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Tag Archive 'misticismo'

Mystifying science, and scientific mysticism

Dali. Swans Reflecting Elephants[en]

Edgar Cayce used to say that it is possible to connect with any source of knowledge when our consciousness is expanded to the extent that it can render the Akashic records transparent. In the Eastern mystic tradition as well the access to universal knowledge is a stage which can manifest in the awareness of a person during the evolution of his spiritual path.

In the West, the subject who knows has been separated from the object of knowledge, especially since the introduction of Descartes’ method where the scientist had to separate his subjectivity from the object of research. Modern science, being based on the reproducibility and objectivity principles which are fundamental to Newton’s world of physics, led to an enormous technical and scientific development but doesn’t have the tools to understand awareness, the soul, the psyche itself, or existence. The problem of consciousness which is nagging the neurosciences seems to be elusive to the research method which negates any role for the inner life.

Subjectivity in science has such a marginal role that it became a taboo, so much so that Alan Wallace even wrote The Taboo of Subjectivity (Oxford University Press, 2000). He affirms that through scientific materialism people became convinced that scientists have knowledge about the mind when actually they are ignorant about it, and that non-scientists do not know what they actually know perfectly. Since for science subjective opinions are fallible by definition, it seems that everything that is intuition or perspicacity does not have value if not backed by data and objective procedures.

Comte, the father of positivism, affirming that what could not be observed and measured was to be considered unreal, put the basis for the digitalization of the human being, where intelligence became a number of IQ and human qualities became DNA sequences. Science expanded itself to the point of including areas pertaining to wisdom.

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Edgar Cayce diceva che è possibile connettersi con qualsiasi fonte di conoscenza quando la nostra consapevolezza si fosse espansa in modo tale da rendere trasparente gli archivi Akasici. Anche nella tradizione mistica orientale l’accesso alla conoscenza universale viene considerata una fase che può manifestarsi nella coscienza di una persona durante il suo percorso di evoluzione spirituale.

In Occidente si è separato il soggetto che conosce dall’oggetto di conoscenza, in particolare dal metodo Cartesiano dove lo scienziato separa la sua soggettività dall’oggetto di ricerca. La scienza moderna, basandosi sui principi della riproducibilità e dell’oggettività, funzionali per il mondo della fisica di Newton, ha portato a uno sviluppo tecnico e scientifico enorme ma non ha gli strumenti per comprendere  la consapevolezza, l’anima, la psiche stessa, l’esistenza. Il problema della coscienza, che assilla le neuroscienze, sembra essere elusivo al metodo di ricerca che nega all’interiorità alcun ruolo.

La soggettività nella scienza ha un ruolo talmente marginale che è diventato un tabù, tanto che Alan Wallace ha scritto The Taboo of Subjectivity (Oxford University Press. 2000). Egli afferma che tramite il materialismo scientifico le persone si sono convinte che gli scienziati abbiano delle conoscenza sulla mente su cui di fatto sono ignoranti e che i non-scienziati non conoscono ciò che in realtà sanno perfettamente. Poiché i giudizi soggettivi sono per la scienza per definizione fallibili, sembra che tutto ciò che è intuizione o perspicacia non abbia valore se non è suffragato da dati e procedure oggettive.

Comte, il padre del positivismo, affermando che ciò che non poteva essere osservato e misurato andava considerato irreale, poneva le basi per la digitalizzazione dell’essere umano, dove l’intelligenza è diventata un numero di QI e le qualità umane sono diventate sequenze di DNA. La scienza si è espansa fino a includere aree che erano pertinenti alla saggezza.

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Loving the truth for its own sake, interview with Almaas

<h1><a mce_thref=[en]The Diamond Approach, the path created by Hameed Ali, better known by the pen name A.H.Almaas, emphasizes loving the truth for its own sake. Searching the truth takes place through a process of inquiry that includes the subjectivity of the researcher and his personal history as a way to reach objective knowledge of the soul and of the divine.

In this interview, originally appeared on Innernet, he speaks about the inner inquiry process, the researchers and the nature of the soul.

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Il Diamond Approach, il percorso creato da Hameed Ali, meglio conosciuto con il nome di penna di Almaas, valorizza l’amore della verità fine a se stessa. La ricerca avviene tramite un processo di “inquiry”, di interrogazione interiore, che include la soggettività del ricercatore come passaggio per arrivare ad una condizione di oggettività della conoscenza dell’anima e del divino.

In questa intervista, originalmente apparsa su Innernet, Hameed Ali parla della ricerca interiore, dei ricercatori e della natura dell’anima.

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Mechanisms, mysticism and Amazon Mechanical Turk

<h1><a xhref="http://www.indranet.org/?attachment_id=66">Bureaucrat and Sewing Machine</a></h1>

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Human beings have always felt the need to give themselves to something bigger than their individualities: to art, to love, to a cause, to truth, to a guru, to God. When we devote ourselves to something bigger, we transcend ourselves, we go beyond our little narcissistic ego who would always like to be the center of attention. Dedication annihilates a part of ourselves and at the same time it lifts us up to another state of being.

We give ourselves, we trust and we nullify ourselves into technology. We are religiously devoted to the objects of technology, which absorb most of the time of an increasing number of people. As McLuhan wrote, “By continuously embracing technologies, we relate ourselves to them as servomechanisms.”

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Gli essere umani hanno sempre sentito il bisogno di darsi a qualcosa di più grande della propria individualità: all'arte, a un amore, ad una causa, alla verità, a un guru, a Dio. Quando ci dedichiamo a qualcosa di più grande trascendiamo noi stessi, oltrepassiamo il nostro piccolo ego narcisista che vorrebbe sempre stare al centro delle attenzioni. La dedizione ci annienta da una parte e allo stesso tempo ci eleva da un'altra.

Ci diamo, ci affidiamo e ci annulliamo nella tecnologia. Siamo religiosamente devoti agli oggetti della tecnologia, che assorbe la maggior parte del tempo di un numero crescente di persone. Come scrisse McLuhan, “Ricevendo continuamente tecnologie ci poniamo nei loro confronti come altrettanti servomeccanismi.”

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Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0
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