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Tag Archive 'coscienza'

A thousand nuances lost by one emoticon

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Google Mail has announced a new service. In “A picture is worth a thousand
words
” new colored emoticons are introduced for email messages. I doubt that such emoticons can be worth as much as a thousand words. Rather, I think that using emoticons could prevent us from mentally accessing the thousand nuances we can express through words. Language is a unique tool for expressing our depths with accuracy.

The bridge between our inner lives, self-knowledge, and our expressions is traversed mainly by words. Words are the semantic bricks of our awareness. The fewer the words we use the lesser aware we can be of our intentions, feelings, and uniqueness as human beings.

There will be a stage in the evolution of our consciousness when words will be transcended, but probably only after becoming aware of their power to shape and evolve our consciousness. Otherwise we risk retrograding from words instead of going beyond them.

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Google Mail ha annunciato un nuovo servizio. In “A picture is worth a thousand words” (un’immagine vale mille parole), vengono presentate le nuove emoticon colorate da includere nei messaggi email. Dubito che tali emoticon possano valere mille parole. Piuttosto, penso che l’utilizzo delle emoticon possa impedirci l’accesso alle mille sfumature che si possono esprimere tramite le parole. Il linguaggio è uno strumento unico per esprimere la nostra profondità con precisione.

Il ponte tra la nostra vita interiore, la conoscenza di noi stessi e l’espressione verso l’esterno viene attraversato perlopiù dalle parole. Le parole sono i mattoni semantici della nostra consapevolezza. Al diminuire delle parole che usiamo, cala proporzionalmente la nostra capacità di essere consapevoli delle nostre intenzioni, emozioni e unicità come esseri umani.

Arriverà una fase nell’evoluzione della nostra consapevolezza dove le parole saranno trascese, ma probabilmente questo accadrà dopo essere diventati consapevoli del potere delle parole nella formazione e nell’evoluzione della nistra consapevolezza. Altrimenti si rischia di andare al di sotto delle parole invece di trascenderle

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The monkey and the Buddha

image courtesy of http://www.toothlessmonkey.com [en]

Apart from human beings, only a few animals have the physical characteristics and mental capacities for using a tool. Monkeys are among them. But in what way do the primates learn to use a tool?

Research by Giacomo Rizzolatti of the University of Parma tells us that the brain uses the trick of considering the tool as a part of the body. Some previous researchers demonstrated that the hand movements are controlled by the area of the brain called F5.

He registered the cerebral activity of two macaques after they had learned to grasp food with pliers. He documented the activity in the F5 area and in the area called F1, which in turn was employed in the manipulation of objects. He discovered that there was the same cerebral activity both when the monkeys grasped the food with only the help of their own hand and with the pliers: the neuronal activity is transferred from the hands to the tool, as if the tool were the hand and its extremity were the fingers.

Furthermore, Rizzolatti puts in evidence the fact that the F5 area is rich with mirror neurons, a type of neurons that he had previously discovered, which are excited both when an act is being performed and when another individual is observed while performing the same act. The discoveries, according to Dietrich Stout, an archeologist specializing in the use of tools, tell us that “obviously, the use of instruments by the monkeys implies an incorporation of the instruments in the body scheme, literally it is an extension of a body”.

The monkey cannot distinguish between his own hands and the tool that he uses, considering the latter a real extension of his body. It reminds me of what Marshall McLuhan said regarding the media and tools as extensions of ourselves.

In this experiment, however, they make a decision without consulting the person in-charge. The factor of consciousness is missing, which is still elusive to neuroscience. The presence or otherwise of consciousness and what it is about cannot be identified by experiments. This experiment made me reflect on the relationship between consciousness, tools, and the spiritual paths toward awareness.

Therefore, tools are really like body extensions on a neural level, but the consciousness of a human being allows the understanding that the tool is external. The monkey does not know the duality which is produced by the self-consciousness, thus it seems like getting closer to a spiritual condition of a “union with everything.” However, the union takes place on a pre-conscious level.

The consciousness of ourselves is at the same time joy and distress since they entrap us in the mind, separating us from the rest of existence, and it splits as well on the inner level down to our inside, but it also allows us to reach spiritual peaks unknown to our hungry macaque. Self-consciousness and consequently the development of an ego which separates us from everything are the intermediate phases between the monkey and the spiritually enlightened state.

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A parte l’uomo, solo pochissimi animali hanno le caratteristiche fisiche e le capacità mentali per utilizzare uno strumento. Tra questi, le scimmie. Ma come fanno i primati ad apprendere l’uso di uno strumento?

