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Millions of MP3s and the missing “My Personality”

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Recently, during an Italian conference dedicated to music on the Net, one boy said to the speaker, “We can download the complete discography of any artist, but the problem is: What do we like?”

This question summarizes the entire journey of the market society which offers countess choices but does not give the instruments for creating a solid individual identity. One of the reasons for the discomfort in choosing is almost “technical”: Barry Schwartz is the author of The Paradox of Choice: Why More Is Less. He affirms that the great varieties of choices present in rich societies create paralysis instead of liberation.

People prefer to make no decision rather than face complicated choices. Decisions, once made, produce less satisfaction as people have greater reason to regret the decisions they have made. Moreover, it creates unrealistic expectations and self-blame when the results are not perfect. Finally, the explosion of choices may be a significant contributor to depression.

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Recentemente, in un convegno Italiano sulla musica in Rete, un ragazzo disse al relatore “Possiamo scaricare le discografie complete di qualsiasi artista, ma il problema è: Che cosa ci piace?”

In questa domanda è riassunto tutto il percorso della società dei consumi che offre innumerevoli scelte ma non conferisce gli strumenti per crearsi una propria solida identità. Una delle cause di questo disagio di fronte alla scelta, è quasi “tecnica”: Barry Schwartz è l’autore di The Paradox of Choice: Why More Is Less (Il paradosso della scelta: perché di più è di meno). Egli afferma che la grande varietà di scelte presente nelle società ricche crea paralisi invece che liberazione.

Le persone preferiscono non decidere piuttosto che affrontare delle scelte complicate. Le decisioni, una volta prese, producono meno soddisfazione poiché le persone hanno più motivi per pentirsi delle decisioni prese. Inoltre crea aspettative irrealistiche e rimproveri verso se stessi quando i risultati non sono perfetti. Infine, l’esplosione di scelte può divenire un contributo rilevante nell’avvio di una depressione.

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An excess of information, as is prevalent in present societies, happens at the expense of knowledge and reflection, acts of interiority that are “soul-making” and which need to stop and stay for a while in the slower and emptier spaces. Being submerged in a great number of options and comparison between their features keeps us at a superficial informative level, without entering the genuine reality of the choice, which we could know for real only once we have made the experiential jump, whatever it is, for instance, purchasing a gadget, taking a trip, or choosing a person to meet with.

But I find that the most important factor is connected to the psychological construction of an individual. When we make a choice driven by the market, at that very moment we get deluded that “we are really ourselves,” that we ourselves decide about our lives and are aware of our preferences as independent people “who know what they want.”

The choices and the personalizations offered to us by industry simulates the creation of one’s identity. When we choose between five, 20 or even hundreds of options, we feel as if we are on firm ground in a situation which we believe we can control. We feel for a moment as if we were original people, but our particularity is held up by the supports predetermined by somebody else. It reminds me of the episode of the Blues Brothers when they entered the place where they were supposed to play music and asked, “What kind of music do you usually have here? Oh, we got both kinds. We got country and western.”

In order to be accepted and to be successful in society we have to be at the same time both like all of the others, and better than the others. We have to be unique, but inside the accepted and recognized parameters. Being who we are, means, as Lee Siegel affirms that one “must sound more like everyone else than anyone else is able to sound like everyone else” (Against the Machine, New York: Spiegel & Grau, 2008, p. 73). This applies in ordinary life in the way of introducing ourselves in our profiles on Internet sites.

Going back to the question of the boy, “But what do we like?” The question preceding that one is, “How are personal preferences created?” One’s musical predilections reflect one’s nature. The music passes through and connects the body, the mind, the emotions and the spirit and bonds with something profound in us. The presupposition of “what we like” regarding music is “who we are” as human beings, and this is hardly to be found out by downloading thousands of musical pieces from the Net.

