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La tecnologia ci “fa“

Gli uccelli costruiscono istintivamente il loro nido e molti animali “sanno” come cacciare o trovare cibo, ma gli esseri umani possiedono solo degli istinti molto elementari, come quelli legati all’afferrare e al succhiare. Tutto il resto deriva da un processo di apprendimento, che per la maggior parte avviene attraverso il corpo. Come scrive “Alliance for Childhood” in Fool’s Gold: A Critical Look at Computers in Childhood:

Quindi, sembra che siano il gioco e le doti sociali – e non la pressione prematura a padroneggiare la lettura e l’aritmetica – a preparare i bambini ai futuri successi accademici. I ricercatori hanno dimostrato che i bambini imparano soprattutto intuitivamente, attraverso il corpo, e che questo apprendimento rappresenta una base indispensabile per la successiva comprensione conscia del mondo. La prima esperienza delle relazioni geometriche e fisiche, per esempio, è letteralmente viscerale.

Uno studio pubblicato su “Nature” dai ricercatori della University of California di Santa Cruz ha dimostrato che quando gli animali imparano qualcosa di nuovo a livello motorio, quasi subito tra le cellule cerebrali cominciano a formarsi nuove connessioni che poi si consolidano in modo permanente. Tutti sappiamo che quando impariamo qualcosa che riguarda il corpo, come guidare una bicicletta, questa conoscenza resta con noi.

Lungo il corso dell’evoluzione, vediamo che compaiono prima i muscoli, poi le funzioni motorie (come conseguenza del vivere in un certo habitat), quindi le funzioni neuro-fisiologiche associate.
L’attività motoria ha effetti sul cervello, il quale a sua volta ha effetti sul corpo, permettendo un’azione più rifinita. L’opponibilità del pollice e la posizione eretta degli esseri umani arrivarono milioni di anni prima dello sviluppo del cervello. È stato il lavoro ad alterare il cervello, non il contrario, come Engels intuì e i fossili hanno successivamente confermato (si veda Genesi dell’uomo-industria).

La mano soprattutto, con i suoi sottili movimenti, ha plasmato i nostri sistemi nervosi più di qualsiasi altra attività motoria del corpo. Le “tecnologie” dei movimenti corporei e del lavoro manuale hanno plasmato e sviluppato il nostro cervello, sin dall’epoca primitiva. Tramite un feedback reciproco, il cervello ha plasmato i nostri strumenti rendendoli sempre più complessi, fino a che oggi essi interagiscono quasi esclusivamente con la mente.

In un esperimento, i ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI), per leggere l’attività cerebrale dei tassisti mentre fingevano di guidare a Londra, in una simulazione virtuale. Attraverso la risonanza magnetica funzionale  hanno ottenuto immagini cerebrali dettagliate di 20 tassisti che portavano a destinazione i loro clienti. Mentre programmavano l’itinerario, individuavano punti di riferimento o pensavano ai loro clienti, si attivavano aree diverse del cervello. Come dice l’articolo della BBC:

I loro cervelli «crescevano» letteralmente sul lavoro, man mano che elaboravano informazioni complicate per trovare la strada nel labirinto delle vie londinesi… Studi precedenti avevano dimostrato che i tassisti avevano un ippocampo più grande (una regione cerebrale che svolge un ruolo importante nell’orientamento).

Le tecnologie che interagiscono principalmente con la mente hanno un effetto immediato sulla nostra neurofisiologia. Gary Small scrive in Ibrain:

Studi sulle fMRI di giovani tra i diciotto e i ventisei anni, che passano una media di quattordici ore a settimana ai videogiochi, hanno scoperto che questi ultimi, quando contengono scene violente, attivano l’amigdala. Forse non è un caso che molte persone autistiche, incapaci di mantenere il contatto visivo e dotate di un’amigdala limitata, sono compulsivamente attirate e ipnotizzate dalla televisione e dai videogiochi (p.73).