Uno studio di Giacomo Rizzolatti dell’università di Parma ci dice che il cervello usa il trucco di considerare lo strumento come fosse parte del proprio corpo. Alcune ricerche precedenti avevano mostrato che le azioni della mano vengono controllare da un’area del cervello chiamata F5.

Egli ed il suo team hanno registrato l’attività cerebrale di due macachi dopo che avevano appreso ad afferrare il cibo con delle pinze. Hanno documentato l’attività nell’area F5 e in un’area chiamata F1 che a sua volta è implicata nella manipolazione di oggetti. Hanno scoperto che vi era la stessa attività cerebrale sia quando le scimmie afferravano il cibo con l’ausilio delle sole mani che quando usavano le pinze: l’attività neuronale viene trasferita dalle mani allo strumento, come se lo strumento fosse la mano e la sua estremità fossero le dita.

Inoltre Rizzolatti mette in evidenza il fatto che l’area F5 è ricca di neuroni specchio, un tipo di neurone da lui scoperto in precedenza, che si eccitano sia quando si svolge un’azione sia quando si osserva un altro individuo che attua la stessa cosa. Le scoperte, secondo Dietrich Stout, un archeologo specializzato nell’uso di strumenti ci dicono che “chiaramente, l’uso degli strumenti da parte delle scimmie implica l’incorporazione degli strumenti nello schema corporeo, letteralmente una estensione del corpo”.

La scimmia non sa distinguere tra le proprie mani e lo strumento che utilizza, considerando quest’ultimo come una vera e propria estensione del corpo. Questo mi ricorda ciò che disse Marshall McLuhan a riguardo dei media e degli strumenti come estensioni di noi stessi.

In questo esperimento tuttavia si fanno i conti senza l’oste. Manca il fattore coscienza, che tutt’ora sfugge alle neuroscienze. La presenza o meno della coscienza e di cosa si tratta non può essere rilevata dagli esperimenti. Questo esperimento mi ha fatto riflettere sul rapporto tra coscienza, strumenti e percorsi di ricerca spirituali verso la consapevolezza.

A un livello neurale primitivo quindi gli strumenti sono veramente estensioni del corpo, ma la consapevolezza di un essere umano permette di comprendere che lo strumento è esterno a noi. La scimmia non conosce la dualità che viene prodotta dalla coscienza di sé, quindi sembrerebbe avvicinarsi ad una condizione spirituale di “unione con il tutto” . L’unione però avviene ad un livello pre-cosciente.

La coscienza di se stessi è allo stesso tempo gioia e dolore poiché ci intrappola nella mente, separandoci dal resto dell’esistenza, e ci scinde anche al nostro interno, ma, anche, ci consente di raggiungere vette spirituali ignote al nostro famelico macaco. La coscienza di sé e di conseguenza lo sviluppo di un ego che ci separa dal tutto sono fasi intermedie tra la scimmia e lo stato di illuminazione spirituale.

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Downloading our mind

<h1><a mce_thref=[en]

In 1964 Marshall McLuhan said: “Having extended or translated our central nervous system into the electromagnetic technology, it is but a further stage to transfer our consciousness to the computer world as well” (Marshall McLuhan, Understanding Media, MIT Press, Cambridge, 1994).

Hans Moravec took him in earnest, stating that the mind’s contents could be copied on a mechanical support – and who knows, perhaps even transplanted as any other organ. The technological dream of transcending the body is a revival of separation of the “impure” body and the “divine” mind, shared both by Christianity and the Cartesian science.

But our identification with the mind could be challenged in the very moment when the mind could be copied, reproduced and shared between people.

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Marshall McLuhan nel 1964 affermava: “Avendo esteso o tradotto il nostro sistema nervoso centrale nella tecnologia elettromagnetica basta un solo passo per trasferire anche la nostra coscienza nel mondo del cervello elettronico”. (Marshall McLuhan. Gli strumenti del comunicare. Mondadori. Milano. 1990)

Qualcuno come Hans Moravec lo ha preso sul serio, affermando che i contenuti della mente potranno essere copiati su un supporto meccanico, e chissà magari anche trapiantati come qualsiasi altro organo. Il sogno di trascendenza del corpo in veste tecnologica è un rigurgito della visione religiosa/illuministica di separazione del corpo “impuro” dalla mente “divina”.