Music resonates with our essential human qualities. An energetic kind of music cannot be really appreciated deeply if we do not recognize and accept our inner force. A sweet and sentimental kind of music cannot reverberate in us if we do not accept our vulnerability and tenderness. In the same way, music can help us to recognize and to feed such internal qualities in a reciprocal feedback with our soul. But the authentic human qualities that make us at the same time a part of the larger humanity and unique in their expression can’t be fed by choosing between the commercial options.

The ability to choose is what makes us free, and it is this authentic desire of the soul which is being manipulated by the offerings of commercial choices. It is not about choosing an infinite number of MP3s, but about creating our own My Personality.

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Un eccesso di informazioni, come avviene nelle società attuali, va a scapito della conoscenza e della riflessione, atti di interiorità che “fanno anima” e che richiedono di fermarsi e rimanere per un certo periodo all’interno di spazi più lenti e vuoti. Venire sommersi da un grande numero di opzioni e di confronto tra caratteristiche ci mantiene ad un livello informativo superficiale, senza mai addentrarci nella vera realtà della scelta, che potremo conoscere veramente una volta fatto il salto esperienziale, che si tratti dell’acquisto di un gadget, di una destinazione di un viaggio o dell’incontro con un persona che ci attrae.

Ma il fattore più importante trovo che sia legato alla psicologia della costruzione della personalità. Quando compiamo una scelta guidata dalle logiche di mercato, in quel momento ci illudiamo che “siamo veramente noi stessi”, che decidiamo della nostra vita e siamo consapevoli delle nostre preferenze come persone autonome “che sanno ciò che vogliono”.

Le scelte e le personalizzazioni che l’industria ci offre simula la creazione di una propria identità. Quando scegliamo tra cinque, venti o addirittura centinaia di opzioni, ci sentiamo su un terreno che crediamo di padroneggiare. Ci sentiamo per un attimo come persone originali, ma la nostra particolarità si regge su perni predeterminati da qualcun altro. Mi ricorda una scena dei Blues Brothers quando entrarono nel locale dove avrebbero dovuto suonare e chiesero: “Di solito che tipo di musica fate qui? Oh, di entrambi i tipi. Facciamo country *e* western”.

Per essere accettati ed avere successo nella società dobbiamo essere allo stesso tempo come tutti gli altri e meglio degli altri. Dobbiamo essere unici però all’interno dei parametri riconosciuti ed accettati. Essere se stessi, significa, come afferma Lee Siegel “Dover sembrare più come tutti gli altri che qualsiasi altra persona possa sembrare come tutti gli altri”. (Lee Siegel. Against the Machine. Spiegel & Grau. New York. 2008. pp.73) Questo si applica sia alla vita ordinaria che al modo in cui ci presentiamo nei profili dei siti Internet.

Per tornare alla domanda del ragazzo “Ma cosa ci piace”? La domanda precedente a questa è “Come si creano le preferenze personali?” I propri gusti musicali riflettono la propria natura. La musica attraversa e connette corpo, mente, emozioni e spirito e si aggancia a qualcosa di profondo di noi stessi. Il presupposto di “cosa ci piace” musicalmente è “chi siamo” umanamente, e questo molto difficilmente lo scopriremo scaricando migliaia di brani musicali dalla Rete.

La musica entra in risonanza con le nostre qualità umane essenziali. Una musica energica non può essere veramente apprezzata in profondità se non riconosciamo ed accettiamo la nostra forza interiore. Una musica dolce e sentimentale non può riverberare in noi se non accettiamo la nostra vulnerabilità e tenerezza. Allo stesso modo, la musica può aiutarci a riconoscere ed a alimentare tali qualità interiori in un feedback reciproco con la nostra psiche. Ma le qualità umane autentiche che ci rendono allo stesso tempo parte della più larga umanità ed unici nella loro espressione non possono essere alimentate dalla scelta tra opzioni commerciali.

La capacità di scegliere è ciò che ci rende liberi, ed è questo autentico desiderio dell’anima che viene manipolato dall’offerta di scelte commerciali. Non di scegliere tra infiniti MP3 ma di creare la Mia Personalità.

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