L’amigdala è una componente del cervello a forma di mandorla, ubicata nella regione temporale, considerata parte del sistema libico, dove hanno luogo le nostre reazioni emotive. Essa modula anche le nostre reazioni alle minacce. Può essere considerata parte dell’antico cervello rettile, collegata a sopravvivenza, paura e aggressività.

Altri esperimenti hanno dimostrato che appena cinque giorni di ricerche su Google, da parte di soggetti poco esperti di computer, erano sufficienti a modificare i loro circuiti neurali, soprattutto attivando la loro corteccia prefrontale dorsolaterale. Questa parte del cervello ha una funzione importante nella nostra memoria a breve termine e nell’integrazione delle informazioni sensorie e mnemoniche.

Sia le tecnologie dell’informazione (IT), che interagiscono principalmente con la nostra mente, sia quelle meccaniche, che invece interagiscono soprattutto con il corpo, influenzano il nostro corpo/mente in modi anche permanenti.

Nel simbolismo astrologico, il pianeta Urano è associato alla mano, alla tecnologia e al sistema nervoso, per la sua caratteristica di trasmettere informazioni. Il sapere simbolico-analogico di Urano sembra in grado di connettere le parti in un tutto. Il sistema nervoso umano si è sviluppato dai movimenti sottili permessi dalla mano e a sua volta ha creato la tecnologia e altri strumenti.

La tecnologia, persino nella nostra era hi-tech, mantiene ancora un legame, seppure debole, con la mano. Gli unici movimenti corporei che facciamo quando usiamo strumenti hi-tech sono quelli delle mani e delle dita, attraverso il mouse, la tastiera o un touch screen. Una ricerca pubblicata nel 2009 da Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), ha dimostrato che i gesti attivano la stessa area cerebrale del linguaggio (le aree inferiore frontale e posteriore temporale), e questo qualsiasi italiano, con la sua tendenza a gesticolare, può capirlo.

I gesti rituali (come quelli delle mani) sono sempre stati associati all’attivazione di stati mentali. Le mudra dell’induismo costituiscono una scienza completa di gesti spirituali formati da mani e dita. Discipline antiche come quelle della cerimonia del tè o il tai-chi, che comportano numerosi gesti, sono allo stesso tempo arti visibili e conseguimenti interiori.

Le connessioni neurali maggiori sono quelle tra mano e cervello. La scrittura stessa, in quanto composta da movimenti sottili e altamente personali, può darci indicazioni sulla nostra personalità, tramite la grafologia.

Cosa accade quando usiamo tecnologie che interagiscono quasi esclusivamente con la nostra mente, senza alcun coinvolgimento fisico (a parte gli ovvi effetti consistenti in problemi cardiovascolari e obesità, dovuti allo stare troppo seduti davanti a uno schermo)?

Abbiamo visto che persino la pura information technology in termini di ricerche su Google modella il nostro cervello, ma siamo certi che l’evoluzione umana consista soltanto nell’attivare determinate aree cerebrali? Non può essere, invece, che le nostre capacità cognitive risiedano tanto nel nostro cervello e nel nostro sistema nervoso, quanto in ogni organo e cellula del nostro corpo, e forse persino oltre quest’ultimo? La consapevolezza, in quanto tale, non può essere localizzata da uno scanner magnetico, tanto meno possono esserlo l’etica o la saggezza.

La nostra cultura non ha studiato cosa accade quando sostituiamo ogni lavoro manuale con lavoro mentale, che tende a stabilire un contatto diretto tra la mente e lo strumento. Per esempio, se i tassisti di Londra sviluppano una parte del cervello grazie allo sforzo di orientarsi nel traffico londinese, cosa accadrà quando facciamo affidamento sul GPS? Qui posso riferire un aneddoto personale: un mio amico ha fatto un viaggio in macchina, dal sud al nord dell’Italia. Quando gli ho chiesto che strada avesse percorso e se avesse attraversato una certa città, mi ha risposto di non averci fatto caso, perché si era limitato a seguire le indicazioni del GPS. È possibile che la stessa area che si attiva nei tassisti londinesi in questi casi si atrofizzi?

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