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Attention is the Foundation of Awareness

L’edizione Italiana di “The Digitally Divided Self” verrà pubblicata ad Aprile 2013 da Bollati-Boringhieri.

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Lost in the Current

L’edizione Italiana di “The Digitally Divided Self” verrà pubblicata ad Aprile 2013 da Bollati-Boringhieri.

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La tecnologia è naturale per la mente

Alcuni potrebbero sorprendersi di una tale affermazione. La tecnologia è naturale nel senso che amplifica la tendenza naturale della mente di essere stimolata in continuazione da eventi esterni. L’introspezione, la meditazione e il silenzio della mente sono tra le esperienze più innaturali per la mente-ego.

L’evoluzione “naturale” della psiche crea, al più, un ego solido e sano. Portarsi oltre questo stato dell’essere richiede parecchio lavoro che non è propriamente “naturale”, soprattutto nella direzione di un’attitudine verso l’osservazione chiamata meditazione. Gli strumenti tecnologici sono più congeniali per la mente rispetto alla meditazione. Attraverso la tecnologia possiamo anche scrivere di meditazione nei nostri blog (cosa che faccio e di cui sono consapevole della contraddizione) e sui social networks (che evito). Alimentando la mente in diversi modi non rischiamo mai di abbandonare la nostra identificazione con i contenuti della stessa.

Staccarsi dal chiacchierio della mente è una delle attività più innaturali per un essere umano. L’information technology alimenta le menti con informazioni, un prodotto che la mente ama sgranocchiare, e con idee, concetti, emozioni e convinzioni, mantenendo così la mente-ego al centro dell’attenzione.

La tecnologia è naturale per la mente-ego, il livello in cui l’umanità si identifica in questa fase storica. La tecnologia digitale-binaria riflette perfettamente la dualità della mente, dove la modalità o-uno-o-l’altro viene riflessa anche nel funzionamento interno dei computer.

La società dell’informazione, arrivata al cumine di un lento processo storico, probabilmente durerà un lasso di tempo inferiore all’era industriale. Se dovessimo seguire il sistema esoterico dei sette corpi, il passo successivo al piano mentale è quello della consapevolezza, dove la mente viene osservata, conosciuta ed esplorata dall’interno.

Il web semantico, talvolta chiamato Web 3.0, è il primo passo verso la meta-informazione, verso un’auto-conoscenza dell’informazione che simula, seppur limitatamente al piano mentale, l’attitudine verso l’osservazione tipica dell’esplorazione interiore.

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Melatonin, screen media, light and sexuality

Per svariati impegni in questo periodo non riesco piu’ a gestire la doppia lingua. Poiche’ la maggior parte dei visitatori di questo blog arriva dall’estero, dovendo scegliere, ho optato temporaneamente per una lingua internationale. Credo che la maggior parte dei visitatori italiani di questo sito conosca l’inglese.

Clicca sulla bandierina britannica in alto a destra per l’articolo in inglese.

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TV and the Internet: Dullness and Restless

Per svariati impegni in questo periodo non riesco piu’ a gestire la doppia lingua. Poiche’ la maggior parte dei visitatori di questo blog arriva dall’estero, dovendo scegliere, ho optato temporaneamente per una lingua internationale. Credo che la maggior parte dei visitatori italiani di questo sito conosca l’inglese.

Clicca sulla bandierina britannica in alto a destra per l’articolo in inglese.

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Facebook Logout: Experiences and Reasons to Leave it

Ivo Quartiroli - facebook logoutFacebook Logout: Experiences and Reasons to Leave it è disponibile in Inglese per il download gratuito in diversi formati a Smashwords. E’ anche disponibile in diversi negozi online quali Barnes & Noble e Kobo.

Un grazie speciale a tutti coloro che hanno contribuito.

L’indice:

Chapter 1: Musings about Facebook
The Quality of Relationships
Privacy Issues
Children
Facebook Changes the Concept of Friendship
The Inner Reasons to Leave
The Logout Process
Chapter 2: Logout Experiences
All Your Time or Nothing
This Time I Really Want to Leave it for Good
Bad Energy
Amplifier of an Inner Discomfort
Looking Through the Keyhole
An Affection-Compensating Tool
Boring to Death
Obsessive-Compulsive
From Village to Global Village
Reliving my Earlier Nightmares
Political Control
Not a Broad Communication
You Always Have to Feed the Beast
A Narrowed Down Tunnel-Vision Style of Contact
References

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Il gioco di Facebook

In una delle mie rare apparizioni su Facebook, ho scritto una breve considerazione sull’assurdità di trascorrere più di un’ora per leggere con cura (come dovrebbe essere per le persone a cui teniamo) gli aggiornamenti degli amici… dell’ultima ora.

