ritmo si necessita di potenza di calcolo e connessione veloce ad Internet.

E si necessita di tempo per leggere gli articoli dei blog, le novità della tecnologia, aggiornare i software, leggere le news mondiali e per rispondere alle email. Gli interlocutori si aspettano una risposta in tempi sempre più brevi. Se qualche anno addietro era accettabile rispondere alle email dopo qualche giorno, si è passati ad una risposta quotidiana e poi a più volte al giorno. Lasciare accumulare le email solo per qualche giorno diventa quasi ingestibile.

Ma l’email è già considerata troppo lenta, i sistemi di instant messaging, i social network e Twitter stanno sostituendosi alle email come modi di comunicazione. Una connessione sempre attiva significa un computer potente, una connessione veloce, un luogo dove questa connessione è stabile e dove si sia una certa tranquillità. In altre parole, preferibilmente una casa o un albergo attrezzato se ci si trova in giro.

Quindi la libertà dal luogo è un’illusione. E a proposito della libertà dagli orari? Si è liberi dal lavoro con orari fissi ma le ore e i giorni in cui si è connessi si sono espanse ulteriormente. Come credo avvenga a parecchie persone che operano in Rete, ho contatti con persone che vivono in diversi continenti sia a livello personale che di lavoro. Vi sono diversi fusi orari e diverse festività, e la tendenza è quella di essere disponibili per quanto possibile a prescindere dalla rotazione locale del sole o pause dal lavoro.

Marshall Mcluhan in Gli strumenti del comunicare affermava:

In un mondo non alfabeta comunque non esiste il concetto di lavoro. Il cacciatore e il pescatore primitivo non lavoravano, come non lavora il poeta, il pittore o il pensatore d’oggi. Non c’è lavoro dove l’uomo è coinvolto nella sua totalità. Esso incomincia nelle comunità agricole sedentarie con la divisione della mano d’opera e con la specializzazione delle funzioni e dei compiti. Nell’era del cervello elettronico siamo di nuovo totalmente coinvolti nelle nostre funzioni. Il lavoro come “impiego” cede il posto alla dedizione e all’impegno come nella tribù.

La dedizione e l’impegno di oggi sono per una comunità di lettori dei nostri siti e blog, per una tribù di contatti nei social network o per un gruppo di programmazione software. Le persone di tali comunità sono forse sparse nei continenti e probabilmente ne conosciamo dal vero una piccolissima parte.

Questo ritorno alla dedizione che avveniva nelle società pre-alfabete ora si rimette in atto dopo che siamo stati immersi nelle società alfabete dove avevamo privilegiato la mente ed i suoi contenuti. Il nostro coinvolgimento totale nella nuova tribalità estesa della rete assume quindi l’aspetto del sovraccarico di informazioni, della compulsione mentale e anche della dipendenza.

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