Cars, Bytes, and Territory

Dali Apparition of the Town of Delft.jpg[en]

Nicholas Carr writes about technological time and space on Realtime kills real space and Real time is realtime. How does technology changes our perception of the territory?

I am buying a house in a village in the Appennines mountains with some land annexed. As it often happens in those mountain areas, the properties are broken up into small portions which reflect the complicated hereditary and family lines, where every single small piece of land has its own identity. The fields’ names vary: sometimes they refer to events which happened there, or to the characteristics of the territory, and there are funny and odd names as well.

Every field has its own personality through its name, its own history, its own micro-“genius loci,” which was known and experienced by the local population. But not anymore. The names and their locations in the territory are vague memories of some elderly people of the village. Google Earth will not be able to track down their names, but even in that case they would be like names on the tombstones, emptied of their souls.

During the last 50 years or so, the population of the village dropped from 200 to currently around 20. As with other places, the factor contributing most to the change in the territory has been road construction leading to the massive use of cars which came with industrialization. Roads have changed the geography of places, moved the places of residence and work, and forced many people to own cars. Individual means of transportation instead of collective ones have been privileged due to a series of economic reasons connected with the car industry.

Besides places, cars have also changed sociality in a massive manner, starting from removing children playing on the roads, to lack of public spaces for meeting, and development of big commercial centers which can be reached only by cars.

The massive transfer to cities and their suburbs during the last decades moved us away from an immediate and felt relationship with the territory, which is now mostly seen as a road from one place to another. At a certain point the ever-spreading use of mobile phones outdistanced us further from the territory, moving our attention to somewhere and someone else while we are staying in a certain place.

Al Gore’s father promoted the American highway system, and his son became one of the greatest promoters of information highways. As highways place everybody in car boxes, the Internet has placed us in front of a screen, mostly indoors at home or in an office. Even when we are on some territory we are connected while mobile through some gadget – again in front of a screen. When we drive along the road we get a digital representation of the territory through GPS systems, adding a further layer between the external space and our presence and attention in it.

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Nicholas Carr scrive sullo spazio e il tempo tecnologico a Realtime kills real space e Real time is realtime. Cosa cambia la tecnologia nella nostra percezione del territorio?

Sto acquistando una casa in un villaggio dell’alto appennino emiliano con dei terreni annessi. Come avviene spesso in quelle aree montane, il terreno di proprietà è diviso in piccole porzioni che riflettono le complicate linee ereditarie e famigliari, dove ogni singolo fazzoletto di terreno ha una sua identità. I nomi dei campi sono dei più vari: talvolta si riferiscono a fatti avvenuti nel luogo, oppure a caratteristiche del territorio, e vi sono anche nomi buffi e stravaganti.

Ogni campo tramite il suo nome ha la sua personalità, la sua storia, il suo micro “genius loci”, che era conosciuto e vissuto dalla popolazione locale. Ora non più. I nomi e la loro locazione nel territorio sono un vago ricordo di pochi vecchi del paese. Google Earth non ne potrà rintracciare i nomi e anche in qual caso sarebbero come nomi sulle lapidi, svuotate dalla loro anima.

Il paese è passato nei decenni da una popolazione di circa 200 persone a una ventina. Come per molti altri luoghi, il fattore che ha più contribuito a cambiare la vita del territorio è stato la costruzione delle strade e l’uso massiccio delle automobili che è andato di pari passo con l’industrializzazione. Le strade hanno cambiato la geografia dei luoghi, hanno spostato  i luoghi di residenza e di lavoro e hanno costretto molti ad avere un’automobile. E’ stato privilegiato il trasporto individuale piuttosto che  lo sviluppo del trasposto collettivo per una serie di interessi legati al mondo dell’automobile e di tutti i suoi annessi.

Oltre che i luoghi, le automobili hanno cambiato la socialità in modo massiccio, dal togliere i giochi dei bambini in strada, alla mancanza di spazi pubblici di incontro, allo sviluppo di grandi centri commerciali che possono essere visitati solo con un’automobile.

Il massiccio spostamento verso le città e le periferie dei decenni scorsi ci hanno allontanati da un rapporto immediato e vissuto con il territorio, che viene visto perlopiù come una strada per andare da un luogo all’altro. Ad un certo punto il massiccio uso dei cellulari ci ha distanziato ulteriormente dal territorio, spostando la nostra attenzione in un luogo “altro” verso qualcun altro mentre ci troviamo in un certo luogo.