L’ultimo commento che ho ricevuto alla mia nota è stato “Se non ti piace non giocarci…”. Questo amico è piuttosto attivo su Facebook, condivide parole, video, link, e altro. E’ un artista e un ricercatore spirituale, un vero amico con cui abbiamo condiviso dialoghi profondi, meditazioni e ci siamo anche divertiti assieme, non come uno dei tipici “amici” nel modo in cui Facebook ha ridefinito questa parola. Ha un grande cuore.

Dopo qualche giorno dal commento, ho realizzato che ho sentito diverse volte persone che fanno un lavoro spirituale, affermare che Facebook è solo un gioco, che ci si può divertire ma rimanendone distaccati, sapendo che è un gioco della mente senza per questo dovercisi attaccare, come un essere illuminato che potrebbe osservare l’attività della sua mente come increspature alla superficie della sua coscienza. Secondo questo ragionamento, la coscienza non rimane influenzata da queste increspature.

Credo che ci sia una profonda incomprensione alla base di questo presupposto. Per quanto sia vero che un essere illuminato è al di là dei singhiozzi della mente e può osservarli come un testimone invece che rimanerne coinvolto, per tutti noi, interfacciarsi ripetutamente con uno strumento andrà ad influire sulla nostra relazione con lo strumento stesso e sul rapporto con le persone dall’altra parte dello schermo.

Nonostante la sicurezza di essere più forti di qualsiasi attività che ci coinvolge per diverse ore al giorno, la realtà è che possiamo e spesso effettivamente ci attacchiamo allo strumento e alle azioni ripetitive connesse. Questo si applica anche per i ricercatori spirituali. Se continuiamo ad alimentare il corpo con cibo malsano e chimica, ci sono buone probabilità che ne sentiremo le conseguenze. Anche per le persone spiritualmente evolute, in quanto il corpo risponde perlomeno tanto agli stimoli meccanici quanto ad una consapevolezza elevata, la quale non dà garanzia di vita lunga o salute sul piano fisico.

Diversi insegnanti spirituali affermano che anche la mente è un meccanismo, e che il corpo e la mente in realtà sono un’accoppiata corpo-mente, dove la mente non è meno meccanica del corpo. Qualsiasi ricercatore spirituale sa che la mente è soggetta a forti condizionamenti da parte di esperienze precoci, da messaggi esterni ricevuti, e anche dai nostri stessi pensieri. Tali condizionamenti appannano la nostra consapevolezza e non consentono alle nostre vite di fluire liberamente.

Uno dei classici insegnamenti per la liberazione della mente è di non farsi trascinare dall’infinito chiacchiericcio della mente che è una fonte di distrazione, un ostacolo all’esplorazione interiore, e un ostacolo al silenzio da cui sorgono le intuizioni e la profondità.

Perchè mai la mente non dovrebbe anche essere condizionata da Facebook, not solo in termini dei contenuti visualizzati, ma specialmente dal  modo in cui interagiamo, dall’interfaccia stessa? Nonostante abbia sentire affermare da alcuni che “guardano ai messaggi di Facebook in un modo meditativo”, osservandone il flusso senza attaccamenti (e mi viene da domandarmi comunque se si tratta dell’approccio senza attaccamenti di una mente meditativa oppure semplice indifferenza e noia), l’interfaccia e il modo in cui comunichiamo con Facebook ci tocca più in profondità dei contenuti veri e propri. Sappiamo dai tempi di McLuhan che “il medium è il messaggio”.

Il modo stesso di comunicare, tramite lo scorrimento dello schermo, i click del mouse (o il tocco del touchscreen), con delle finestre aperte, associando gli amici con delle piccole icone, e comunicando di base ad un livello mentale senza la presenza del corpo, mentre si è pure distratti da ulteriori eventi che sono attivi sullo stesso schermo, porterà inevitabilmente ad una trasformazione del significato interiore di amicizia e di comunicazione. Per le persone più giovani, potrebbe diventare un imprinting.

I siti come Facebook tendono ad assorbire il nostro tempo e attenzione, si alimentano dei contenuti generati dagli utenti ed analizzano le nostre parole, messaggi, link, profili e le nostre amicizie allo scopo di vendere i nostri dati agli inserzionisti.Certamente possiamo giocare al gioco di Facebook, ma mi accerterei prima se sono il giocatore o la pedina giocata.

