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Google Life Navigator

Alla conferenza di Techonomy di Agosto 2010, il CEO di Google, Eric Schmidt, ha affermato che, grazie all’intelligenza artificiale, Google è in grado di predire il comportamento degli esseri umani. Inoltre, se gli mostriamo 14 immagini di noi stessi, Google può identificare chi siamo. Sono dichiarazioni roboanti, ma non lontane dal vero.

La mente umana, in genere, opera principalmente come un meccanismo basato sui condizionamenti passati, ma diventa ancora più meccanica quando interagisce continuamente con le macchine. Quindi, non sorprende che un software ben congegnato possa dedurre con discreta accuratezza chi siamo, cosa vogliamo, quali siti web visiteremo e dove andremo la prossima volta che scenderemo in strada. Google conosce ogni pagina Web che visitiamo, tutte le pubblicià che clicchiamo e probabilmente – attraverso i suoi strumenti matematici e analitici in grado di identificare e collegare località, navigazione on-line, email e contatti con le persone – molte altre cose che nemmeno immaginiamo.

Nel caso in cui il nostro comportamento non sia prevedibile, Google può sempre dirci cosa dovremmo fare, dal momento che, per usare le parole di Schmidt, riportate da Nicholas Carr1, la gente “vuole che Google le dica cosa deve fare il momento successivo”. Queste parole sono inquietanti, ma, di nuovo, con un fondo di verità. La nostra volontà e il nostro senso di direzione interiore si attivano quando entriamo in contatto con il nostro “centro della pancia”, quel luogo da cui si muovono tutti i praticanti di arti marziali.

Tale centro si indebolisce in caso di uso eccessivo della mente e di mancanza di una connessione viva, sentita e consapevole con il corpo, che rappresenta il punto di partenza per la nostra ricerca della verità. Quando tale connessione è assente, chiediamo alla tecnologia di guidarci anche nelle decisioni più elementari, così come ricorriamo a Google per cose che in realtà potremmo richiamare alla memoria con poco sforzo.

In tal modo, diventiamo come dei bambini smarriti e bisognosi di consigli e conferme da mamma Google per tutte le nostre attività. O, al massimo, dei teenager ribelli che ignorano i suoi consigli, ma puntualmente si fanno vivi all’ora di cena.

Le madri possessive vogliono che i figli dipendano da loro e non crescano: per questo, li seducono con piatti succulenti (strumenti software gratuiti e accattivanti) e soddisfano tutti i loro bisogni, resistendo a qualsiasi loro tentativo di uscire da casa senza essere sorvegliati. Dovunque andiamo, lasciamo una traccia per Google. Così i bambini non affronteranno mai il mondo reale, né il loro sé autentico.

1. Brave New Google.

Vedi anche: Mail Goggles

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