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Meditation on bookmarks

Dali Illumined Pleasures[en]

I was browsing my bookmarks accumulated over a couple of years, both on the browser and in sites devoted to saving and organizing them. Like many people, I added bookmarks as pointers to pages which are interesting to read but reading which I postponed or for pages I’d already read which I wished to keep for some still not clear future use.

At the time when I added the bookmarks, the pages seemed revealing or interesting and the themes involved worth pursuing more deeply. Then just a few of them had the same appeal after some time. Looks like the mind’s creativity, in order to develop something, has to fecundate many ideas, as in pro-creativity where just one sperm cell among millions will fuse with the ovule.

It was revealing to see how mental interests have a transitory nature, how we can get driven by them, how we go to a certain extent following their path and then drop them. Meditation practices are about being aware of the mind’s addiction with thoughts and then coming back to concentrating on something, for instance on the breath. In meditation we can be taken away by any kind of thought and it can take some time before we become aware that we have been hijacked and taken far from our concentration. The very awareness of being sidetracked is somehow the essence of meditation.

Satprem quotes Mère on the mind’s nature saying, “They are [a] world of suggestions. There come[s] the wave of a suggestion and then everything is frightening, then the wave of another suggestion and everything is romantic, then another one and everything is beautiful.”

When we are on the Internet the structure of links is a metaphor of the mind’s functioning which jumps from one branch to another. But when we are following mental stimulations on the Net we are not in a meditation practice and we have more difficulties in focusing internally and in letting go of the mind’s suggestions. Internet technology has a peculiar way of feeding the attachment to mental material.

At the same time there are mechanisms to simulate the detachments of the same, for instance through sharing our “own” bookmarks with others in social networks or letting our writings wander around on the Web. But what’s different with a real letting go is that we get detached from one mental stimulation to go to another, and never come back to the observing awareness which can drive us back to our center.

Since the mind’s contents are transitory in themselves, we can easily understand why Web sites and Web applications have a transitory nature as well. What was hip and “wired” a few months earlier quickly becomes “tired.” We know that once the novelty is gone, neurophysiologically, we don’t get the same “high” as before. Becoming interested in anything new is an ancient mechanism of our nervous system which rewards our attention to novelties that could be potentially threatening.

The process of digitalization of reality includes more and more human activities, among them connections with people through social networks and dating sites. I wonder if this attitude of being interested in something and then being pulled in other directions, always for something “new” is leading to considering human beings as another mental whim, given the number of “friends” people have in social sites and the ease with which they can add or delete them.

Object relations psychology tells us that we project our emotional relationships on other people and even on objects, and it seems that the online world is well suited to feeding mental projections on others, since we have less reality checks and our imagination can go unobstructed.

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Stavo navigando tra i bookmark che avevo accumulato negli ultimi due anni, sia quelli salvati sul browser che sui siti dedicati al salvataggio dei bookmarksi. Come molte altre persone, mettevo un bookmark sulle pagine che mi sembravano interessanti, ma che avrei letto in un secondo momento, oppure su quelle che avevo già letto e che pensavo mi sarebbero servite, in qualche modo non ancora ben definito, in futuro.

Quando inserivo i bookmark, le pagine sembravano interessanti, originali e meritevoli di approfondimento, ma dopo un po’ di tempo ben poche di esse conservavano la stessa attrazione. Sembra che la creatività della mente, per sviluppare qualcosa, abbia bisogno di fecondare molte idee, un po’ come nella “pro-creatività”, in cui un solo spermatozoo, tra milioni, riesce a fecondare l’ovulo.

Vedere quanto siano momentanei gli interessi della mente è stata una rivelazione: ci lasciamo prendere da essi, li seguiamo per un po’ e quindi li abbandoniamo. Le pratiche di meditazione richiedono il divenire consapevoli della dipendenza della mente dai pensieri e quindi il tornare a concentrarsi su qualcosa, per esempio sul respiro. Nella meditazione possiamo lasciarci distrarre da qualsiasi tipo di pensiero, e possiamo anche avere bisogno di molto tempo prima di renderci conto di essere stati “dirottati” e allontanati dal nostro oggetto di concentrazione. La consapevolezza stessa che siamo stati sviati è in un certo senso l’essenza della meditazione.