Vedi anche: Resistendo a Facebook

Dopo qualche mese su Facebook

The Digitally Divided Self: Relinquishing our Awareness to the Internet is on Amazon

 

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The Digitally Divided Self: Relinquishing our Awareness to the Internet

The Digitally Divided SelfThe Digitally Divided Self: Relinquishing our Awareness to the Internet is on Amazon.

ISBN 9788897233008
274 Pages – Format: 6″ x 9″ – $17.90

It is nearly half a century since Marshall McLuhan pointed out that the medium is the message. In the interim, digital technologies have found an irresistible hook on our minds. With the soul’s quest for the infinite usurped by the ego’s desire for unlimited power, the Internet and social media have stepped in to fill our deepest needs for communication, knowledge and creativity – even intimacy and sexuality. Without being grounded in those human qualities which are established through experience and inner exploration, we are vulnerable to being seduced into outsourcing our minds and our fragile identities.

Intersecting media studies, psychology and spirituality, The Digitally Divided Self exposes the nature of the malleable mind and explores the religious and philosophical influences which leave it obsessed with the incessant flow of information.

I am deeply touched and extremely grateful to the people who took the time to read, support and endorse The Digitally Divided Self. Being my first English book, and basically self-published, I didn’t expect to receive many reviews, much less from such leading thinkers and writers – nor such positive responses.

It was also a surprise to find common interests around eastern spirituality with so many people into technology and media. This makes me hopeful for an evolution of the information society – from chasing external stimulation to inner explorations and silence.

Order on Amazon.

Praise for Digitally Divided Self

 “Quartiroli’s The Digitally Divided Self is a must read for anyone seeking to understand the ever-increasing hegemony of the digital world in the individual psyche. Drawing on diverse fields and traditions, the author analyzes numerous mechanisms by which IT separates us from ourselves. Readers stand to benefit from such an understanding that is a prerequisite for mounting a defense of one’s individuality.” —Len Bracken, author of several novels and the biography Guy Debord—Revolutionary

 ­“With great insight, Ivo Quartiroli captures the subtle as well as the gross impact that media use has on our individual and collective psyches. The challenge before all of us is how to adapt to the new technology in a healthy way that allows us to retain our essential humanity. He offers us a solution born of his experience and confirmed by neuroscience. This is a must read.” —Hilarie Cash, PhD, co-founder of reSTART: Internet Addiction Recovery Program

 “It is difficult to offer a spiritually based critique of today’s network culture without sounding like a nostalgic Luddite crank. Immersed in the tech, but also in various meditative traditions, Ivo Quartiroli is the perfect person to offer integral wisdom-tech with clarity and bite.” —Erik Davis, author of Techgnosis and Nomad Codes: Adventures in Modern Esoterica.

  “Aware of the profound and rapid psychological and social metamorphosis we are going through as we ‘go digital’ without paying attention, Ivo Quartiroli is telling us very precisely what we are gaining and what we are losing of the qualities and privileges that, glued as we are to one screen or another, we take for granted in our emotional, cognitive and spiritual life. This book is a wake-up call. Steve Jobs and Bill Gates should read it.” —Derrick de Kerckhove, Professor, Facoltà di sociologia, Università Federico II, Naples, former Director of the McLuhan Program in Culture and Technology.

 “The Digitally Divided Self alerts us about the insidious dangers of our growing dependence on Information Technology. Ivo Quartiroli warns us that Internet can easily develop into an addiction that undercuts our connections with nature, with other people, and with our deeper inner reality. The spiritual nourishment coming from genuine relationships is then replaced by the empty calories of fake relationships, with the resulting deterioration of our personal and social lives. Using an incisive style, Ivo Quartiroli can be provocative, iconoclastic, at times exaggerated, but never boring. Behind each observation there are pearls of wisdom that are guaranteed to make you think.” Federico Faggin, designer of the microprocessor.

 “Global culture is not only the latest step in the human evolutionary journey. It is also, as Ivo Quartiroli shows in The Digitally Divided Self, a critical opportunity to apply non-Western techniques of awareness to ensure healthy survival in the 21st century.” —Michael Heim, author of The Metaphysics of Virtual Reality, Virtual Realism, and Electric Language.

 “Question the merits of technology in the past and you’d be called a Luddite. But now technologists are leading the way toward a new, more balanced view of our gadget-driven lives. Drawing from his fascinating expertise in computer science and spirituality, Ivo Quartiroli presents a compelling critique of the corrosive impact of the Net on our humanity. It’s a warning we must heed.” —Maggie Jackson, author of Distracted: The Erosion of Attention and the Coming Dark Age.

