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Pensare come un software

Il campione di scacchi Garry Kasparov ha scritto una recensione per il New York Review of Books (nota 1) dove afferma che oggi tutti possono avere un software di scacchi in grado di sconfiggere i più grandi campioni. Ma tali programmi operano solo con la forza bruta del calcolo e mai con lo stile, gli schemi, la teoria o la creatività.

“Benché oggi abbiamo ancora bisogno di massicce dosi di intuizione e logica per fare una buona partita di scacchi, gli esseri umani stanno cominciando a giocare come se fossero computer.” Egli aggiunge che nel software degli scacchi non occorrono idee nuove e originali, in quanto i programmi “che utilizzano la forza bruta” sono già più che sufficienti per vincere.

E mentre con i nuovi e più potenti programmi di calcolo il software degli scacchi diventa meno creativo, gli scacchisti cominciano ad adottare lo stesso atteggiamento consistente nel limitarsi a cercare “ciò che funziona”. Indubbiamente, vi è un feedback reciproco tra le rappresentazioni digitali della realtà e il modo in cui ci accostiamo ai vari aspetti di quest’ultima. Alcuni amici musicisti mi hanno detto che da quando esistono software per comporre musica, la loro creatività è mutata, evolvendosi parallelamente a questi software.

La grafica, la produzione di video, la musica e un’infinità di altre attività creative si appoggiano oggi su vari tipi di software. E gli algoritmi e l’approccio programmatorio si sono estesi dai computer alla vita reale. Perdere peso, parlare a un pubblico, trovare il partner giusto, mantenere una relazione con lui/lei, fare sesso in modo fantastico, migliorare la propria autostima sono tutti diventati problemi “fai-da-te”. Con le giuste istruzioni, e seguendo le procedure corrette, crediamo di poter padroneggiare tutti gli aspetti della vita.

Tutt’ora, i computer non possono fare molte cose che agli esseri umani riescono facilmente: quindi, dobbiamo adattare il lavoro umano ai bisogni della macchina. Il servizio “Amazon Mechanical Turk” descrive con precisione il modo in cui supporta la creazione del servomeccanismo umano:

Gli sviluppatori possono azionare questo servizio in modo da implementare intelligenza umana direttamente nelle loro applicazioni. Mentre la tecnologia dei computer continua a migliorare, vi sono tutt’ora molte attività in cui gli esseri umani possono essere molto più efficaci dei computer, come ad esempio l’identificazione degli oggetti in una foto o in un video, riconoscere dati duplicati, trascrivere registrazioni audio o ricercare dettagli di dati. (http://aws.amazon.com/mturk/).

La Storia dell’essre umano è fatta anche dei suoi rapporti con gli strumenti tecnologici. E l’uso di strumenti per estendere le nostre possibilità è stato un grande passo avanti nello sviluppo umano. Ma quello che ci troviamo di fronte, oggi, è alquanto diverso. Con “Mechanical Turk”, tutte le attività umane sono prima convertite in attività digitali (anche quelle che richiedono immaginazione e intuizione al di là della capacità dei computer); successivamente, le risorse del cervello umano vengono usate per decodificare azioni che la macchina è incapace di compiere in modo ottimale.

È una sorta di catena di montaggio moderna in cui, al posto della ripetizione fisica e manuale, troviamo la ripetizione di una banale attività mentale, come il riconoscere un’immagine e il classificarla, o il trascrivere un testo udito.

Man mano che le attività umane vengono convertite in forma digitale, abbiamo bisogno di fornire al computer più poteri “mentali” tipici degli uomini. Noi partecipiamo perché lo strumento possa espandere le sue capacità, non più per espandere le nostre capacità. Si potrebbe obiettare che alla fin fine sono gli esseri umani a trarre vantaggio dalla relazione uomo/computer, e siamo sempre noi a decidere cosa processare ed elaborare. In un certo senso è così, ma è pur vero che quando digitalizziamo anche aspetti non-computabili che richiedono un massiccio intervento umano, riduciamo gli esseri umani a servomeccanismi della tecnologia, strumenti della macchina stessa.

Tra i molti ed enormi vantaggi dei macchinari efficienti automatici c’è questo: sono completamente inattaccabili dagli sciocchi. Ma ogni acquisto si deve pagare. La macchina automatica è inattaccabile dagli sciocchi; ma proprio per questo è anche inattaccabile dalla grazia. L’uomo che opera su questa macchina è impermeabile a ogni forma d’ispirazione estetica, sia di origine umana sia genuinamente spirituale. (Huxley, Aldous. La filosofia perenne. Adelphi Edizioni. Milano. 1995. p.235)

(1) Kasparov, Garry, “The Chess Master and the Computer,” New York Review of Books, Feb 2010. <http://www.nybooks.com/articles/archives/2010/feb/11/the-chess-master-and-the-computer/>

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