Citando Mère sulla natura della mente, Satprem dice: “Esistono universi interi di stimoli. Arriva l’ondata di un certo stimolo e tremiamo di paura, poi un’altra ondata e tutto sembra romantico, quindi un’altra ancora e ogni cosa pare meravigliosa”.

Quando siamo in Internet, la struttura dei link è una metafora del funzionamento della mente, che salta da un ramo all’altro. Ma quando seguiamo gli stimoli mentali in Rete, abbiamo più difficoltà a focalizzarci interiormente, come invece accade in meditazione, e a lasciare andare gli stimoli. Internet alimentare in modo unico e speciale l’attaccamento ai contenuti mentali.

Allo stesso tempo, esistono meccanismi per stimolare-simulare il distacco dagli stessi contenuti, per esempio attraverso la condivisione dei nostri bookmark nei network sociali o lasciando che i nostri scritti vaghino nel web. La differenza rispetto a un distacco autentico, tuttavia, è nel fatto che in rete abbandoniamo un attaccamento mentale per sceglierne un altro, senza mai fare ritorno a quella consapevolezza osservatrice che può riportarci al nostro centro.

Dal momento che i contenuti mentali sono transitori in sé, possiamo capire senza difficoltà perché anche i siti e le applicazioni web hanno natura transitoria. Ciò che in un dato momento è alla moda e interessante, dopo pochi mesi diventa obsoleto. Sappiamo che, una volta esauritasi la sensazione di novità, dal punto di vista neurofisiologico non sperimentiamo più le stesse emozioni di prima. Acquisire interesse verso le novità è un antico meccanismo del nostro sistema nervoso, il quale ricompensa l’attenzione verso le novità che potrebbero essere potenzialmente pericolose.

Il processo della digitalizzazione della realtà include sempre più attività umane, tra cui le relazioni interpersonali attraverso i network sociali e i siti di incontri. Mi chiedo se questo atteggiamento di attrazione verso le novità, con la loro rapida sostituzione non appena diventino obsolete, ci porto alla concezione anche degli esseri umani come di un ennesimo capriccio mentale, data la quantità di “amicizie” che nascono nei siti sociali e la facilità con cui queste ultime vengono create e cancellate.

La psicologia delle relazioni oggettuali ci dice che noi proiettiamo le nostre relazioni emozionali sulle persone e persino sugli oggetti, e sembra che l’universo online faciliti in modo particolare le proiezioni mentali sugli altri, perché abbiamo meno possibilità di riscontri con la realtà e la nostra immaginazione può procedere senza ostacoli.

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The mind as a kind of media

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Marshall McLuhan told us that every medium and every technology has a role in the extension and numbness of our organs. The mind’s extensions created by computer technology on the one hand expand our mental possibilities in terms of research, information, and knowledge processing, but on the other bring us to amputate or to numb some of the capacities of the same mind.

The computer can seem an extension of the mind’s capacities, but in reality it numbs our capacities to observe our minds from the inside, as self-consciousness, of our mental mechanisms, and of our whole body/mind systems.

At this point, my hypothesis is: If the computer is a way of outsourcing the mind’s functions, the mind itself could be considered as a “medium” which determines an extension and an anesthesia, in this case in relation to the original completeness of the soul. This is an application of McLuhan’s theories considering the knowledge that comes from the psychology of the ego.

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Sappiamo da Marshall McLuhan che ogni medium ed ogni tecnologia hanno un ruolo nell’estensione e nell’intorpidimento dei nostri organi. Le estensioni della mente create dalla tecnologia del computer se da una parte ci espandono le possibilità mentali in termini di ricerca ed elaborazione di informazioni e conoscenze, dall’altra parte ci portano ad amputare o intorpidire alcune capacità della stessa.

Le estensioni della mente create dalla tecnologia del computer se da una parte ci espandono le possibilità mentali in termini di ricerca ed elaborazione di informazioni e conoscenze, dall’altra parte ci portano ad amputare o intorpidire alcune capacità della stessa. Il computer, che può sembrare un’estensione delle capacità della mente, in realtà intorpidisce le capacità di osservazione della nostra mente dall’interno, intesa come consapevolezza di noi stessi, dei nostri meccanismi mentali e del nostro sistema globale corpo/mente.

A questo punto la mia ipotesi è che se il computer è un modo di esternalizzare le funzioni della mente, la mente stessa può essere considerata come un “medium” che determina una estensione e una anestesia, in questo caso in relazione alla completezza originaria dell’anima. Un’applicazione delle teorie di McLuhan considerando le conoscenze della psicologia dell’ego.

