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Taking away attention

Tibet Bell[en]

Attention is a resource whose value is appreciating faster than oil. Even now, the most important economic resource on the Internet is advertisement, which feeds on people’s attention toward certain messages. The resource of attention will be analyzed in detail and economically valorised through ever more sophisticated methods.

The analytical systems of web pages are developing in the direction of recording not only how many pages have been seen, from which sources and from what type of users, but the movements of the mouse as well, movement within the page, the parts selected, and more.

Once the Pandora’s box of attention analysis has been opened, there will be a race to develop the most varied techniques to secure this precious knowledge. We will witness more tricks to hook us into clicking and buying.

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L’attenzione è la risorsa che sta acquisendo valore più velocemente del petrolio. Già da ora la risorsa economica di Internet più importante è la pubblicità, che si nutre dell’attenzione delle persone verso un certo messaggio. La risorsa attenzione verrà analizzata nei particolari e valorizzata economicamente con metodi sempre più sofisticati.

Si stanno affacciando dei sistemi di analisi degli accessi ai siti web che prendono in considerazione non solamente quante pagine sono state visualizzare, da quali fonti e da quale tipologia di utente, ma anche i movimenti del mouse, gli spostamenti all’interno della pagina, le parti selezionate e altro.

Una volta aperto il vaso di Pandora dell’analisi dell’attenzione, ci sarà la rincorsa alle tecniche più disparate per accaparrarsi questa preziosa forma di energia. Vedremo sempre più trucchi per prenderci all’amo e portarci verso l’acquisto.

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Nicholas Carr’s article about Google’s patent says:

What Google has patented is a way to decipher which page regions and topics the viewer is interested in based on the viewer’s behavior after he’s arrived at the page. (Typically, ads are served based on the user’s behavior before he arrives at a page.) The patent’s scope, in defining the elements of behavior, is broad, even open-ended: “Examples of user behavior include (a) cursor positioning, (b) cursor dwell time, (c) document item (e.g., link, control button, etc.) selection, (d) user eye direction relative to the document, (e) user facial expressions, (f) user expressions, and/or (g) express user input (e.g., increasing the volume of an audio segment), etc.”

In this way, it is possible to obtain a more accurate map of how, when, and what the user gave his attention to, getting ever-closer to reading the user’s intentions.

In the future, in place of the mouse there could be biofeedback devices which could measure our psycho-biological states, as for instance, an adapted version of Emwave pc which collects pulse data through a finger or ear clip sensor that communicates with the computer and can analyze stress levels. The intention of Emwave pc is in the direction of giving more self-awareness, but the same technology could also be employed to get more control of other people’s states of consciousness.

Technology could even go further than biofeedback sensors, expanding into neurofeedback devices which can read our brain waves. These devices are already easily integrated with a computer and relatively cheap, used both in the therapeutic and self-awareness areas.

For instance, when the user is in an alpha-receptive frequency mind state, the visualization of the commercial message could be paid more to the host site, since the user is then in a more effective inner state for the ad message to be received [I hope I’m not giving bad ideas to anybody; Google and Microsoft, you aren’t reading, are you? :-)]

This progressive control of our state of consciousness could even have a positive side effect: it could motivate us in following mental discipline to keep our attention alert, become aware of our intentions and mental mechanisms and when we are about to slip into a state of advertisement manipulation.

Berthold Brecht suggested the technique of distancing ourselves from what was happening on the theatrical stage to focus on critical analysis instead of losing ourselves in the entertainment.

Attention, more than being a resource for advertisement, will be our inner resource of the future, as it always has been. But attention hasn’t been attacked in such a massive direct way until now. As situationists told us in the 1950s, our emotions and sensations are being redirected toward products which delude us in seeking them through market goods, be they material or digital dreams.

Our attention allows us to “be there” fully in everything we are doing, activates our best resources, and gives us the chance to perform conscious choices. It allows us to treasure every experience for the maturation of our psyche. Attention and awareness are good allies.

When we aren’t attentive, we are simply dragged by external messages in directions which we don’t consciously choose and often in directions which reactivate already-present mental conditionings. In other words, without attention, we react mechanically toward life, strengthening only our pre-existent conditionings without any growth.

The use of the Internet, with so many stimuli like open windows and events to give attention to challenges our capacity to be present and not get seduced by competing messages which want to stick a flag in a territory of our mind.

Having “outsourced” part of our mental activities on technology, a sort of meditation technique for the Net is needed, wherein we observe the incoming mental stimuli, label them, perceive what they produce internally, feel the compulsion to click, breathe, and…let them go…then another stimulus…and yet one more.