“A profoundly premonitory vision of the future of the 21st century, The Digitally Divided Self unlocks the great codes of technological society, namely that the very same digital forces that effectively control the shape and direction of the human destiny are also the founding powers of a new revolution of the human spirit.” —Arthur Kroker, author of The Will to Technology and Canada Research Chair in Technology, Culture and Theory.

 “People today, especially young people, live more on the Internet than in the real world. This has subtle and not-so-subtle effects on their thinking and personality. It is high time to review these effects, to see whether they are a smooth highway to a bright interconnected future, or possibly a deviation that could endanger health and wellbeing for the individual as well as for society. Ivo Quartiroli undertakes to produce this review and does so with deep understanding and dedicated humanism. His book should be read by everyone, whether he or she is addicted to the Internet or has second thoughts about it.” —Ervin Laszlo, President, the Club of Budapest, and Chancellor, the Giordano Bruno Globalshift University.

 “The Mind-Body Split is a pervasive condition/affliction in the developed world, wholly un-recognized; yet fundamental to the great worldwide problems of health, environment, and economic inequity. Ivo Quartiroli’s Digitally Divided Self masterfully examines the effects of the insulated digital experience on the mind and the body self: exacerbating illusions and the Mind-Body Split; and contrasts it to the processes of self-discovery, growth, and healing: true inter-connectedness with nature, each other, and our selves. If the digital age is to solve our real problems, rather than create them, it will be with the knowledge contained in The Digitally Divided Self. Well done!” —Frederic Lowen, son of Alexander Lowen, Executive Director, The Alexander Lowen Foundation

 “Ivo Quartiroli here addresses one of the most pressing questions forced upon us by our latest technologies. In disturbing the deepest relations between the user’s faculties and the surrounding world, our electric media, all of them without exception, create profound disorientation and subsequent discord, personal and cultural. Few subjects today demand greater scrutiny.” — Dr. Eric McLuhan, Author and Lecturer

 “The internet is an extension of our central nervous system. When you operate a computer, you are extending yourself, through its interface, potentially all over the world, instantaneously. Extending yourself in such a disembodied, discarnate fashion only further entrenches your separateness, your ego self. In contrast, the introspective freeing from the physical through meditation also has the effect of creating a discarnate, disembodied state. That state is one that is progressively less identified with the ego self. This is the dichotomy that Ivo Quartiroli explores in The Digitally Divided Self. This book is well worth investigating.” —Michael McLuhan

 “We should all be asking the questions Ivo Quartiroli asks in this bold and provocative book. Whatever you think right now about technology, The Digitally Divided Self will challenge you to think again.” —William Powers, author of the New York Times bestseller Hamlet’s BlackBerry

 “It isn’t easy to find an informed and critical look at the impact of digital media practices on human lives and minds. Ivo Quartiroli offers an informed critique based in both an understanding of technology and of human consciousness.” —Howard Rheingold, author of The Virtual Community and Smart Mobs.

 “Ivo Quartiroli is mining the rich liminal territory between humans and their networks. With the integrity of a scientist and the passion of artist, he forces us to reconsider where we end and technology begins. Or when.” —Douglas Rushkoff, Media Theorist and author of Cyberia, Media Virus, Life, Inc. and Program or Be Programmed.

 “You might find what he writes to be challenging, irritating, even blasphemous and sacrilegious. If so, he has proven his point. The Internet, Ivo suggests, might just be the new opium of the masses. Agree with him or not, no other book to date brings together the multitude of issues related to how the seductions of technology impinge upon and affect the development of the self and soul.” —Michael Wesch, Associate Professor of Digital Ethnography, Kansas State University

 The Digitally Divided Self is a refreshing look at technology that goes beyond the standard, well-worn critiques. Ivo Quartiroli charts new territory with a series of profound reflections on the intersections of computer science, psychology and spirituality.” —Micah White, Senior Editor at Adbusters magazine.

