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Category Archive for 'Technosoul'

Upgrading to Heaven

L’edizione Italiana di “The Digitally Divided Self” verrà pubblicata ad Aprile 2013 da Bollati-Boringhieri.

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Lost in the Current

L’edizione Italiana di “The Digitally Divided Self” verrà pubblicata ad Aprile 2013 da Bollati-Boringhieri.

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TV and the Internet: Dullness and Restless

Per svariati impegni in questo periodo non riesco piu’ a gestire la doppia lingua. Poiche’ la maggior parte dei visitatori di questo blog arriva dall’estero, dovendo scegliere, ho optato temporaneamente per una lingua internationale. Credo che la maggior parte dei visitatori italiani di questo sito conosca l’inglese.

Clicca sulla bandierina britannica in alto a destra per l’articolo in inglese.

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Motivi per lasciare Facebook

Tutti conosciamo i gruppi musicali attivi, o gli attori del momento, ma sappiamo molto meno di loro dopo che cambiano o interrompono le loro carriere o quando si ritirano. Tuttavia, spesso le storie più interessanti di vita accadono quando qualcuno cambia consapevolmente il suo percorso di vita.

Analogamente, nella partecipazione a Facebook, sappiamo quasi tutto delle persone che sono molto attive, ma non sappiamo molto delle persone che hanno rallentato la loro presenza o hanno lasciato il sito. Ci sono perlomeno altrettanti motivi per diminuire il nostro impegno o per lasciare Facebook che per farne parte.

Se sei una di quelle persone che hanno scelto di non partecipare, rallentare o di prendere la via d’uscita da Facebook, per favore condividi la tua esperienza. Perchè hai lasciato Facebook e quali erano i motivi di discontento?  C’è stato qualcosa che ha scatenato la tua decisione? Sto raccogliendo esperienze simili per un ebook su Facebook e sulle opinioni delle persone riguardo ai social media, in particolare sui motivi per andarsese. L’ebook sarà gratuito.

Sono particolarmente interessato ad esplorare la tua storia con le motivazioni interiori che ti hanno portato ad allontanarti da Facebook. Riporterò le tue parole senza esporre il tuo nome o il tuo indirizzo email. Necessito solo sapere se sei maschio o femmina, l’età approssimativa e la nazionalità. Naturalmente, riceverai una copia dell’ebook. In qualche caso potrei lavorare sul tuo testo per motivi di scorrimento, ma ne rispetterò comunque il significato.

Per favore manda le tue esperienze a ivotoshan (chiocchiola) yahoo (punto) it. Può essere di alcune righe o diverse pagine, come preferisci. In ogni caso gli darò la mia completa attenzione. Nel caso che io necessitassi di maggiori chiarimenti, ti manderò una email. Inoltre, se conosci qualcuno che potrebbe contribuire alla mia ricerca, per favore mandagli questo messaggio.

Puoi leggere la mia opinione su Facebook ai seguenti articoli

Resistendo a Facebook

Dopo qualche mese su Facebook

Il gioco di Facebook

Grazie per qualsiasi contributo tu possa dare,

Ivo

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Reading Aloud

Indranet.org sospende a tempo indeterminato gli articoli in lingua italiana. Per svariati impegni non riesco piu’ a gestire la doppia lingua. Poiche’ la maggior parte dei visitatori di questo blog arriva dall’estero, dovendo scegliere, ho optato per una lingua internationale.

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Il gioco di Facebook

In una delle mie rare apparizioni su Facebook, ho scritto una breve considerazione sull’assurdità di trascorrere più di un’ora per leggere con cura (come dovrebbe essere per le persone a cui teniamo) gli aggiornamenti degli amici… dell’ultima ora.

L’ultimo commento che ho ricevuto alla mia nota è stato “Se non ti piace non giocarci…”. Questo amico è piuttosto attivo su Facebook, condivide parole, video, link, e altro. E’ un artista e un ricercatore spirituale, un vero amico con cui abbiamo condiviso dialoghi profondi, meditazioni e ci siamo anche divertiti assieme, non come uno dei tipici “amici” nel modo in cui Facebook ha ridefinito questa parola. Ha un grande cuore.

Dopo qualche giorno dal commento, ho realizzato che ho sentito diverse volte persone che fanno un lavoro spirituale, affermare che Facebook è solo un gioco, che ci si può divertire ma rimanendone distaccati, sapendo che è un gioco della mente senza per questo dovercisi attaccare, come un essere illuminato che potrebbe osservare l’attività della sua mente come increspature alla superficie della sua coscienza. Secondo questo ragionamento, la coscienza non rimane influenzata da queste increspature.

Credo che ci sia una profonda incomprensione alla base di questo presupposto. Per quanto sia vero che un essere illuminato è al di là dei singhiozzi della mente e può osservarli come un testimone invece che rimanerne coinvolto, per tutti noi, interfacciarsi ripetutamente con uno strumento andrà ad influire sulla nostra relazione con lo strumento stesso e sul rapporto con le persone dall’altra parte dello schermo.

Nonostante la sicurezza di essere più forti di qualsiasi attività che ci coinvolge per diverse ore al giorno, la realtà è che possiamo e spesso effettivamente ci attacchiamo allo strumento e alle azioni ripetitive connesse. Questo si applica anche per i ricercatori spirituali. Se continuiamo ad alimentare il corpo con cibo malsano e chimica, ci sono buone probabilità che ne sentiremo le conseguenze. Anche per le persone spiritualmente evolute, in quanto il corpo risponde perlomeno tanto agli stimoli meccanici quanto ad una consapevolezza elevata, la quale non dà garanzia di vita lunga o salute sul piano fisico.

Diversi insegnanti spirituali affermano che anche la mente è un meccanismo, e che il corpo e la mente in realtà sono un’accoppiata corpo-mente, dove la mente non è meno meccanica del corpo. Qualsiasi ricercatore spirituale sa che la mente è soggetta a forti condizionamenti da parte di esperienze precoci, da messaggi esterni ricevuti, e anche dai nostri stessi pensieri. Tali condizionamenti appannano la nostra consapevolezza e non consentono alle nostre vite di fluire liberamente.

Uno dei classici insegnamenti per la liberazione della mente è di non farsi trascinare dall’infinito chiacchiericcio della mente che è una fonte di distrazione, un ostacolo all’esplorazione interiore, e un ostacolo al silenzio da cui sorgono le intuizioni e la profondità.

Perchè mai la mente non dovrebbe anche essere condizionata da Facebook, not solo in termini dei contenuti visualizzati, ma specialmente dal  modo in cui interagiamo, dall’interfaccia stessa? Nonostante abbia sentire affermare da alcuni che “guardano ai messaggi di Facebook in un modo meditativo”, osservandone il flusso senza attaccamenti (e mi viene da domandarmi comunque se si tratta dell’approccio senza attaccamenti di una mente meditativa oppure semplice indifferenza e noia), l’interfaccia e il modo in cui comunichiamo con Facebook ci tocca più in profondità dei contenuti veri e propri. Sappiamo dai tempi di McLuhan che “il medium è il messaggio”.

