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Lettura come contemplazione e lettura come compulsione

Nel bel mezzo della Twitter-mania e della spinta verso la scrittura e la lettura di informazioni veloci, aggiornate e di breve vita, è bene che due maestri spirituali, provenienti da percorsi ben diversi, ci ricordino che vi sono altri modi per leggere. Il primo è di Carlo Maria Martini.

La tradizione cristiana ha sviluppato per la lectio divina un metodo in quattro momenti: “lectio, meditatio, oratio, contemplatio”. Queste successioni sono frutto di una riflessione teologica e antropologica sul modo in cui il credente accosta la parola di Dio, per assimilarla e trasformarla in vita vissuta, in azione. (Carlo Maria Martini, Lectio Divina e Pastorale: A Cura di Salvatore A. Panimolle, Ascolto della Parola e Preghiera, La “Lectio Divina”, Città del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 1987, p. 217).

La seconda viene dal mistico indiano Osho:

Leggere implica conoscere una determinata arte; significa vibrare in profonda simpatia; significa in qualche misura parteciparvi; è un grande esperimento di meditazione. Tuttavia se leggete la Gita allo stesso modo in cui leggete i romanzi, non riuscirete a coglierla. Essa è composta di vari strati, ciascuno ad un proprio livello di profondità, quindi ecco il percorso: ogni giorno occorre ripeterlo. Non si tratta di una ripetizione, se sapete come la si deve fare. Se non lo sapete, allora si tratterà di una ripetizione. Provateci per tre mesi. Leggete il medesimo libro, qualunque libretto riusciate a trovare, e leggetelo ogni giorno. Non caricatevi sulle spalle i vostri ieri mentre lo leggete: siate sempre nuovi come il sole che ogni mattina sorge di nuovo, come fiori che ogni mattina sbocciano sempre freschi. Aprite di nuovo la Gita, eccitati, elettrizzati. Leggetela di nuovo, cantatela di nuovo e state a vedere… vi rivelerà un nuovo significato. Tutto ciò non ha niente a che fare con quanto avete provato ieri e in tutti i giorni passati in cui l’avete letta. Proprio oggi vi comunica un preciso significato, in questo momento; tuttavia, se portate con voi tutti i vostri ieri, allora non sarete in grado di cogliere, nel corso della lettura, il nuovo significato, perché la vostra mente sarà già colma di significati. Ritenete di sapere già. Pensate di avere già letto e riletto questo libro: che senso ha continuare? In questo caso potrete continuare a leggerlo come se si trattasse di una cosa meccanica, continuando peraltro a pensare a migliaia di altre cose. Allora sarà inutile, senz’altro noioso; allora non ne sarete ringiovaniti e ne rimarrete intontiti. (Osho, La ricerca. Conversazioni sui dieci tori Zen, La Salamandra, Milano, 1984, p. 94).

Mi chiedo se la ricerca compulsiva delle ultime notizie/messaggi e per un infinito flusso di informazioni possa essere un riflesso sul piano mentale dell’eterna freschezza di cui fa esperienza un essere illuminato. Una tale condizione ricrea se stessa nuova ad ogni momento, lasciando la mente libera dai pesi del passato.

Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0
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