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L’articolo di Nicholas Carr parla del brevetto di Google a questo riguardo:

Google ha brevettato un modo per decifrase le regioni delle pagine e gli argomenti a cui il lettore è interessato, sulla base del comportamente dell’utente dopo che è arrivato sulla pagina. (Di solito, gli annunci vengono proposti sulla base del comportamento dell’utente prima che arriva ad una pagina). La portata del brevetto, nel definire gli elementi del comportamento, è ampia, addirittura senza limiti: “Esempi di comportamenti dell’utente sono (a) posizionamento del cursore (b) tempo in cui il cirsore si sofferma (c) elemento del documento (es: link, bottoni di controllo, ecc), selezione (d) direzione dell sguardo dell’utente relativamente al documento (e) espressione facciale dell’utente ecc..

In questo modo è possibile ottenere una mappa molto più definita di come, quanto e a cosa il visitatore ha posto la sua attenzione, avvicinandosi sempre più alla lettura delle intenzioni.

Nel futuro al posto del mouse potranno esserci dei dispositivi di biofeedback che potrebbero misurare i nostri stati psico-biologici, ad esempio una versione adattata di Emwave pc che raccoglie nel computer i dati delle pulsazioni attraverso un sensore da collegare ad un dito o all’orecchio e consente di avere coscienza dei nostri livelli di stress. L’intenzione di Emwave pc è nella direzione di maggiore consapevolezza di noi stessi, ma la stessa tecnologia potrebbe essere impiegata per avere maggiore controllo sugli stati di coscienza altrui.

La tecnologia potrebbe anche andare oltre ai sensori di biofeedback, verso strumenti di neurofeedback che analizzano le frequenze del cervello. Questi strumenti sono già facilmente integrabili con un computer e relativamente a buon mercato, utilizzati sia in ambito terapeutico che di autoconoscenza.

Con un sistema di neurofeedback, quando l’utente ad esempio si trovasse nello stato ricettivo e rilassato alpha, la visualizzazione del messaggio pubblicitario potrebbe essere pagato maggiormente al sito che lo ospita, in quanto il fruitore del messaggio si trovava in una condizione interiore più efficace per l’assorbimento del messaggio pubblicitario (spero di non dare brutte idee a qualcuno, Google e Microsoft non siete in ascolto vero? 🙂

Questo controllo progressivo dei nostri stati di coscienza può anche avere un effetto collaterale positivo: ci potrà motivare ad intraprendere una disciplina mentale per rimanere presenti a noi stessi ed avvertire quando stiamo scivolando nella manipolazione pubblicitaria, rendendoci coscienti delle nostre intenzioni e dei nostri meccanismi mentali.

Berthold Brecht suggeriva la tecnica di prendere distanza emozionale da ciò che avveniva sul palco del teatro per invitare l’analisi critica invece che perdersi nell’intrattenimento.

L’attenzione, oltre che una risorsa per la pubblicità, sarà soprattutto la nostra risorsa interiore del futuro come d’altronde la è sempre stata. Ma fin’ora l’attenzione non era stata attaccata direttamente a questi livelli. Come dicevano i situazionisti negli anni ’50, le nostre emozioni e sensazioni vengono redirette verso i prodotti, che ci illudono di poterle ritrovare tramite i beni del mercato, che siano materiali o sogni digitali.

La nostra attenzione ci mette in grado di “esserci” in pieno in qualsiasi cosa stiamo facendo, ci attiva le nostre migliori risorse e ci dà la possibilità di effettuare delle scelte consapevoli. L’attenzione ci consente di far tesoro di ogni esperienza per la crescita della psiche. Attenzione e consapevolezza sono stretti alleati.

Quando non siamo attenti, veniamo semplicemente trascinati dai messaggi esterni verso direzioni che non scegliamo completamente e spesso verso direzioni che riattivano condizionamenti mentali già presenti. In altre parole, senza attenzione reagiamo meccanicamente di fronte alla vita, rafforzando solamente i nostri condizionamenti preesistenti senza alcuna crescita.

L’utilizzo della rete, con la miriade di stimoli, di finestre e di eventi a cui dare attenzione mette a prova la nostra capacità di presenza per non essere sedotti dai messaggi in competizione tra loro che vogliono piantare una bandierina in un territorio della nostra mente.

Avendo “esternalizzato” parte delle nostre attività mentali nella tecnologia, si necessita una sorta di tecnica di meditazione per la rete dove osserviamo gli stimoli mentali che ci arrivano, li cataloghiamo, percepiamo cosa ci provocano internamente, sentiamo la compulsione a cliccare, respiriamo e… li lasciamo andare… e poi un altro stimolo… e un altro ancora.
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