Il modo stesso di comunicare, tramite lo scorrimento dello schermo, i click del mouse (o il tocco del touchscreen), con delle finestre aperte, associando gli amici con delle piccole icone, e comunicando di base ad un livello mentale senza la presenza del corpo, mentre si è pure distratti da ulteriori eventi che sono attivi sullo stesso schermo, porterà inevitabilmente ad una trasformazione del significato interiore di amicizia e di comunicazione. Per le persone più giovani, potrebbe diventare un imprinting.

I siti come Facebook tendono ad assorbire il nostro tempo e attenzione, si alimentano dei contenuti generati dagli utenti ed analizzano le nostre parole, messaggi, link, profili e le nostre amicizie allo scopo di vendere i nostri dati agli inserzionisti.Certamente possiamo giocare al gioco di Facebook, ma mi accerterei prima se sono il giocatore o la pedina giocata.

Vedi anche: Resistendo a Facebook

Dopo qualche mese su Facebook

The Digitally Divided Self: Relinquishing our Awareness to the Internet is on Amazon

 

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The Digitally Divided Self: Relinquishing our Awareness to the Internet

The Digitally Divided SelfThe Digitally Divided Self: Relinquishing our Awareness to the Internet is on Amazon.

ISBN 9788897233008
274 Pages – Format: 6″ x 9″ – $17.90

It is nearly half a century since Marshall McLuhan pointed out that the medium is the message. In the interim, digital technologies have found an irresistible hook on our minds. With the soul’s quest for the infinite usurped by the ego’s desire for unlimited power, the Internet and social media have stepped in to fill our deepest needs for communication, knowledge and creativity – even intimacy and sexuality. Without being grounded in those human qualities which are established through experience and inner exploration, we are vulnerable to being seduced into outsourcing our minds and our fragile identities.

Intersecting media studies, psychology and spirituality, The Digitally Divided Self exposes the nature of the malleable mind and explores the religious and philosophical influences which leave it obsessed with the incessant flow of information.

I am deeply touched and extremely grateful to the people who took the time to read, support and endorse The Digitally Divided Self. Being my first English book, and basically self-published, I didn’t expect to receive many reviews, much less from such leading thinkers and writers – nor such positive responses.

It was also a surprise to find common interests around eastern spirituality with so many people into technology and media. This makes me hopeful for an evolution of the information society – from chasing external stimulation to inner explorations and silence.

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Praise for Digitally Divided Self

 “Quartiroli’s The Digitally Divided Self is a must read for anyone seeking to understand the ever-increasing hegemony of the digital world in the individual psyche. Drawing on diverse fields and traditions, the author analyzes numerous mechanisms by which IT separates us from ourselves. Readers stand to benefit from such an understanding that is a prerequisite for mounting a defense of one’s individuality.” —Len Bracken, author of several novels and the biography Guy Debord—Revolutionary

 ­“With great insight, Ivo Quartiroli captures the subtle as well as the gross impact that media use has on our individual and collective psyches. The challenge before all of us is how to adapt to the new technology in a healthy way that allows us to retain our essential humanity. He offers us a solution born of his experience and confirmed by neuroscience. This is a must read.” —Hilarie Cash, PhD, co-founder of reSTART: Internet Addiction Recovery Program

 “It is difficult to offer a spiritually based critique of today’s network culture without sounding like a nostalgic Luddite crank. Immersed in the tech, but also in various meditative traditions, Ivo Quartiroli is the perfect person to offer integral wisdom-tech with clarity and bite.” —Erik Davis, author of Techgnosis and Nomad Codes: Adventures in Modern Esoterica.

  “Aware of the profound and rapid psychological and social metamorphosis we are going through as we ‘go digital’ without paying attention, Ivo Quartiroli is telling us very precisely what we are gaining and what we are losing of the qualities and privileges that, glued as we are to one screen or another, we take for granted in our emotional, cognitive and spiritual life. This book is a wake-up call. Steve Jobs and Bill Gates should read it.” —Derrick de Kerckhove, Professor, Facoltà di sociologia, Università Federico II, Naples, former Director of the McLuhan Program in Culture and Technology.

 “The Digitally Divided Self alerts us about the insidious dangers of our growing dependence on Information Technology. Ivo Quartiroli warns us that Internet can easily develop into an addiction that undercuts our connections with nature, with other people, and with our deeper inner reality. The spiritual nourishment coming from genuine relationships is then replaced by the empty calories of fake relationships, with the resulting deterioration of our personal and social lives. Using an incisive style, Ivo Quartiroli can be provocative, iconoclastic, at times exaggerated, but never boring. Behind each observation there are pearls of wisdom that are guaranteed to make you think.” Federico Faggin, designer of the microprocessor.

 “Global culture is not only the latest step in the human evolutionary journey. It is also, as Ivo Quartiroli shows in The Digitally Divided Self, a critical opportunity to apply non-Western techniques of awareness to ensure healthy survival in the 21st century.” —Michael Heim, author of The Metaphysics of Virtual Reality, Virtual Realism, and Electric Language.

 “Question the merits of technology in the past and you’d be called a Luddite. But now technologists are leading the way toward a new, more balanced view of our gadget-driven lives. Drawing from his fascinating expertise in computer science and spirituality, Ivo Quartiroli presents a compelling critique of the corrosive impact of the Net on our humanity. It’s a warning we must heed.” —Maggie Jackson, author of Distracted: The Erosion of Attention and the Coming Dark Age.

“A profoundly premonitory vision of the future of the 21st century, The Digitally Divided Self unlocks the great codes of technological society, namely that the very same digital forces that effectively control the shape and direction of the human destiny are also the founding powers of a new revolution of the human spirit.” —Arthur Kroker, author of The Will to Technology and Canada Research Chair in Technology, Culture and Theory.

 “People today, especially young people, live more on the Internet than in the real world. This has subtle and not-so-subtle effects on their thinking and personality. It is high time to review these effects, to see whether they are a smooth highway to a bright interconnected future, or possibly a deviation that could endanger health and wellbeing for the individual as well as for society. Ivo Quartiroli undertakes to produce this review and does so with deep understanding and dedicated humanism. His book should be read by everyone, whether he or she is addicted to the Internet or has second thoughts about it.” —Ervin Laszlo, President, the Club of Budapest, and Chancellor, the Giordano Bruno Globalshift University.

