Il movimento centrifugo della Rete
nov 17th, 2009 by Ivo Quartiroli | | Permalink
Un recente rapporto di Pew Internet sull’isolamento sociale e le nuove tecnologie sembra contraddire le precedenti indagini sulla materia.
Questo studio di Pew Internet Personal Network and Community sostiene che gli americani non sono così isolati come pareva dalle precedenti ricerche. L’uso del telefono cellulare e della Rete porta ad allargare e diversificare le reti di discussione, e quando esaminiamo le reti personali – con i loro legami più o meno forti – vediamo che l’uso dell’Internet, in generale, e la partecipazione a social networks come Facebook, in particolare, portano allo stabilirsi di differenti ambiti sociali di relazione.
Anch’io ritengo che gli utenti di Facebook abbiano rapporti umani nella vita reale ma, data la diffusione massiccia di Facebook, ho la sensazione che le preesistenti relazioni della vita reale tendano a farsi risucchiare in Facebook.
Un tempo la televisione proponeva descrizioni della realtà, e le persone discutevano di ciò che avevano visto sul teleschermo. Da una ventina d’anni, ho notato, le televisioni hanno cominciato a parlare sempre più di sé, in maniera autoreferenziale. La mia fonte sono gli apparecchi degli altri, perché io non ne possiedo uno. Guardare la televisione di rado mi rende più consapevole dei grandi cambiamenti. A un certo punto, invece di far vedere e commentare la realtà, la televisione ha cominciato a creare essa stessa una realtà, e a commentarla insieme agli altri mezzi di comunicazione.
La Rete ha seguito un percorso analogo, sebbene lievemente diverso. Qualche anno fa era ancora appannaggio di una ristretta percentuale di popolazione ed era autoreferenziale da subito, grazie anche al facile meccanismo dei link.
Poi con la diffusione delle comunità virtuali la gente si è riversata su Facebook e su altri siti del genere. Ultimamente ho osservato sempre più spesso persone intente a parlare di «cosa succede su Facebook»: un fenomeno che incrementa ulteriormente la crescita della comunità virtuale stessa. Nessuno vuole essere tagliato fuori, così tutti si accalcano in Facebook. Ci si sente più emarginati a non essere presenti in Rete che a non avere incontri reali.
La Rete è diventata prioritaria. Addirittura certi eventi della vita reale senza di essa non esiterebbero, poiché vengono organizzati come «eventi di Facebook». A causa del gran tempo trascorso online, senza la Rete ci si sentirebbe a corto di argomenti nelle conversazioni vis-à-vis.
Molti esperti delle nuove tecnologie apprezzano l’interazione fra Rete e vita reale, convinti che così si crei un equilibrio tra i due campi, facendo uscire la Rete dalla sua gabbia. Il problema è che la digitalizzazione della realtà è un processo onnivoro che tende a incorporare ogni aspetto della vita, assorbendo la totalità della realtà partendo dal livello mentale, rappresentandolo come se ogni cosa potesse essere tradotta in bytes. Così, in definitiva, la realtà viene risucchiata dalla Rete e, per poter real-izzarsi, deve essere archiviata con le tecniche di lifelogging. La realtà può viene considerata reale solo nel momento in cui può avere una realtà digitale.


Personalmente credo che la rete risucchi chi è già “risucchiato” prima!
E’ una sorta di amplificatore di malesseri esistenziali. Per chi vive la rete partendo da uno stato di (auto)esclusione sociale lo schermo abbatte una barriera fra chi è da una parte e chi è dall’altra, creando l’illusione che non si è più esclusi.
Su questo aspetto la rete è peggiore della TV che viene usufruita per lo più in modo passivo e non c’è alcuna comunicazione con l’altro lato (di solito!).
L’escluso davanti allo schermo di un computer supera tutte le paure che lo fanno sentire escluso, soprattutto se c’è interazione con qualcuno da qualche altra parte.
Ha come l’effetto di uno psicofarmaco che apparentemente appiana il percepire il malessere esistenziale, e come lo psicofarmaco in realtà non incide sulla radice del male.
Per chi ha normali rapporti sociali sottrae inevitabilmente del tempo, ma non è così deleteria.
Qualsiasi tecnologia che crea dei surrogati di una relazione faccia a faccia, come il cellulare e soprattutto la comunicazione via sms, risucchia dentro inevitabilmente chi ha problemi di relazioni in tre dimensioni, con i 5 sensi!
In un’ottica positiva l’amplificazione delle difficoltà relazionali può essere, per chi non si è proprio barricato nel suo bunker a prescindere dalla tecnologia, un modo di prendere consapevolezza della difficoltà per prendere le dovute precauzioni.
Anche per chi è completamente barricato dentro può essere l’occasione per creare con un filo comunicativo, seppur virtuale, situazioni che mettono dei dubbi sul fatto che le relazioni sociali possano a volte essere piacevoli.
Ogni cosa ha i suoi pro e i contro. E’ chiaro che, per chi è predisposto, se esposto alla tentazione, cascare dentro una buca ad alta entropia come è il web è più facile che evitarla. Più o meno è come con l’alcol o altre sostanze che creano dipendenza. Chi ha un’ansia da placare da qualche parte prima o poi casca.
Ciaoa tutti,ho trovato questo articolo(che si intitola:Social network vs Real life) che parla in modo dettagliato dei social e di alcuni problemi che quest’ultimi possono provocare.
http://italyspecialblog.blogspot.com/2010/03/social-network-vs-vita-reale.html
spero possa esservi d’aiuto.
saluti Marco