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Table of Contents

Chapter 1: From Awareness of technology to technologies of Awareness .. 1
The Limits of Technology.. 3
What’s Not Computable Isn’t Real .. 4
The Promises of the Early Internet .. 5
From Information Processing to Consciousness Processing.. 6
All in the Digital Mincer .. 7
Technology Can’t be Challenged.. 8
Technology Uses Us .. 10
Feeding the Soul with Bytes .. 11
The Immortal Mind .. 12
Inner Prostheses and Amputations through Technology .. 13
Beyond the Mind.. 14
The Fragility of Beliefs and Information Technology.. 15

Chapter 2:“It’s only a tool” .. 17
Technology is not Questionable .. 18
Knowing through the Body .. 18
Technology “Does” Us .. 19
Technology is a Matter of Life and Death.. 21
Binary and Inner Duality.. 21
Knowing through the Heart.. 22
Our Identity With Tools – from Chimps to Chips .. 25
Reconnecting with the Inner Flow.. 26
From Spectator to Witness .. 28
Inner Holes and Techno-Fills .. 28
Pure Thinking Without the Body.. 30
Tools for Inner Growth.. 31
The Mind Itself is a Medium.. 34
IT Weakens Our Presence .. 36
Constrained to Produce .. 39

Chapter 3: The Roots of It .. 39
Constrained to Produce .. 39
IT was Started by the Bible .. 40
Technology as Returning to the Lost Perfection .. 41
Contradictory Messages Short Circuit the Psyche .. 43
Children of a Lesser God .. 44
Psychological Defenses .. 44
Technology as the Ultimate Savior .. 45
The Nature of the Mind.. 46
Conceptual Debris and Technology as a Holding Agent for the Psyche 47
The Quest for Immortality .. 48
Copying, Improving and Creating Minds.. 50

Chapter 4: The Digitization of Reality .. 53
Data is King .. 55
The Digitization of Territory .. 56
Augmenting Reality .. 57
The Mind as the First Virtual Reality Tool .. 58
The Digitization of Biology .. 59
Analogical Models of Reality .. 64
Our Digital Nervous Systems .. 66
Programming .. 67
Thinking like Software .. 69
Digitizing All Life Events .. 71

Chapter 5: Intimacy and Sexuality.. 73
Eros and the Sexualization of Society .. 74
Cybersex.. 75
The Transformation of Seduction and of Relationship .. 77
Masturbation and Sex Toys.. 78
Orgasm 2.0.. 80
Cybervirgins .. 82
Gender Issues and the Vanishing Male.. 84
Earlier Exposure to Porn.. 85
Desires .. 87
Cybersex as a Tantric Path .. 87

Chapter 6: Commoditizing and Monetizing.. 89
Replacing the Real .. 90
Playing with Feelings .. 90
iMarket .. 92
Brave New World.. 94
Deconstructing Sense and Ethics.. 94
Toward the Denial of Truth .. 95

Chapter 7: Politics, Participation and Control .. 97
The Rulers of Our Psyches .. 98
Governments.. 99
Advertising and Our Attention.. 100
Google .. 101
Wikileaks .. 104
Into Our Digital Persona .. 104
You Can Tell What Somebody is Like by the Company They Keep.. 105
Is the Internet Empowering Us? .. 106
Illusory Participation.. 107
Slacktivism .. 110
The Yogic Geek.. 112
Renouncing the World .. 115

Chapter 8: Come together: the Rise of Social networks.. 115
Renoucing the World .. 115
The Inner Need of Connection and Facebook.. 116
Experiencing for Others to See .. 118
Empathy.. 119
Illusory Contact.. 121
Body/Mind Development in Childhood .. 125

Chapter 9: Digital Kids ..125
Body/Mind Development in Childhood .. 125
Denied Childhood .. 126
Computers in Education .. 127
Lack of Mentors .. 128
Technology as an Answer to Social Fear .. 129
Wired Children.. 130
Sleepless Children .. 132

Chapter 10: Literacy and the Analytical Mind.. 133
Analytical and Critical Skills .. 136
A New Literacy Through eBooks? .. 138
The Reading “Technology” .. 139
Digital Writing .. 140
Communication and the Transformation of Consciousness.. 141
Attend to This! .. 143

Chapter 11: Lost in the Current .. 143
Attend to This! .. 143
Attend to it Now and Forever! .. 145
New is Cool .. 145
Instant Gratification.. 145
Neurological Changes Related to Instant Gratification .. 146
Accepting Emptiness and the Eureka Effect.. 147
Faster and Faster, but just Apparently .. 149
Into the Loop .. 151
Technological Updates and the Right to Silence .. 152
Cogitus Interruptus through Multitasking .. 153
No History, No Narrative, No Past .. 156
Digital and Human Memory.. 157
Addiction.. 158
Awareness of Feelings and Addiction.. 162
Attention .. 165