 “The Mind-Body Split is a pervasive condition/affliction in the developed world, wholly un-recognized; yet fundamental to the great worldwide problems of health, environment, and economic inequity. Ivo Quartiroli’s Digitally Divided Self masterfully examines the effects of the insulated digital experience on the mind and the body self: exacerbating illusions and the Mind-Body Split; and contrasts it to the processes of self-discovery, growth, and healing: true inter-connectedness with nature, each other, and our selves. If the digital age is to solve our real problems, rather than create them, it will be with the knowledge contained in The Digitally Divided Self. Well done!” —Frederic Lowen, son of Alexander Lowen, Executive Director, The Alexander Lowen Foundation

 “Ivo Quartiroli here addresses one of the most pressing questions forced upon us by our latest technologies. In disturbing the deepest relations between the user’s faculties and the surrounding world, our electric media, all of them without exception, create profound disorientation and subsequent discord, personal and cultural. Few subjects today demand greater scrutiny.” — Dr. Eric McLuhan, Author and Lecturer

 “The internet is an extension of our central nervous system. When you operate a computer, you are extending yourself, through its interface, potentially all over the world, instantaneously. Extending yourself in such a disembodied, discarnate fashion only further entrenches your separateness, your ego self. In contrast, the introspective freeing from the physical through meditation also has the effect of creating a discarnate, disembodied state. That state is one that is progressively less identified with the ego self. This is the dichotomy that Ivo Quartiroli explores in The Digitally Divided Self. This book is well worth investigating.” —Michael McLuhan

 “We should all be asking the questions Ivo Quartiroli asks in this bold and provocative book. Whatever you think right now about technology, The Digitally Divided Self will challenge you to think again.” —William Powers, author of the New York Times bestseller Hamlet’s BlackBerry

 “It isn’t easy to find an informed and critical look at the impact of digital media practices on human lives and minds. Ivo Quartiroli offers an informed critique based in both an understanding of technology and of human consciousness.” —Howard Rheingold, author of The Virtual Community and Smart Mobs.

 “Ivo Quartiroli is mining the rich liminal territory between humans and their networks. With the integrity of a scientist and the passion of artist, he forces us to reconsider where we end and technology begins. Or when.” —Douglas Rushkoff, Media Theorist and author of Cyberia, Media Virus, Life, Inc. and Program or Be Programmed.

 “You might find what he writes to be challenging, irritating, even blasphemous and sacrilegious. If so, he has proven his point. The Internet, Ivo suggests, might just be the new opium of the masses. Agree with him or not, no other book to date brings together the multitude of issues related to how the seductions of technology impinge upon and affect the development of the self and soul.” —Michael Wesch, Associate Professor of Digital Ethnography, Kansas State University

 The Digitally Divided Self is a refreshing look at technology that goes beyond the standard, well-worn critiques. Ivo Quartiroli charts new territory with a series of profound reflections on the intersections of computer science, psychology and spirituality.” —Micah White, Senior Editor at Adbusters magazine.

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Table of Contents

Chapter 1: From Awareness of technology to technologies of Awareness .. 1
The Limits of Technology.. 3
What’s Not Computable Isn’t Real .. 4
The Promises of the Early Internet .. 5
From Information Processing to Consciousness Processing.. 6
All in the Digital Mincer .. 7
Technology Can’t be Challenged.. 8
Technology Uses Us .. 10
Feeding the Soul with Bytes .. 11
The Immortal Mind .. 12
Inner Prostheses and Amputations through Technology .. 13
Beyond the Mind.. 14
The Fragility of Beliefs and Information Technology.. 15

Chapter 2:“It’s only a tool” .. 17
Technology is not Questionable .. 18
Knowing through the Body .. 18
Technology “Does” Us .. 19
Technology is a Matter of Life and Death.. 21
Binary and Inner Duality.. 21
Knowing through the Heart.. 22
Our Identity With Tools – from Chimps to Chips .. 25
Reconnecting with the Inner Flow.. 26
From Spectator to Witness .. 28
Inner Holes and Techno-Fills .. 28
Pure Thinking Without the Body.. 30
Tools for Inner Growth.. 31
The Mind Itself is a Medium.. 34
IT Weakens Our Presence .. 36
Constrained to Produce .. 39

Chapter 3: The Roots of It .. 39
Constrained to Produce .. 39
IT was Started by the Bible .. 40
Technology as Returning to the Lost Perfection .. 41
Contradictory Messages Short Circuit the Psyche .. 43
Children of a Lesser God .. 44
Psychological Defenses .. 44
Technology as the Ultimate Savior .. 45
The Nature of the Mind.. 46
Conceptual Debris and Technology as a Holding Agent for the Psyche 47
The Quest for Immortality .. 48
Copying, Improving and Creating Minds.. 50

Chapter 4: The Digitization of Reality .. 53
Data is King .. 55
The Digitization of Territory .. 56
Augmenting Reality .. 57
The Mind as the First Virtual Reality Tool .. 58
The Digitization of Biology .. 59
Analogical Models of Reality .. 64
Our Digital Nervous Systems .. 66
Programming .. 67
Thinking like Software .. 69
Digitizing All Life Events .. 71

Chapter 5: Intimacy and Sexuality.. 73
Eros and the Sexualization of Society .. 74
Cybersex.. 75
The Transformation of Seduction and of Relationship .. 77
Masturbation and Sex Toys.. 78
Orgasm 2.0.. 80
Cybervirgins .. 82
Gender Issues and the Vanishing Male.. 84
Earlier Exposure to Porn.. 85
Desires .. 87
Cybersex as a Tantric Path .. 87

Chapter 6: Commoditizing and Monetizing.. 89
Replacing the Real .. 90
Playing with Feelings .. 90
iMarket .. 92
Brave New World.. 94
Deconstructing Sense and Ethics.. 94
Toward the Denial of Truth .. 95

Chapter 7: Politics, Participation and Control .. 97
The Rulers of Our Psyches .. 98
Governments.. 99
Advertising and Our Attention.. 100
Google .. 101
Wikileaks .. 104
Into Our Digital Persona .. 104
You Can Tell What Somebody is Like by the Company They Keep.. 105
Is the Internet Empowering Us? .. 106
Illusory Participation.. 107
Slacktivism .. 110
The Yogic Geek.. 112
Renouncing the World .. 115

Chapter 8: Come together: the Rise of Social networks.. 115
Renoucing the World .. 115
The Inner Need of Connection and Facebook.. 116
Experiencing for Others to See .. 118
Empathy.. 119
Illusory Contact.. 121
Body/Mind Development in Childhood .. 125

Chapter 9: Digital Kids ..125
Body/Mind Development in Childhood .. 125
Denied Childhood .. 126
Computers in Education .. 127
Lack of Mentors .. 128
Technology as an Answer to Social Fear .. 129
Wired Children.. 130
Sleepless Children .. 132

Chapter 10: Literacy and the Analytical Mind.. 133
Analytical and Critical Skills .. 136
A New Literacy Through eBooks? .. 138
The Reading “Technology” .. 139
Digital Writing .. 140
Communication and the Transformation of Consciousness.. 141
Attend to This! .. 143