Il padre di Al Gore promosse il sistema autostradale americano e il figlio è stato uno dei più grandi promotori delle autostrade dell’informazione. Così come le autostrada hanno posto tutti quanti nelle scatole delle automobili, Internet ci ha posto tutti quanti di fronte ad uno schermo, perlopiù all’interno di qualche casa o ufficio. Anche quando siamo all’esterno nel territorio siamo connessi in mobilità tramite qualche gadget, di nuovo di fronte ad uno schermo. Quando percorriamo una strada  in automobile otteniamo una rappresentazione digitale del territorio attraverso i sistemi GPS, ponendo un ulteriore strato tra lo spazio esterno e la nostra presenza e attenzione ad esso.

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Mystifying science, and scientific mysticism

Dali. Swans Reflecting Elephants[en]

Edgar Cayce used to say that it is possible to connect with any source of knowledge when our consciousness is expanded to the extent that it can render the Akashic records transparent. In the Eastern mystic tradition as well the access to universal knowledge is a stage which can manifest in the awareness of a person during the evolution of his spiritual path.

In the West, the subject who knows has been separated from the object of knowledge, especially since the introduction of Descartes’ method where the scientist had to separate his subjectivity from the object of research. Modern science, being based on the reproducibility and objectivity principles which are fundamental to Newton’s world of physics, led to an enormous technical and scientific development but doesn’t have the tools to understand awareness, the soul, the psyche itself, or existence. The problem of consciousness which is nagging the neurosciences seems to be elusive to the research method which negates any role for the inner life.

Subjectivity in science has such a marginal role that it became a taboo, so much so that Alan Wallace even wrote The Taboo of Subjectivity (Oxford University Press, 2000). He affirms that through scientific materialism people became convinced that scientists have knowledge about the mind when actually they are ignorant about it, and that non-scientists do not know what they actually know perfectly. Since for science subjective opinions are fallible by definition, it seems that everything that is intuition or perspicacity does not have value if not backed by data and objective procedures.

Comte, the father of positivism, affirming that what could not be observed and measured was to be considered unreal, put the basis for the digitalization of the human being, where intelligence became a number of IQ and human qualities became DNA sequences. Science expanded itself to the point of including areas pertaining to wisdom.

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Edgar Cayce diceva che è possibile connettersi con qualsiasi fonte di conoscenza quando la nostra consapevolezza si fosse espansa in modo tale da rendere trasparente gli archivi Akasici. Anche nella tradizione mistica orientale l’accesso alla conoscenza universale viene considerata una fase che può manifestarsi nella coscienza di una persona durante il suo percorso di evoluzione spirituale.

In Occidente si è separato il soggetto che conosce dall’oggetto di conoscenza, in particolare dal metodo Cartesiano dove lo scienziato separa la sua soggettività dall’oggetto di ricerca. La scienza moderna, basandosi sui principi della riproducibilità e dell’oggettività, funzionali per il mondo della fisica di Newton, ha portato a uno sviluppo tecnico e scientifico enorme ma non ha gli strumenti per comprendere  la consapevolezza, l’anima, la psiche stessa, l’esistenza. Il problema della coscienza, che assilla le neuroscienze, sembra essere elusivo al metodo di ricerca che nega all’interiorità alcun ruolo.

La soggettività nella scienza ha un ruolo talmente marginale che è diventato un tabù, tanto che Alan Wallace ha scritto The Taboo of Subjectivity (Oxford University Press. 2000). Egli afferma che tramite il materialismo scientifico le persone si sono convinte che gli scienziati abbiano delle conoscenza sulla mente su cui di fatto sono ignoranti e che i non-scienziati non conoscono ciò che in realtà sanno perfettamente. Poiché i giudizi soggettivi sono per la scienza per definizione fallibili, sembra che tutto ciò che è intuizione o perspicacia non abbia valore se non è suffragato da dati e procedure oggettive.

Comte, il padre del positivismo, affermando che ciò che non poteva essere osservato e misurato andava considerato irreale, poneva le basi per la digitalizzazione dell’essere umano, dove l’intelligenza è diventata un numero di QI e le qualità umane sono diventate sequenze di DNA. La scienza si è espansa fino a includere aree che erano pertinenti alla saggezza.