Chapter 12: The Digitally Divided Self.. 165
Attention .. 165
The Construction of the Self .. 166
Technological Development as a Metaphor of the Psychological One .. 170
Millions of MP3s and the Missing “My Personality” .. 173
Attachment to the Machine .. 173
The Need for Mirroring .. 174
Maternal Feeding and Paternal Limit Setting .. 175
The Sand Castle Crumbles: Toward a Schizoid State.. 176
The Other as Image .. 178
Detaching from the Body .. 179
The Schizoid State is an Ontological Condition .. 181
The Eye, the Ear, and a Global Tribalism.. 181
The Mind as a Medium.. 183
No Identity.. 185
The Reign of Objectivity .. 189

Chapter 13: The Process of Knowledge .. 189
The Reign of Objectivity .. 189
Joining Inner and Outer Knowledge .. 192
Not Knowing.. 195
Words are Second-Best After Silence.. 198
Do We Know with our Brains? .. 200
Externalizing Thinking .. 202

Chapter 14: Upgrading to Heaven .. 205
Creating Consciousness.. 206
Technology as an Ego Maintainer .. 209
IT Beyond Me: Unlinking Ourselves through Technology .. 211
Here and Now.. 213
Devotionally Disappearing into Technology.. 214
The Immortal Mind.. 215
Spiritual Powers through Technology .. 217
Are we Machines? .. 218
The Will to Create Mental Worlds .. 220

Chapter 15: Biting the Snake.. 223
Out of the Loop.. 224
Screen Media vs. Meditation .. 225
Meditation .. 228
IT is basically Counter-Meditative.. 230
Another Maya Layer through Technology .. 231
Charles Babbage.. 233

Appendix: The People of Contemporary It and what Drives them.. 233
Charles Babbage.. 233
Ada Lovelace .. 234
John von Neumann.. 234
Norbert Wiener .. 235
Alan Turing .. 235
Al Gore.. 236
Steward Brand .. 237
Kevin Kelly .. 238
Bill Gates.. 239
Steve Jobs .. 239
Withdrawing into the Mind .. 240
Bibliography .. 241
Index .. 249

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The Digitally Divided Self. Table of Contents, Introduction and Chapter 1

The Digitally Divided Self

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Table of Contents

Chapter 1: From Awareness of technology to technologies of Awareness .. 1
The Limits of Technology.. 3
What’s Not Computable Isn’t Real .. 4
The Promises of the Early Internet .. 5
From Information Processing to Consciousness Processing.. 6
All in the Digital Mincer .. 7
Technology Can’t be Challenged.. 8
Technology Uses Us .. 10
Feeding the Soul with Bytes .. 11
The Immortal Mind .. 12
Inner Prostheses and Amputations through Technology .. 13
Beyond the Mind.. 14
The Fragility of Beliefs and Information Technology.. 15

Chapter 2:“It’s only a tool” .. 17
Technology is not Questionable .. 18
Knowing through the Body .. 18
Technology “Does” Us .. 19
Technology is a Matter of Life and Death.. 21
Binary and Inner Duality.. 21
Knowing through the Heart.. 22
Our Identity With Tools – from Chimps to Chips .. 25
Reconnecting with the Inner Flow.. 26
From Spectator to Witness .. 28
Inner Holes and Techno-Fills .. 28
Pure Thinking Without the Body.. 30
Tools for Inner Growth.. 31
The Mind Itself is a Medium.. 34
IT Weakens Our Presence .. 36
Constrained to Produce .. 39 (altro…)

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Pensare come un software

Il campione di scacchi Garry Kasparov ha scritto una recensione per il New York Review of Books (nota 1) dove afferma che oggi tutti possono avere un software di scacchi in grado di sconfiggere i più grandi campioni. Ma tali programmi operano solo con la forza bruta del calcolo e mai con lo stile, gli schemi, la teoria o la creatività.

“Benché oggi abbiamo ancora bisogno di massicce dosi di intuizione e logica per fare una buona partita di scacchi, gli esseri umani stanno cominciando a giocare come se fossero computer.” Egli aggiunge che nel software degli scacchi non occorrono idee nuove e originali, in quanto i programmi “che utilizzano la forza bruta” sono già più che sufficienti per vincere.

E mentre con i nuovi e più potenti programmi di calcolo il software degli scacchi diventa meno creativo, gli scacchisti cominciano ad adottare lo stesso atteggiamento consistente nel limitarsi a cercare “ciò che funziona”. Indubbiamente, vi è un feedback reciproco tra le rappresentazioni digitali della realtà e il modo in cui ci accostiamo ai vari aspetti di quest’ultima. Alcuni amici musicisti mi hanno detto che da quando esistono software per comporre musica, la loro creatività è mutata, evolvendosi parallelamente a questi software.