Chapter 11: Lost in the Current .. 143
Attend to This! .. 143
Attend to it Now and Forever! .. 145
New is Cool .. 145
Instant Gratification.. 145
Neurological Changes Related to Instant Gratification .. 146
Accepting Emptiness and the Eureka Effect.. 147
Faster and Faster, but just Apparently .. 149
Into the Loop .. 151
Technological Updates and the Right to Silence .. 152
Cogitus Interruptus through Multitasking .. 153
No History, No Narrative, No Past .. 156
Digital and Human Memory.. 157
Addiction.. 158
Awareness of Feelings and Addiction.. 162
Attention .. 165

Chapter 12: The Digitally Divided Self.. 165
Attention .. 165
The Construction of the Self .. 166
Technological Development as a Metaphor of the Psychological One .. 170
Millions of MP3s and the Missing “My Personality” .. 173
Attachment to the Machine .. 173
The Need for Mirroring .. 174
Maternal Feeding and Paternal Limit Setting .. 175
The Sand Castle Crumbles: Toward a Schizoid State.. 176
The Other as Image .. 178
Detaching from the Body .. 179
The Schizoid State is an Ontological Condition .. 181
The Eye, the Ear, and a Global Tribalism.. 181
The Mind as a Medium.. 183
No Identity.. 185
The Reign of Objectivity .. 189

Chapter 13: The Process of Knowledge .. 189
The Reign of Objectivity .. 189
Joining Inner and Outer Knowledge .. 192
Not Knowing.. 195
Words are Second-Best After Silence.. 198
Do We Know with our Brains? .. 200
Externalizing Thinking .. 202

Chapter 14: Upgrading to Heaven .. 205
Creating Consciousness.. 206
Technology as an Ego Maintainer .. 209
IT Beyond Me: Unlinking Ourselves through Technology .. 211
Here and Now.. 213
Devotionally Disappearing into Technology.. 214
The Immortal Mind.. 215
Spiritual Powers through Technology .. 217
Are we Machines? .. 218
The Will to Create Mental Worlds .. 220

Chapter 15: Biting the Snake.. 223
Out of the Loop.. 224
Screen Media vs. Meditation .. 225
Meditation .. 228
IT is basically Counter-Meditative.. 230
Another Maya Layer through Technology .. 231
Charles Babbage.. 233

Appendix: The People of Contemporary It and what Drives them.. 233
Charles Babbage.. 233
Ada Lovelace .. 234
John von Neumann.. 234
Norbert Wiener .. 235
Alan Turing .. 235
Al Gore.. 236
Steward Brand .. 237
Kevin Kelly .. 238
Bill Gates.. 239
Steve Jobs .. 239
Withdrawing into the Mind .. 240
Bibliography .. 241
Index .. 249

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The Digitally Divided Self. Table of Contents, Introduction and Chapter 1

The Digitally Divided Self

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Table of Contents

Chapter 1: From Awareness of technology to technologies of Awareness .. 1
The Limits of Technology.. 3
What’s Not Computable Isn’t Real .. 4
The Promises of the Early Internet .. 5
From Information Processing to Consciousness Processing.. 6
All in the Digital Mincer .. 7
Technology Can’t be Challenged.. 8
Technology Uses Us .. 10
Feeding the Soul with Bytes .. 11
The Immortal Mind .. 12
Inner Prostheses and Amputations through Technology .. 13
Beyond the Mind.. 14
The Fragility of Beliefs and Information Technology.. 15

Chapter 2:“It’s only a tool” .. 17
Technology is not Questionable .. 18
Knowing through the Body .. 18
Technology “Does” Us .. 19
Technology is a Matter of Life and Death.. 21
Binary and Inner Duality.. 21
Knowing through the Heart.. 22
Our Identity With Tools – from Chimps to Chips .. 25
Reconnecting with the Inner Flow.. 26
From Spectator to Witness .. 28
Inner Holes and Techno-Fills .. 28
Pure Thinking Without the Body.. 30
Tools for Inner Growth.. 31
The Mind Itself is a Medium.. 34
IT Weakens Our Presence .. 36
Constrained to Produce .. 39 (altro…)

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Steve Jobs

Recentemente, sono apparsi molti articoli su Steve Jobs, ma sempre riguardo questioni tecnologiche o commerciali. Le radici psicologiche di Jobs determinano (come per chiunque) le sue azioni nel mondo. Poiché egli è un eccellente esempio di personalità di Tipo Cinque dell’Enneagramma, rappresenta un’ottima opportunità per studiare questa struttura, attraverso gli schemi ricorrenti della sua vita e dei suoi atteggiamenti.

Steve Jobs, co-fondatore di Apple insieme a Steve Wozniak, è nato nel 1955. La madre era laureata, single e pensava di non poter accudire il bambino, per cui lo diede in adozione. Per lei era importante che i nuovi genitori fossero laureati. Ma la prima coppia contattata, quando seppe che si trattava di un maschio, si tirò indietro. La seconda coppia non aveva lauree.

La madre continuò allora ad accudirlo per qualche mese, fino a quando trovò una coppia che si impegnò a far laureare il bambino, anche se poi alla fine quest’ultimo abbandonò gli studi. Come Ada Lovelace, considerata la prima programmatrice della soria, una persona respinta alla nascita divenne un’icona dell’information technology.

In linea con la controcultura degli anni Settanta, Jobs  provò l’LSD e andò in India per un ritiro spirituale (si considera un buddista). Nel 1978, ripetendo la sua storia personale, diede alla luce una bambina che non riconobbe, dichiarando di essere sterile.

Col passare degli anni, Jobs divenne uno degli imprenditori più innovativi e controversi. L’Apple cambiò la concezione del personal computer, grazie all’introduzione di fattori estetici i di interfacce semplici.
Nel 1998, il Dalai Lama autorizzò l’Apple a usare la sua immagine con le parole “Think Different” nelle loro pubblicità quando la Cina non era ancora un mercato appetibile per l’Apple.

Ma gli affari sono affari anche per gli ex-hippy buddisti. Sotto la responsabilità di Jobs, l’Apple ha bloccato molte applicazioni collegate al Dalai Lama per gli iPhone cinesi. La portavoce Apple Trudy Muller ha risposto freddamente con: “Ci adattiamo sempre alle leggi locali… Non tutte le applicazioni sono disponibili in tutti i Paesi”. E recentemente l’Apple ha ammesso che in alcune fabbriche cinesi dove si produce il suo hardware è stato  impiegati lavoro minorile.

Comunque, la sua vita in Apple non è stata tutta rose e fiori. Nel 1985, Jobs venne licenziato dal Consiglio di Amministrazione. Egli fondò allora la NeXT, in seguito confluita in The Graphics Group che la trasformò in Pixar, l’azienda di computer grafica più prolifica, produttrice di “Toy Story”, “Finding Nemo” e “Ratatouille”. Nel 1996, l’Apple acquistò NeXT, permettendo a Jobs di tornare come direttore generale nella sua azienda originaria. Nel 2004, gli fu diagnosticata una rara, operabile forma di cancro pancreatico. Cinque anni dopo, un trapianto di fegato gli permise di continuare a lavorare.