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Descartes’ little “Spirits”

descartes_mind_and_body[en]

Though Descartes is considered the father of rationality and of the modern scientific method, in his researches he was a philosopher and sometimes a mystic. The religious aspect was a kind of partial compromise for pandering to the ecclesiastic hierarchies of his time, but his method of investigation was still anchored to inner analysis and to philosophy, besides scientific objectivity.

Science, not having modern research instruments then, was integrated with the investigation methodologies that rested upon cosmology, religion, and philosophy, among other sources of knowledge.

It is known that Descartes considered the pineal gland as a bridge between the immortal soul and the mortal body.

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Cartesio, nonostante sia considerato il padre della razionalità e del metodo per l’indagine scientifica moderna, era nelle sue ricerche filosofo e talvolta mistico. In parte l’aspetto religioso era un compromesso per assecondare le gerarchie ecclesiastiche del tempo, ma il suo metodo di indagine era comunque ancora ancorato all’indagine interiore e alla filosofia oltre che all’oggettività della scienza.

La scienza, non avendo gli strumenti di indagine moderni, era integrata con metodologie di indagine che poggiavano sulla cosmologia, sulla religione e sulla filosofia, tra le altre fonti di conoscenza.

E’ risaputo che Cartesio ritenesse la ghiandola pineale un ponte tra l’anima immortale e il corpo mortale.

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Downloading our mind

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In 1964 Marshall McLuhan said: “Having extended or translated our central nervous system into the electromagnetic technology, it is but a further stage to transfer our consciousness to the computer world as well” (Marshall McLuhan, Understanding Media, MIT Press, Cambridge, 1994).

Hans Moravec took him in earnest, stating that the mind’s contents could be copied on a mechanical support – and who knows, perhaps even transplanted as any other organ. The technological dream of transcending the body is a revival of separation of the “impure” body and the “divine” mind, shared both by Christianity and the Cartesian science.

But our identification with the mind could be challenged in the very moment when the mind could be copied, reproduced and shared between people.

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Marshall McLuhan nel 1964 affermava: “Avendo esteso o tradotto il nostro sistema nervoso centrale nella tecnologia elettromagnetica basta un solo passo per trasferire anche la nostra coscienza nel mondo del cervello elettronico”. (Marshall McLuhan. Gli strumenti del comunicare. Mondadori. Milano. 1990)

Qualcuno come Hans Moravec lo ha preso sul serio, affermando che i contenuti della mente potranno essere copiati su un supporto meccanico, e chissà magari anche trapiantati come qualsiasi altro organo. Il sogno di trascendenza del corpo in veste tecnologica è un rigurgito della visione religiosa/illuministica di separazione del corpo “impuro” dalla mente “divina”.

Ma la nostra identificazione con la mente potrebbe venire messa a rischio proprio nel momento in cui la mente potrà essere copiata, riprodotta e scambiata tra le persone.

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Loving the truth for its own sake, interview with Almaas

<h1><a mce_thref=[en]The Diamond Approach, the path created by Hameed Ali, better known by the pen name A.H.Almaas, emphasizes loving the truth for its own sake. Searching the truth takes place through a process of inquiry that includes the subjectivity of the researcher and his personal history as a way to reach objective knowledge of the soul and of the divine.

In this interview, originally appeared on Innernet, he speaks about the inner inquiry process, the researchers and the nature of the soul.

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Il Diamond Approach, il percorso creato da Hameed Ali, meglio conosciuto con il nome di penna di Almaas, valorizza l’amore della verità fine a se stessa. La ricerca avviene tramite un processo di “inquiry”, di interrogazione interiore, che include la soggettività del ricercatore come passaggio per arrivare ad una condizione di oggettività della conoscenza dell’anima e del divino.

In questa intervista, originalmente apparsa su Innernet, Hameed Ali parla della ricerca interiore, dei ricercatori e della natura dell’anima.

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The Tao of Google ranking

<h1><a mce_thref=[en]

When I was a child I believed that somewhere, somebody had the answers to all my questions about the world and about existence. It was because of knowing that sooner or later even I would have access to that knowledge that quietened my cognitive anxiety.

The very fact that knowledge was present somewhere, though hidden, I felt it was certainly obtainable, as if it was present in the air and just needed the proper antennas for being picked up. The Web didn’t exist then, nor did Google that provides almost the entire repository of human knowledge, and of course neither did I know Rupert Sheldrake’s morphic fields theory, much less the mystical ideas on universal consciousness.