Ma la nostra identificazione con la mente potrebbe venire messa a rischio proprio nel momento in cui la mente potrà essere copiata, riprodotta e scambiata tra le persone.

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Wireless communication and reality mining as a reflection of pervasive consciousness

<h1><a xhref="http://www.indranet.org/?attachment_id=88">Composition VIII</a></h1>[en]

Bluetooth, Wi-Fi and other wireless modalities of transmitting data through computers and modems, printers and other peripherals are expanding. Wireless connection won't be the only information post on the territory. Reality mining is the term coined by MIT Media Lab that sums up the various objects that can be transformed in data spots through tiny radio-connected sensor chips.

The appeal of wireless is not just avoiding messy cables or the convenience of being able to connect to the Net anywhere. Wireless spots have an impact on our psyche as well. They give the impression of conscious, almost alive presences spreading across the world. A net of infinite eyes and pervasive awareness where all is one and interconnected.
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Bluetooth, Wi-Fi e altre modalità wireless di trasmissione dei dati attraverso computer, modem, stampanti e altre periferiche si stanno diffondendo rapidamente. La comunicazione senza fili non sarà il solo tipo di punto-informazione sul territorio. Reality mining [estrarre la realtà] è il termine coniato dal Mit Media Lab per indicare i vari oggetti che possono essere trasformati in punti informazione tramite piccoli chip sensoriali radiocollegati.

L’attrattiva del wireless non sta solo nella possibilità di evitare grovigli di fili o di connettersi alla Rete da qualsiasi luogo. I luoghi wireless hanno un impatto anche sulla nostra psiche. Essi creano la sensazione di presenze consce, quasi vive, onnipresenti.

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Zen archery and computers

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The use of tools and technology is probably the most singular behavior that separates human beings from animals. Humans have self-consciousness, that is consciousness conscious of itself: we are aware that we are conscious.

Being aware of having consciousness allows us to project the same consciousness outside our bodies in creating tools that extend our body-mind possibilities. During history the use of tools diversified and grew exponentially, with computer technology as the most advanced mind-extension tool yet created.

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L’utilizzo degli strumenti e della tecnologia è probabilmente il comportamento più originale che separa gli esseri umani dagli animali. Gli esseri umani possiedono autoconsapevolezza, ovverosia coscienza che ha coscienza di se stessa: siamo consapevoli di essere coscienti.

Essere consapevoli di essere coscienti ci consente di proiettare la stessa coscienza all’esterno dei nostri corpi nella creazione di strumenti che estendono le possibilità del corpo-mente. Nel corso della storia l’uso degli strumenti si è diversificato ed è cresciuto esponenzialmente, con la tecnologia dei computer che rappresenta attualmente lo strumento più elaborato per l’estensione della mente.

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The heart of the binary code

<h1><a xhref="http://www.indranet.org/?attachment_id=51">Binary code world</a></h1>[en]

Everybody knows that computers work with the binary 0-1 code at their core. Even though there are projects to build computers based on neural nets or quantum computers, still none of these have progressed beyond theoretical models. The inner structure of a tool reflects the ways it is used just as the molecular structure of a material reflects the macro features such as weight, texture and resistance.

The computer is a tool that reasons and builds the world in a dualistic attitude. In the computer programming languages used to develop software, one of the main logical structures is the "if-then-else" construct that allows decisions to be made based on choices and dualities.

The dualistic binary modality of functioning is typical of the rational thinking mind. The computer as an extension of the mind just mirrors the way the thinking mind works. The ego psychology tells us the structures of the mind itself has been born through the first dualistic event, when in childhood the child begins to split pleasurable-good-love-warm-care sensations from  unpleasurable-bad-fear-abandonment-hunger ones.

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Tutti sanno che i computer operano in base al codice binario 0/1. Esistono progetti per creare computer basati su reti neurali o computer quantici, ma nessuno di essi finora è andato al di là dei modelli teorici. La struttura interna di uno strumento riflette il modo in cui viene usato, così come la struttura molecolare di un materiale ne riflette caratteristiche macroscopiche quali il peso, la tessitura e la resistenza.

Il computer è uno strumento che ragiona e crea il mondo secondo un modello dualista. Nei linguaggi informatici utilizzati per creare il software, una delle principali strutture logiche è il costrutto «if-then-else», che consente di prendere decisioni basate su scelte e dualità.