In molte parti del mondo, i bambini adottati sono considerati “figli di nessuno”. Forse è stata l’identità incerta di Jobs a portarlo in India alla ricerca della sua anima, ma successivamente ha scelto di costruirsi un’identità più accettabile dalla società. Attraverso i soldi e il prestigio egli ha creato un “io” ben definito: iPod, iMac, iPhone, iPad. Grazie a molti aneddoti sul suo modo di dirigere le sue aziende, sappiamo che Jobs è uno degli ego più grandi nel mondo dell’information technology.

Da questa panoramica sulla sua vita, emerge uno schema ricorrente: l’uscire da qualcosa per trovare una nuova definizione di sé. Steve Jobs è stato respinto dalla madre, dai genitori potenziali e dalla stessa azienda che ha fondato; ha respinto gli studi e la figlia; è stato quasi respinto dalla vita, attraverso i problemi di salute.

Persino mettere su casa è stato problematico. Problemi legali e burocratici hanno avvolto la dimora storica da lui acquistata nel 1984 a Woodside, in California. Dopo avervi vissuto per anni praticamente senza mobilio, Jobs ha progettato di demolirla e sostituirla con una casa nuova, ma una locale associazione di tutela dei beni storici glielo ha impedito. Steve Jobs ha allora trascorso qualche anno a ristrutturare un appartamento nei piani alti di un edificio newyorchese, ma non ci si è mai trasferito. Egli sembra all’eterna ricerca di una casa, sia esteriormente che interiormente, rimbalzando da ogni problema con energia e strumenti nuovi da offrire al mondo.

Ritirarsi nella Mente

La vita di Steve Job è tipica della personalità di Tipo Cinque dell’Enneagramma (anche se vi è la presenza di elementi dei Tipo Sette), comune a molte persone nel mondo dell’information technology. Secondo questo sistema psicospirituale, esistono nove tipi di personalità. Probabilmente tale schema è di origine Sufi, ma venne portato in Occidente da George Gurdjieff intorno al 1900 e si diffuse negli anni Settanta, quando Oscar Ichazo e lo psichiatra Claudio Naranjo definirono le qualità essenziali dei nove tipi.

In seguito, venne divulgato da Don Riso e Russ Hudson, oltre che da Helen Palmer. A.H. Almaas ne ha approfondito gli aspetti spirituali negli anni Novanta. Una precoce insicurezza ontologica relativa alla sopravvivenza può provocare una personalità schizoide molto simile all’Enneatipo Cinque. L’ordine e la razionalità sono preziosi meccanismi di difesa contro il rischio di venire separati dalla vita: ogni cosa è messa al suo posto.

I tipi Cinque fuggono nel loro mondo mentale in cerca di un porto sicuro. Vogliono essere accettati per le loro capacità e spesso spariscono per restare da soli con la propria mente e sviluppare il loro talento. In tal modo, acquisiscono la sicurezza necessaria per tornare sulla scena come persone di talento (e dunque accettate) che hanno un’idea innovativa da offrire. Riscuotono i successi maggiori occupando nicchie ignorate dagli altri, che danno loro un posto riconoscibile nel mondo.

La tecnologia Apple è brevettata e fortemente proprietaria, fatto che garantisce a Jobs una posizione unica ed evidenzia il lato avido della personalità di tipo Cinque, con la sua tendenza ad accumulare (che si tratti di brevetti o del tenere per sé i propri beni o le proprie emozioni).

La personalità schizoide di Tipo Cinque sembra più diffusa di altre nel mondo tecno-dipendente di oggi. Sarebbe interessante chiedersi il perché.

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Frontal Lobes Development and Technology Use

[en]

Neuroscientist Gary Small, co-author with Gigi Vorga of iBrain: Surviving the technological alteration of the modern mind writes:

Teenagers desire instant gratification – they want to satisfy their needs and do it now, not later. Their underdeveloped frontal lobes often impair their everyday judgment. Many teens feel they are invincible – danger will bounce off them. Today’s obsession with computer technology and video gaming appears to be stunting frontal lobe development in many teenagers, impairing their social and reasoning abilities. If young people continue to mature in this fashion, their brains’ neural pathways may never catch up. It is possible that they could remain locked into a neural circuitry that stays at an immature and self-absorbed emotional level, right through adulthood.

Then he writes that when we act in a way that gratifies our needs instantly, the brain’s emotional centers, the parts of the brain which aren’t able to plan for the future, take over.

What’s the role of the frontal lobes? From Wikipedia:

The frontal lobe reaches full maturity around age 25, marking the cognitive maturity associated with adulthood. Arthur Toga, UCLA, found increased myelin in the frontal lobe white matter of young adults compared to that of teens. A typical onset of schizophrenia in early adult years correlates with poorly myelinated and thus inefficient connections between cells in the fore-brain…The frontal lobe contains most of the dopamine-sensitive neurons in the cerebral cortex. The dopamine system is associated with reward, attention, long-term memory, planning, and drive. Dopamine tends to limit and select sensory information arriving from the thalamus to the fore-brain. A report from the National Institute of Mental Health says a gene variant that reduces dopamine activity in the prefrontal cortex is related to poorer performance and inefficient functioning of that brain region during working memory tasks, and to slightly increased risk for schizophrenia…The executive functions of the frontal lobes involve the ability to recognize future consequences resulting from current actions, to choose between good and bad actions (or better and best), override and suppress unacceptable social responses, and determine similarities and differences between things or events. Therefore, it is involved in higher mental functions.

If there’s a time in history where a long-term vision is needed, it’s now. Both in the environmental and financial areas we are going to pay the cost heavily for a short-term view. Environmentally, we exploited the planet’s resources as if they were infinite with a very short-term view of the consequences of our decisions.

Financially, the credit craze privileged the consumption today over the bill tomorrow, putting the whole system in a mess which nobody knows if and when it will ever recover. Without a well-developed frontal lobe, the higher mental faculties of long-term planning are substituted by short-term childish gratification.

The frontal lobes “determine similarities and differences between things or events.” It seems that the frontal lobes integrate the qualities of clear mental discrimination, which allows us to make subtle distinctions and to recognize the truth.

On a spiritual plane, “discriminating awareness” is an important mental quality to develop in the path toward an expanded awareness. Even though the qualities of mental discrimination are going to be overcome in the advanced stages of the path, those stages can’t be bypassed. While the absence of mental discrimination in an enlightened being means joining a larger awareness which doesn’t depend on the conceptual mind any more, in a person who didn’t train his mind and soul it means a schizophrenic state.

Without well-developed frontal lobes in the population, political leaders can easily manipulate truth, gain approvals with highly emotive messages and contradict themselves often – with no consequences. If people can’t see the big picture any more, focusing only on the last novelty with a weak memory, there’s not even any need any more by states to threaten the freedom of the press. Simply, people won’t be bothered by consistency and truth any more. Then promises and declarations by politicians can be disproved without even being noticed.