But what happens to the process that produces knowledge, when we get it instantly through a Google search? Any media, mentioning McLuhan, is at the same time an extension and a castration. Google is an extension and a castration concerning our research and answer-finding capabilities.

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Da piccolo mi confortava pensare che “qualcuno” da “qualche parte” avesse le risposte alle mie domande sul mondo e sull’esistenza. Immaginavo che in questo modo prima o poi anch’io avrei potuto accedere a tale sapere. Questo pensiero mi placava l’ansia conoscitiva.

Il fatto che la conoscenza fosse da qualche parte, per quanto nascosta o poco accessibile, la sentivo comunque come disponibile, come se questa fosse presente nell’aria e necessitasse solo delle antenne giuste per essere captata. A quei tempi non esisteva il web nè Google che ci mette a disposizione quasi l’intero scibile umano, naturalmente non conoscevo le teorie dei campi morfici di Sheldrake e tantomeno le parole dei mistici sulla coscienza universale.

Ma cosa succede al processo interiore della conoscenza quando possiamo accedervi in pochi instanti tramite una ricerca con Google? Ogni media, ricordando McLuhan, è allo stesso tempo un’estensione e una castrazione. Google lo è rispetto alla nostra capacità di ricercare e di trovare risposte.

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Wireless communication and reality mining as a reflection of pervasive consciousness

<h1><a xhref="https://indranet.org/?attachment_id=88">Composition VIII</a></h1>[en]

Bluetooth, Wi-Fi and other wireless modalities of transmitting data through computers and modems, printers and other peripherals are expanding. Wireless connection won't be the only information post on the territory. Reality mining is the term coined by MIT Media Lab that sums up the various objects that can be transformed in data spots through tiny radio-connected sensor chips.

The appeal of wireless is not just avoiding messy cables or the convenience of being able to connect to the Net anywhere. Wireless spots have an impact on our psyche as well. They give the impression of conscious, almost alive presences spreading across the world. A net of infinite eyes and pervasive awareness where all is one and interconnected.
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Bluetooth, Wi-Fi e altre modalità wireless di trasmissione dei dati attraverso computer, modem, stampanti e altre periferiche si stanno diffondendo rapidamente. La comunicazione senza fili non sarà il solo tipo di punto-informazione sul territorio. Reality mining [estrarre la realtà] è il termine coniato dal Mit Media Lab per indicare i vari oggetti che possono essere trasformati in punti informazione tramite piccoli chip sensoriali radiocollegati.

L’attrattiva del wireless non sta solo nella possibilità di evitare grovigli di fili o di connettersi alla Rete da qualsiasi luogo. I luoghi wireless hanno un impatto anche sulla nostra psiche. Essi creano la sensazione di presenze consce, quasi vive, onnipresenti.

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Subjectivity and objectivity

All sciences ground themselves in a particular approach to knowledge. Scientists believe that knowledge only has value if comes from an objective place. The myth of objectivity is so pervasive that it controls even such a subjective science as psychology, dealing as it does with the interior of the human mind.

For centuries the possibility of including our subjective experience in inquiring into the world has been inhibited; furthermore, subjectivity and objectivity have been divided into two separate worlds with separate values. Perhaps is time to let both modalities coalesce in an effective way.

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All sciences ground themselves in a particular approach to knowledge. Scientists believe that knowledge only has value if comes from an objective place. The myth of objectivity is so pervasive that it controls even such a subjective science as psychology, dealing as it does with the interior of the human mind.

For centuries the possibility of including our subjective experience in inquiring into the world has been inhibited; furthermore, subjectivity and objectivity have been divided into two separate worlds with separate values. Perhaps is time to let both modalities coalesce in an effective way.

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Tutte le scienze si fondano su un particolare approccio alla conoscenza. Gli scienziati credono che quest’ultima abbia valore solo se viene da un luogo oggettivo. Il mito dell’oggettività è così diffuso da dominare anche una scienza soggettiva come la psicologia, che studia l’interiorità della mente umana.

Per secoli, la possibilità di includere la nostra esperienza soggettiva nell’indagine del mondo è stata inibita; inoltre, soggettività e oggettività sono state divise in due mondi separati, con valori distinti. Forse è tempo di far sì che entrambe le modalità si fondano in modo efficace.

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