Il modello binario dualistico è tipico della mente razionale. Il computer, in quanto estensione della mente, non fa che riflettere il modo in cui opera quest’ultima. La psicologia dell’ego ci dice che le strutture della mente si sono formate attraverso il primo evento dualistico, ovvero quando il bambino ha cominciato a distinguere le sensazioni piacevoli (bene, amore, calore, premure) da quelle spiacevoli (male, paura, abbandono, fame).

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Lifelogging

Hand with Reflecting Sphere[en]

What's the deep need for recording everything that happens in our life? The promises of lifelogging.

I remember in the early 80's I was standing outside an ethnic restaurant in Milan with friends and we met a very young man, no older than ourselves. He told me that he had installed a tape recorder on his "500", a very small and cute Italian car. Any time he started the engine, the tape recorder automatically switched on so he could record conversations with his passengers and later listen to them.

His goal was to listen to himself talking later on. This guy was a nice and interesting character, and genuinely interested in knowing the different parts of himself, he wasn't a controlling paranoid personality. "One, No one and One Hundred Thousand" as Pirandello say. We are One for us, ultimately No one, but One Hundred Thousand for every different person we meet.

During the 80's some people in the alternative scene/culture were looking at the first video recording technologies as something that could bring more awareness in people's consciousness, as it were a Gurdjieffian continuous remembrance of ourselves. Now technology has evolved a lot more and Kevin Kelly writes about Lifelogging:

The goal of lifelogging: to record and archive all information in one’s life. This includes all text, all visual information, all audio, all media activity, as well as all biological data from sensors on one’s body. The information would be archived for the benefit of the lifelogger, and shared with others in various degrees as controlled by him/her.

Kevin Kelly is brilliant in forecasting the evolution of technology, but his analysis don't focus especially on the other half of the story: the impact of technologies on the soul. His classic book is Out of Control, that I published into Italian in the 90's.

First I ask myself what's the deep need for recording everything that happens in our life. Apart from the practical reasons to have such lifeloggings, I suspect it reflects on a different level a more spiritual, evolutionary need having to do with the desire to freeze certain life moments in order to be fully aware of them in our consciousness, in order to participate fully and deeply in the flow of life.

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Qual è il bisogno profondo di registrare tutto ciò che avviene nella nostra vita? Le promesse del lifelogging.

Mi ricordo che all'inizio degli anni 80 ero fuori da un ristorante etnico a Milano con alcuni amici, dove abbiamo conosciuto un ragazzo della nostra età. Mi disse che aveva installato un registratore sulla sua 500, di modo che ogni volta che accendeva il quadro il registratore si attivava automaticamente per registrare le conversazione con i suoi passeggeri. In questo modo poteva ascoltare di nuovo se stesso conversando in un momento successivo.

Era un tipo simpatico ed interessante, e realmente interessato a conoscere le diverse parti di se stesso, non si trattava di una personalità paranoica controllante. "Uno, Nessuno, Centomila" come scriveva Pirandello. Siamo Uno per noi stessi, in ultima analisi Nessuno, ma Centomila per ogni diversa persona che incontriamo.

In quegli anni 80 alcune persone della cultura alternativa consideravano le prime tecnologie di videoregistrazione come qualcosa che avrebbe potuto portare più consapevolezza nella coscienza delle persone, come se fosse stato un ricordo di sè alla Gurdjieff. Ora la tecnologia è molto più evoluta e Kevin Kelly scrive del Lifelogging (lo traduco dall'inglese): 

Lo scopo del lifelogging: registrare e archiviare tutte le informazione della vita di una persona. Queste comprendono tutti i testi, tutte le informazioni visive, tutte le attività di ogni media, e anche tutti i dati biologici da sensori posti nel corpo. Queste informazioni verrebbero archiviate per il beneficio del lifelogger e condivise con altri a diversi livelli a scelta del lifelogger.

Kevin Kelly è brillante nel predire l'evoluzione della tecnologia, ma spesso le sue analisi non si focalizzano in modo particolare verso l'altra metà della storia: l'impatto della tecnologia sull'anima. Il suo testo classico è Out of Control, che ho pubblicato in Italiano quando ero editore di Apogeo/Urra.

Mi chiedo innanzitutto quale sia il bisogno profondo di registrare tutto ciò che avviene nella nostra vita. A parte le ragioni prettamente pratiche nel possedere un lifelogging, sento che questo bisogno riflette a un diverso livello un bisogno di carattere più evolutivo e spirituale: il desiderio di fermare alcuni momenti della vita per averne piena consapevolezza nella nostra coscienza, per poter partecipare in pieno e in profondità al flusso della vita.

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Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0
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