Damage to the frontal lobes include distractibility, poor attention and poor memory. Those damages also cause inability to plan ahead and indifference to people and the world around, alternated with euphoric and uninhibited behaviors. Those symptoms are related to physical damage to the frontal lobes and it would be going too far to apply them to the use of technology: however there’s a strong resemblance of those symptoms with Internet addiction or with attention deficit disorder.

Many pediatrics associations suggest to parents to avoid video technology in the first 2 years of age, while the Waldorf education method refrains from exposing a child to technology till much later to respect the cognitive and emotional development of children. Without need of brain scans and neurotechnological tools, the mystical sensitivity is able to connect with the inner nature of the mind.

If frontal lobe development is being stunted in young people by the massive use of technology there’s little surprise that those symptoms are rising in young people as well as in older people who have already had their frontal lobes developed, on different levels of intensity. On a widespread level, with the fast pace of technology, more and more people experience difficulties in concentrating on a long task, as for instance in reading books.

So will the world resemble Aldous Huxley’s Brave New World, where society was structured in such a way that every desire was satisfied in a short time? In case of unpleasurable feelings, there was soma, the perfect drug with no side effects.

I feel the conflict between short- and long-term goals will be at the center stage in the next few years, as well as the one between the mind frames for specialization versus seeing the whole picture. System theory and the science of complexity are important developments toward a vision of reality which takes complex interactions into consideration, but basically they are founded on the same thought modalities of specialization and reductionism.

For instance, now we have much more knowledge of the complex environmental interactions but we are still far from seeing the whole picture. Like the search for the elementary particles, there will probably be no end in that knowledge. Though the more we progress in environmental knowledge, if we just rely on information, the more we risk making bigger disasters looking for “solutions,” as in the geo-engineering proposals to “hack and fix the planet” in order to reverse global warming.

We can probably find good advice in ancient Taoist, American Indian, or just philosophies of organic farmers on how to interact as human beings with nature and, it would be much better if we join those philosophies with scientific data.

What is needed in the complex world is to conjoin the science of complexity with a sensitive intellect connected both to the inner world of the soul and the outer world. An intellect which can pierce reality and thoughts, with an intuitive and large vision, a kind of wisdom which allows wise people to know the depth of reality through direct contact.

See also:

Social networking and instant fulfillment

Saving time through technology

Metabolizing information

Mental territories

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Il neuroscienziato Gary Small, co-autore con Gigi Vorga di iBrain: Surviving the technological alteration of the modern mind scrive:

Gli adolescenti vogliono una gratificazione immediata – vogliono soddisfare i loro bisogni e lo vogliono ora, non dopo. I loro lobi frontali sottosviluppati spesso deteriorano le capacità di giudizio. Molti adolescenti si sentono invincibili – i pericoli non li toccheranno. L’ossessione odierna con le tecnologie del computer ed i videogame sembra arrestare la crescita del lobi frontali in molti adolescenti, deteriorando le loro capacità cognitive e di ragionamento. Se i giovani continuano a maturare in questo modo, potrebbe essere che i percorsi neurali dei loro cervelli non vengano mai sviluppati. E’ possibile che rimangano bloccati in un immaturo circuito neurale, assorbiti da se stessi a livello emozionale, fino all’età adulta.

Quindi scrive che quando agiamo in modo da gratificare i nostri bisogni istantaneamente, i centri emozionali del cervello, le parti che non sono in grado di pianificare il futuro, prendono il sopravvento. Qual è il ruolo dei lobi frontali? Dalla versione inglese di Wikipedia:

I lobi frontali raggiungono la piena maturità circa a 25 anni, dando la maturità cognitiva associata all’essere adulti. Arthur Toga, UCLA, ha scoperto un’accresciuta mielinizzazione (sostanza che avvolge la fibra del nervo, NDA) nei lobi frontali dei cervelli dei giovani adulti a confronto con quelli degli adolescenti. Un tipico inizio di schizofrenia nei giovani adulti è associato ad una scarsa mielinizzazione e quindi una connessione inefficiente tra le cellule della porzione anteriore del cervello… I lobi frontali contengono la maggior parte dei neuroni sensibili alla dopamina nella corteccia cerebrale. Il sistema dopaminico è associato con la ricompensa, l’attenzione, la memoria a lungo termine, la pianificazione e la motivazione. La dopamina tende a limitare ed a selezionare le informazioni sensoriali che arrivano dal talamo alla porzione anteriore del cervello. Un rapporto del National Institute of Mental Health afferma che una variante genetica che riduce l’attività della dopamina nella corteccia prefrontale è collegata a una performance scarsa e inefficiente in quella ragione del cervello a livello delle capacità di memoria, ed è collegata ad una certo rischio di schizofrenia… Le funzioni esecutive dei lobi frontali coinvolgono la capacità di riconoscere le conseguenze future che risultano dalle azioni correnti, la capacità di scegliere tra azioni buone e non buone (o migliori), sopprimere risposte socialmente non accettabili, e determinare le somiglianze tra cose ed eventi. Quindi, è coinvolto nelle funzioni mentali elevate.

Se c’è un tempo nella storia dove è benvenuta una visione di lungo termine, questo è ora. Sia nelle aree ambientali che finanziarie stiamo pagando il pesante costo di una visione e breve termine. A livello ambientale abbiamo sfruttato le risorse del pianeta come se fossero infinite con una visione di brevissimo termine sulle conseguenze delle nostre decisioni.

A livello finanziario, la follia del credito ha privilegiato il consumo oggi sulla bolletta di domani, ponendo l’intero sistema in un caos dove nessuno sa se quando potrà riprendere il suo corso, se mai potrà. Senza i lobi frontali sviluppati, le facoltà mentali superiori di pianificazione a lungo termine vengono sostituite da un’infantile gratificazione di breve termine.

I lobi frontali “determinano le somiglianze tra cose ed eventi”. Pare che i lobi frontali integrino le qualità di chiara discriminazione mentale, che ci consente di fare delle sottili distinzioni e di riconoscere il vero.

Su un piano spirituale “la consapevolezza discriminante” è una qualità mentale importante in un percorso verso una consapevolezza espansa. Anche se le qualità di consapevolezza discriminante andranno superate nelle fasi avanzate del percorso, tali fasi non possono essere saltate. Mentre l’assenza di discriminazione mentale in un essere illuminato significa l’unione con una consapevolezza più ampia che non dipende più dalla mente concettuale, in una persona che non ha preparato la sua mente, porta ad uno stato schizofrenico.

Senza lobi frontali sviluppati nella popolazione, i leader politici possono facilmente manipolare la verità, catturare consensi con messaggi ad alto contenuto emotivo e contraddirre se stessi frequentemente, senza alcuna conseguenza. Se le persone non sono più in grado di vedere le cose in prospettiva, e si focalizzano solo sull’ultima novità con una scarsa memoria, non c’è neanche più la necessità da parte degli stati di minacciare la libertà di stampa. Le persone non saranno semplicemente più interessate alla coerenza o al vero. Le promesse e le dichiarazioni dei politic potranno essere confutate senza che questo venga neanche notato.