La grafica, la produzione di video, la musica e un’infinità di altre attività creative si appoggiano oggi su vari tipi di software. E gli algoritmi e l’approccio programmatorio si sono estesi dai computer alla vita reale. Perdere peso, parlare a un pubblico, trovare il partner giusto, mantenere una relazione con lui/lei, fare sesso in modo fantastico, migliorare la propria autostima sono tutti diventati problemi “fai-da-te”. Con le giuste istruzioni, e seguendo le procedure corrette, crediamo di poter padroneggiare tutti gli aspetti della vita.

Tutt’ora, i computer non possono fare molte cose che agli esseri umani riescono facilmente: quindi, dobbiamo adattare il lavoro umano ai bisogni della macchina. Il servizio “Amazon Mechanical Turk” descrive con precisione il modo in cui supporta la creazione del servomeccanismo umano:

Gli sviluppatori possono azionare questo servizio in modo da implementare intelligenza umana direttamente nelle loro applicazioni. Mentre la tecnologia dei computer continua a migliorare, vi sono tutt’ora molte attività in cui gli esseri umani possono essere molto più efficaci dei computer, come ad esempio l’identificazione degli oggetti in una foto o in un video, riconoscere dati duplicati, trascrivere registrazioni audio o ricercare dettagli di dati. (http://aws.amazon.com/mturk/).

La Storia dell’essre umano è fatta anche dei suoi rapporti con gli strumenti tecnologici. E l’uso di strumenti per estendere le nostre possibilità è stato un grande passo avanti nello sviluppo umano. Ma quello che ci troviamo di fronte, oggi, è alquanto diverso. Con “Mechanical Turk”, tutte le attività umane sono prima convertite in attività digitali (anche quelle che richiedono immaginazione e intuizione al di là della capacità dei computer); successivamente, le risorse del cervello umano vengono usate per decodificare azioni che la macchina è incapace di compiere in modo ottimale.

È una sorta di catena di montaggio moderna in cui, al posto della ripetizione fisica e manuale, troviamo la ripetizione di una banale attività mentale, come il riconoscere un’immagine e il classificarla, o il trascrivere un testo udito.

Man mano che le attività umane vengono convertite in forma digitale, abbiamo bisogno di fornire al computer più poteri “mentali” tipici degli uomini. Noi partecipiamo perché lo strumento possa espandere le sue capacità, non più per espandere le nostre capacità. Si potrebbe obiettare che alla fin fine sono gli esseri umani a trarre vantaggio dalla relazione uomo/computer, e siamo sempre noi a decidere cosa processare ed elaborare. In un certo senso è così, ma è pur vero che quando digitalizziamo anche aspetti non-computabili che richiedono un massiccio intervento umano, riduciamo gli esseri umani a servomeccanismi della tecnologia, strumenti della macchina stessa.

Tra i molti ed enormi vantaggi dei macchinari efficienti automatici c’è questo: sono completamente inattaccabili dagli sciocchi. Ma ogni acquisto si deve pagare. La macchina automatica è inattaccabile dagli sciocchi; ma proprio per questo è anche inattaccabile dalla grazia. L’uomo che opera su questa macchina è impermeabile a ogni forma d’ispirazione estetica, sia di origine umana sia genuinamente spirituale. (Huxley, Aldous. La filosofia perenne. Adelphi Edizioni. Milano. 1995. p.235)

(1) Kasparov, Garry, “The Chess Master and the Computer,” New York Review of Books, Feb 2010. <http://www.nybooks.com/articles/archives/2010/feb/11/the-chess-master-and-the-computer/>

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Il soma per le menti globalizzate

In tutto il mondo, chi usa Internet clicca sulle stesse icone, usa le medesime scorciatoie linguistiche nelle email e nelle chat, si connette con gli altri attraverso le stesse modalità di Facebook. Questa è la globalizzazione delle menti. Nel processo di digitalizzazione della realtà, a prescindere dai contenuti, usiamo prevalentemente gli stessi limitati canali mentali e interagiamo con gli stessi strumenti.

Portiamo gli stessi atteggiamenti, gesti e procedure nel lavoro, nelle relazioni, nello shopping, nella comunicazione con gli amici, nell’eccitazione sessuali e nella ricerca scientifica. Con il risultato che ognuna di tali attività viene impoverita da questo fenomeno. Tutto viene visto come un sistema informativo, dalla digitalizzazione del territorio (come Google Earth e i software di realtà aumentata) alla nostra biologia.