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Downloading our mind

<h1><a mce_thref=[en]

In 1964 Marshall McLuhan said: “Having extended or translated our central nervous system into the electromagnetic technology, it is but a further stage to transfer our consciousness to the computer world as well” (Marshall McLuhan, Understanding Media, MIT Press, Cambridge, 1994).

Hans Moravec took him in earnest, stating that the mind’s contents could be copied on a mechanical support – and who knows, perhaps even transplanted as any other organ. The technological dream of transcending the body is a revival of separation of the “impure” body and the “divine” mind, shared both by Christianity and the Cartesian science.

But our identification with the mind could be challenged in the very moment when the mind could be copied, reproduced and shared between people.

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Marshall McLuhan nel 1964 affermava: “Avendo esteso o tradotto il nostro sistema nervoso centrale nella tecnologia elettromagnetica basta un solo passo per trasferire anche la nostra coscienza nel mondo del cervello elettronico”. (Marshall McLuhan. Gli strumenti del comunicare. Mondadori. Milano. 1990)

Qualcuno come Hans Moravec lo ha preso sul serio, affermando che i contenuti della mente potranno essere copiati su un supporto meccanico, e chissà magari anche trapiantati come qualsiasi altro organo. Il sogno di trascendenza del corpo in veste tecnologica è un rigurgito della visione religiosa/illuministica di separazione del corpo “impuro” dalla mente “divina”.

Ma la nostra identificazione con la mente potrebbe venire messa a rischio proprio nel momento in cui la mente potrà essere copiata, riprodotta e scambiata tra le persone.

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Subjectivity and objectivity

<h1><a xhref=[en]

All sciences ground themselves in a particular approach to knowledge. Scientists believe that knowledge only has value if comes from an objective place. The myth of objectivity is so pervasive that it controls even such a subjective science as psychology, dealing as it does with the interior of the human mind.

For centuries the possibility of including our subjective experience in inquiring into the world has been inhibited; furthermore, subjectivity and objectivity have been divided into two separate worlds with separate values. Perhaps is time to let both modalities coalesce in an effective way.

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Tutte le scienze si fondano su un particolare approccio alla conoscenza. Gli scienziati credono che quest’ultima abbia valore solo se viene da un luogo oggettivo. Il mito dell’oggettività è così diffuso da dominare anche una scienza soggettiva come la psicologia, che studia l’interiorità della mente umana.

Per secoli, la possibilità di includere la nostra esperienza soggettiva nell’indagine del mondo è stata inibita; inoltre, soggettività e oggettività sono state divise in due mondi separati, con valori distinti. Forse è tempo di far sì che entrambe le modalità si fondano in modo efficace.

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Multitasking to nothing

<h1><a xhref="http://www.indranet.org/?attachment_id=73">soft-watch-at-the-moment.jpg</a></h1>[en]

Even though multitasking has been demonstrated to be counterproductive, in real life and at the computer we tend to do a growing number of activities simultaneously.

What people are most scared of is to actually have free time, to experience an emptiness that would make us aware of the meaninglessness of our lives.  Any slowing down of our mind activity will give more awareness of ourselves in a deeper way than the activities we are identified with, and this is exactly what our ego tends to avoid.

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Anche se è stato dimostrato come il multitasking sia controproducente, nella vita reale e al computer tendiamo ad occuparci di un numero crescente di attività simultaneamente.

In realtà quello che si teme maggiormente è fare esperienza di un vuoto che ci renderebbe consapevoli della mancanza di senso profondo nelle nostre attività. Qualsiasi rallentamento dell’attività mentale ci renderebbe consapevoli di noi stessi più profondamente di tutte le attività con cui siamo identificati, e questo è esattamente ciò che il nostro ego tende ad evitare.

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Mechanisms, mysticism and Amazon Mechanical Turk

<h1><a xhref="http://www.indranet.org/?attachment_id=66">Bureaucrat and Sewing Machine</a></h1>

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Human beings have always felt the need to give themselves to something bigger than their individualities: to art, to love, to a cause, to truth, to a guru, to God. When we devote ourselves to something bigger, we transcend ourselves, we go beyond our little narcissistic ego who would always like to be the center of attention. Dedication annihilates a part of ourselves and at the same time it lifts us up to another state of being.