I danni ai lobi frontali includono distrazione, scarsa attenzione e scarsa memoria. Questi portano inoltre incapacità di pianificare il futuro ed indifferenza alle persone e al mondo circostante, alternato a comportamenti euforini e disinibiti. Questi sintomi sono collegati a danni fisici dei lobi frontali e sarebbe aecessivo applicarl all’uso della tecnologia, comunque c’è una forte somiglianza tra tali sintomi e la dipendenza da Internet o il deficit d’attenzione.

Molte associazioni di pediatri suggeriscono ai genitori di evitare le tecnologie video nei primi due anni di vita, mentre il metodo di educazione Waldorf di Steiner suggerisce di non esporre un bimbo verso la tecnologia per un numero maggiore di anni, per rispettare il suo sviluppo cognitivo ed emotivo. Senza necessità di scansioni cerebrali e di strumenti neurotecnologici, la sensibilità del mistico può connettersi con la natura interiore della mente.

Se la crescita dei lobi frontali viene arrestata nei giovani a causa del massiccio uso di tecnologie, non c’è da sorprendersi se tali sintomi siano in crescita sia nei giovani che nelle persone meno giovani che hanno già avuto uno sviluppo dei lobi frontali, a diversi livelli di intensità. Su un piano generale, con il ritmo veloce della tecnologia, un numero ctrescente di persone ha difficoltà nel concentrarsi in un compito di lunga durata, come ad esempio nella lettura di un libro.

Quindi il mondo assomiglierà a Il mondo nuovo di Aldous Huxley, dove la società era concepita in modo che qualsiasi desiderio potesse essere soddisfatto in breve tempo? In caso di emozioni spiacevoli, c’era il soma, la droga perfetta senza effetti collaterali.

Credo che il conflitto tra obiettivi a breve e lungo termine sarà centrale nei prossimi anni, analogamente a quello tra le strutture mentali che portano alla specializzazione rispetto al vedere le cose in una più ampia prospettiva. La teoria dei sistemi e la scienza della complessità sono stati degli sviluppi importanti verso una visione della realtà che prende in considerazione le interazioni complesse, ma si basano sulle stesse modalità di pensiero della specializzazione e del riduzionismo.

Ad esempio, ora abbiamo molte più conoscenze sulle interazioni complesse ambientali ma siamo lontani dall’avere un’immagine completa di queste. Come per la ricerca delle particelle elementari, probabilmente non vi sarà fine a tale conoscenza. Tuttavia, più facciamo progressi nella conoscenza ambientale, se facciamo solo riferimento alle informazioni, aumentiamo il rischio di produrre dei disastri maggiori nella ricerca di “soluzioni” come nelle proposte di geoingegneria per “hackerizzare e mettere a posto il pianeta” per far fronte al riscaldamento globale.

Probabilmente possiamo prendere dei buoni suggerimenti dall’antico Taoismo, dagli Indiani d’America o dalle filosofie dei contadini biologici su come interagire con la natura come esseri umani, e sarebbe molto più efficare se potessimo combinare tali filosofie con i dati scientifici.

Ciò che serve nel mondo complesso è l’unione della scienza della complessità con un intelletto sensibile, connesso sia al mondo interiore che a quello esterno. Un intelletto che possa penetrare la realtà ed i pensieri, con una visione ampia ed intuitiva, un tipo di saggezza che consente di conoscere le profondità della realtà tramite un contatto diretto.

Vedi anche:

I social network e l’appagamento immediato

Risparmiare tempo con la tecnologia

Metabolizzare le informazioni

Territori mentali

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Personal orgasm

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Many human activities began as social ones and were shared and with time got transformed into individual and personal ones. This happened especially with the media and technologies. Two examples: transportation, where cars (which are mostly used as a means of personal transportation) imposed themselves on other forms of travel; and the media, where TV, for instance, started being viewed collectively, went on to a TV set for every family, then to one for every single member of the family.

At the root of this there are obvious commercial reasons: the more a product becomes invidividual the more the sales. But this is not the only reason. Commercial needs are coemergent with psychic transformation – the one affects the other. The tendency toward individuality also develops in areas which were “traditionally planned” to be shared.

One of those is sexuality.  Masturbation is an evergreen activity, but it hasn’t always been accepted historically. It has been condemned for a long time, mostly through religious rulings, even scaring boys that it would make them blind. Even though masturbation is still not socially accepted in many parts of the world, especially for women, during the so-called sexual revolution of the 1960s and 1970s women established a more direct and aware relationship with their bodies, which included the right to masturbate withour guilt feelings.

But then, as anything which starts as counterculture and a spontaneous social movement, once it becomes somewhat accepted in the mainstream, it then becomes part of the economy, which makes products out of it.

Masturbation is expanding. Among the reasons is the AIDS emergency which produces suspicion compared to the “golden years” of free love; another one is the fast growth of singles and in general of short-term relationships.

Thus a big market is being opened, a market made of objects, porn, sex toys of the more variegate kinds, even remote-controlled and technologically complex sex machines, the Rolls Royce of sex toys. This phenomenon can be creative, fun, and liberating, but at the same time marks an anthropological transformation.

At first glance it seems that sex is becoming technological, but actually it is technology which in the process of digitalization of reality is assimilating human activities more and more. Social life is moving in a digital realm through social networks, the search of a partner and sexual meetings through the dating sites sites, and human biology is seen as a long list of DNA codes.

Becoming part of the big hotchpotch of technology, sex in turn is becoming “personal” and “at click range,” where pleasure, according to what technology offers, has to be immediate, personalized, with various options and, of course, efficient: a guaranteed and quick orgasm. A long wait for orgasm would be as annoying as waiting for a website with a slow Internet connection.

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Molte attività umane sono iniziate come sociali e condivise e nel tempo si sono trasformate in individuali e personali. Questo è avvenuto in particolare per i media e le tecnologie. Due esempi per tutti: il trasporto, dove l’automobile si è imposta sulle altre forme di trasporto ed è perlopiù utlizzata come forma di trasporto personale, e i media, dove ad esempio la televisione, iniziata in forma di visione collettiva, è passata ad una televisione per ogni famiglia e poi ad una per ogni componente del nucleo familiare.

Alla base di questo vi sono ovviamente ragioni commerciali per le quali più un prodotto diviene individuale maggiori sono le vendite, ma non è la sola ragione. Le necessità commerciali sono coemergenti con la trasformazione della psiche, l’una influenza l’altra. La tendenza verso l’individualità si sviluppa anche su aree che erano “tradizionalmente progettati” per la condivisione.