La cultura giudeo-cristiana mette la natura e il mondo materiale a disposizione dell’uomo. Agire su di essi è un modo per compiere opere buone e riacquistare la perfezione perduta dell’Eden. In questa cultura che ha considerato i miracoli prove dell’esistenza di Dio, abbiamo sviluppato tecnologie che ricordano il miracoloso e il divino. Quindi ci sentiamo costretti a salutare l’avvento di nuovi ausili tecnologici con la retorica della pace, del progresso, della prosperità e della comprensione reciproca.

Il telegrafo, il telefono, la radio, la TV e altri media sono stati considerati strumenti della democrazia, della pace mondiale, della comprensione e della libertà d’espressione. Internet è solo l’ultimo di una serie di messia dalle facili promesse. Tuttavia, non abbiamo una quantità maggiore di democrazia nel mondo. In realtà, i media e i poteri forti sono più forti che mai, mentre la libertà di espressione è stata rimodellata dal controllo da parte delle imprese e dei governi.

Internet, come la TV, si sta trasformando in un intrattenimento che rincoglionisce la gente nel chiuso delle loro case, dove sarà incapace di mettere in discussione il sistema. A differenza della TV, le cui attrazioni sono comunque comprese tra l’inizio e la fine di uno show, Internet, i videogame e gli smartphone non hanno pause o conclusioni strutturali. Agganciati a un flusso continuo di informazioni “in tempo reale”, ci allontaniamo ancora di più dal tempo disponibile e dal reale.

Forse Internet è già il nuovo soma di una società fortemente degradata dal punto di vista economico e ambientale. Ma visti i grandi investimenti economici e psicologici connessi alla Rete, criticarne gli effetti è come maledire Dio.

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Google Life Navigator

Alla conferenza di Techonomy di Agosto 2010, il CEO di Google, Eric Schmidt, ha affermato che, grazie all’intelligenza artificiale, Google è in grado di predire il comportamento degli esseri umani. Inoltre, se gli mostriamo 14 immagini di noi stessi, Google può identificare chi siamo. Sono dichiarazioni roboanti, ma non lontane dal vero.

La mente umana, in genere, opera principalmente come un meccanismo basato sui condizionamenti passati, ma diventa ancora più meccanica quando interagisce continuamente con le macchine. Quindi, non sorprende che un software ben congegnato possa dedurre con discreta accuratezza chi siamo, cosa vogliamo, quali siti web visiteremo e dove andremo la prossima volta che scenderemo in strada. Google conosce ogni pagina Web che visitiamo, tutte le pubblicià che clicchiamo e probabilmente – attraverso i suoi strumenti matematici e analitici in grado di identificare e collegare località, navigazione on-line, email e contatti con le persone – molte altre cose che nemmeno immaginiamo.

Nel caso in cui il nostro comportamento non sia prevedibile, Google può sempre dirci cosa dovremmo fare, dal momento che, per usare le parole di Schmidt, riportate da Nicholas Carr1, la gente “vuole che Google le dica cosa deve fare il momento successivo”. Queste parole sono inquietanti, ma, di nuovo, con un fondo di verità. La nostra volontà e il nostro senso di direzione interiore si attivano quando entriamo in contatto con il nostro “centro della pancia”, quel luogo da cui si muovono tutti i praticanti di arti marziali.

Tale centro si indebolisce in caso di uso eccessivo della mente e di mancanza di una connessione viva, sentita e consapevole con il corpo, che rappresenta il punto di partenza per la nostra ricerca della verità. Quando tale connessione è assente, chiediamo alla tecnologia di guidarci anche nelle decisioni più elementari, così come ricorriamo a Google per cose che in realtà potremmo richiamare alla memoria con poco sforzo.

In tal modo, diventiamo come dei bambini smarriti e bisognosi di consigli e conferme da mamma Google per tutte le nostre attività. O, al massimo, dei teenager ribelli che ignorano i suoi consigli, ma puntualmente si fanno vivi all’ora di cena.

Le madri possessive vogliono che i figli dipendano da loro e non crescano: per questo, li seducono con piatti succulenti (strumenti software gratuiti e accattivanti) e soddisfano tutti i loro bisogni, resistendo a qualsiasi loro tentativo di uscire da casa senza essere sorvegliati. Dovunque andiamo, lasciamo una traccia per Google. Così i bambini non affronteranno mai il mondo reale, né il loro sé autentico.

1. Brave New Google.

Vedi anche: Mail Goggles

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Google, la privacy e il mettersi in mostra

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