We give ourselves, we trust and we nullify ourselves into technology. We are religiously devoted to the objects of technology, which absorb most of the time of an increasing number of people. As McLuhan wrote, “By continuously embracing technologies, we relate ourselves to them as servomechanisms.”

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Gli essere umani hanno sempre sentito il bisogno di darsi a qualcosa di più grande della propria individualità: all'arte, a un amore, ad una causa, alla verità, a un guru, a Dio. Quando ci dedichiamo a qualcosa di più grande trascendiamo noi stessi, oltrepassiamo il nostro piccolo ego narcisista che vorrebbe sempre stare al centro delle attenzioni. La dedizione ci annienta da una parte e allo stesso tempo ci eleva da un'altra.

Ci diamo, ci affidiamo e ci annulliamo nella tecnologia. Siamo religiosamente devoti agli oggetti della tecnologia, che assorbe la maggior parte del tempo di un numero crescente di persone. Come scrisse McLuhan, “Ricevendo continuamente tecnologie ci poniamo nei loro confronti come altrettanti servomeccanismi.”

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Ideologies that strengthen themselves

<h1><a xhref="http://www.indranet.org/?attachment_id=59">moebius band</a></h1>[en]

The attachments to theories, points of view and dogmas are used to satisfy our need of certainty and to escape confrontation with the void. Often I ask myself how ideologies and dogmas can stand the test of time even though they are so often full of holes.

I noticed that among the various mechanisms commonly used, ideologies tend to implement auto-referential processes to defend themselves from criticisms, whereas the criticisms themselves strengthen the ideologies.

Strengthen today, strengthen tomorrow, and the day after that fundamentalisms are born.

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Gli attaccamenti a teorie, punti di vista e dogmi vengono usati per soddisfare il nostro bisogno di certezza e per non sentire il vuoto. Mi sono chiesto spesso come facciano le ideologie e i dogmi a resistere nel tempo nonostante spesso facciano buchi da tutte la parti.

Ho notato che tra i vari meccanismi utilizzati, le ideologie tendono ad implementare dei processi autoreferenziali per difendersi dalle critiche, dove le critiche stesse rafforzano l'ideologia.

Rafforza oggi rafforza domani, si creano i fondamentalismi.

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My friend got a “minditis”

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Everybody gets some inflammation in his or her body. Sinusitis is quite common, as are bronchitis, tendinitis and other “i’ itis’s”. External attacks, as a sudden change of weather, bad food, carelessness, stress or too much effort, can trigger some unbalance in our bodies. Human beings are not perfect. If the inflammation episode does not repeat itself often and it does not become chronic, in most of the cases it will resolve itself spontaneously after few days. No need for special cares but occasionally, some natural treatments or chemical support might be necessary. However, once the symptoms are gone, we can stop the treatment and we use the experience to learn how to take better care of our bodies. Of course, nobody would take painkillers or antibiotics for a year after a complaint is already over.

Nevertheless, when the mind is involved, this is considered a special case. I have a friend in her early 40s, a teacher at university, who is a brilliant and emotionally alive woman. Almost one year ago, she experienced an acute mental episode triggered by a problematic relationship with her lover.

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Tutti sviluppiamo infiammazioni del corpo. La sinusite è abbastanza comune, così come la bronchite, la tendinite e altre “iti”. Le aggressioni esterne – per esempio: un improvviso mutamento climatico, cibo scadente, mancanza di cura personale, stress o sforzo eccessivi – possono provocare squilibri nel corpo. Gli esseri umani non sono perfetti. Se l’infiammazione non si ripete spesso e non diventa cronica, nella maggior parte dei casi sparirà da sé dopo pochi giorni. Non occorrono cure speciali anche se, di tanto in tanto, può essere necessario fare ricorso a trattamenti chimici o naturali.

Tuttavia, una volta spariti i sintomi, possiamo abbandonare la cura e usare l’esperienza per imparare a prenderci meglio cura del nostro corpo. Naturalmente, dopo la scomparsa della malattia, nessuno continuerebbe ad assumere antidolorifici o antibiotici per un anno intero. Ma quando si tratta della mente, il discorso cambia. Una mia amica – professoressa universitaria poco oltre la quarantina – è una donna brillante e molto viva dal punto di vista emotivo. Quasi un anno fa, ebbe una grave crisi psichica provocata dalle difficoltà nei rapporti con il partner.
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