Una di queste è la sessualità. La masturbazione è un’attività sempreverde ma non è sempre stata accettata nella storia. Perlopiù tramite dettami religiosi, è stata condannata per lungo tempo, fino al punto di terrorizzare i ragazzi dicendo loro che sarebbero diventati ciechi. Anche se in molte parti del mondo la masturbazione non è tutt’ora accettata socialmente, in particolare per le donne, durante la cosiddetta rivoluzione sessuale degli anni ’60 e ’70 le donne hanno instaurato una relazione più diretta e consapevole con i loro corpi, includendo in questa il diritto a masturbarsi senza sensi di colpa.

Ma poi, come qualsiasi cosa che inizia come controcultura a partire da un movimento sociale spontaneo, nel momento in cui diventa un minimo accettata, entra come parte dell’economia e vengono creati dei prodotti al riguardo.

Ecco che si apre allora tutto un mercato fatto di oggetti, pornografia, sex toys delle specie più variegate, anche con il controllo remoto via Internet da parte del partner, e sex machines ingegneristicamente complesse, le Rolls Royce dei sex toys. Il fenomeno può risultare creativo, divertente e liberatorio, ma allo stesso tempo segna una trasformazione antropologica.

A prima vista sembra che il sesso stia diventando tecnologico, ma in realtà è la tecnologia che nel suo processo di digitalizzazione della realtà sta assorbendo sempre più  attività umane. La vita sociale si sposta in un ambito digitale con i social networks, la ricerca del partner e degli incontri sessuali sui siti appositi, e la biologia umana viene vista come una lunga lista di codici DNA.

Diventando parte del gran calderone della tecnologia, il sesso a sua volta si sta rendendo “personal” e “a portata di clic”, dove il piacere, secondo le offerte della tecnologia, dev’essere immediato, personalizzato, con opzioni variegate e naturalmente, efficiente: l’orgasmo deve essere garantito e veloce. Una lunga attesa per l’orgasmo diventerebbe fastidiosa quanto l’attesa di un sito web con una lenta connessione ad Internet.

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Cars, Bytes, and Territory

Dali Apparition of the Town of Delft.jpg[en]

Nicholas Carr writes about technological time and space on Realtime kills real space and Real time is realtime. How does technology changes our perception of the territory?

I am buying a house in a village in the Appennines mountains with some land annexed. As it often happens in those mountain areas, the properties are broken up into small portions which reflect the complicated hereditary and family lines, where every single small piece of land has its own identity. The fields’ names vary: sometimes they refer to events which happened there, or to the characteristics of the territory, and there are funny and odd names as well.

Every field has its own personality through its name, its own history, its own micro-“genius loci,” which was known and experienced by the local population. But not anymore. The names and their locations in the territory are vague memories of some elderly people of the village. Google Earth will not be able to track down their names, but even in that case they would be like names on the tombstones, emptied of their souls.

During the last 50 years or so, the population of the village dropped from 200 to currently around 20. As with other places, the factor contributing most to the change in the territory has been road construction leading to the massive use of cars which came with industrialization. Roads have changed the geography of places, moved the places of residence and work, and forced many people to own cars. Individual means of transportation instead of collective ones have been privileged due to a series of economic reasons connected with the car industry.

Besides places, cars have also changed sociality in a massive manner, starting from removing children playing on the roads, to lack of public spaces for meeting, and development of big commercial centers which can be reached only by cars.

The massive transfer to cities and their suburbs during the last decades moved us away from an immediate and felt relationship with the territory, which is now mostly seen as a road from one place to another. At a certain point the ever-spreading use of mobile phones outdistanced us further from the territory, moving our attention to somewhere and someone else while we are staying in a certain place.

Al Gore’s father promoted the American highway system, and his son became one of the greatest promoters of information highways. As highways place everybody in car boxes, the Internet has placed us in front of a screen, mostly indoors at home or in an office. Even when we are on some territory we are connected while mobile through some gadget – again in front of a screen. When we drive along the road we get a digital representation of the territory through GPS systems, adding a further layer between the external space and our presence and attention in it.

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Nicholas Carr scrive sullo spazio e il tempo tecnologico a Realtime kills real space e Real time is realtime. Cosa cambia la tecnologia nella nostra percezione del territorio?

Sto acquistando una casa in un villaggio dell’alto appennino emiliano con dei terreni annessi. Come avviene spesso in quelle aree montane, il terreno di proprietà è diviso in piccole porzioni che riflettono le complicate linee ereditarie e famigliari, dove ogni singolo fazzoletto di terreno ha una sua identità. I nomi dei campi sono dei più vari: talvolta si riferiscono a fatti avvenuti nel luogo, oppure a caratteristiche del territorio, e vi sono anche nomi buffi e stravaganti.

Ogni campo tramite il suo nome ha la sua personalità, la sua storia, il suo micro “genius loci”, che era conosciuto e vissuto dalla popolazione locale. Ora non più. I nomi e la loro locazione nel territorio sono un vago ricordo di pochi vecchi del paese. Google Earth non ne potrà rintracciare i nomi e anche in qual caso sarebbero come nomi sulle lapidi, svuotate dalla loro anima.

Il paese è passato nei decenni da una popolazione di circa 200 persone a una ventina. Come per molti altri luoghi, il fattore che ha più contribuito a cambiare la vita del territorio è stato la costruzione delle strade e l’uso massiccio delle automobili che è andato di pari passo con l’industrializzazione. Le strade hanno cambiato la geografia dei luoghi, hanno spostato  i luoghi di residenza e di lavoro e hanno costretto molti ad avere un’automobile. E’ stato privilegiato il trasporto individuale piuttosto che  lo sviluppo del trasposto collettivo per una serie di interessi legati al mondo dell’automobile e di tutti i suoi annessi.

Oltre che i luoghi, le automobili hanno cambiato la socialità in modo massiccio, dal togliere i giochi dei bambini in strada, alla mancanza di spazi pubblici di incontro, allo sviluppo di grandi centri commerciali che possono essere visitati solo con un’automobile.

Il massiccio spostamento verso le città e le periferie dei decenni scorsi ci hanno allontanati da un rapporto immediato e vissuto con il territorio, che viene visto perlopiù come una strada per andare da un luogo all’altro. Ad un certo punto il massiccio uso dei cellulari ci ha distanziato ulteriormente dal territorio, spostando la nostra attenzione in un luogo “altro” verso qualcun altro mentre ci troviamo in un certo luogo.

Il padre di Al Gore promosse il sistema autostradale americano e il figlio è stato uno dei più grandi promotori delle autostrade dell’informazione. Così come le autostrada hanno posto tutti quanti nelle scatole delle automobili, Internet ci ha posto tutti quanti di fronte ad uno schermo, perlopiù all’interno di qualche casa o ufficio. Anche quando siamo all’esterno nel territorio siamo connessi in mobilità tramite qualche gadget, di nuovo di fronte ad uno schermo. Quando percorriamo una strada  in automobile otteniamo una rappresentazione digitale del territorio attraverso i sistemi GPS, ponendo un ulteriore strato tra lo spazio esterno e la nostra presenza e attenzione ad esso.

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