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Ada Lovelace e Alan Turing: la negazione del genere sessuale e la fuga nella mente razionale

Ada King, contessa di Lovelace (1815-52), fu un’insigne matematica inglese. Viene spesso definita la prima programmatrice della storia. Scrisse programmi per la macchina analitica di Charles Babbage, arrivando persino a intuire l’importanza degli algoritmi nell’elaborazione dei dati oltre i semplici calcoli numerici, cosa che nessuno ancora aveva immaginato. Un linguaggio di programmazione è stato chiamato “Ada” in suo onore.

Ada Lovelace era figlia del poeta romantico Lord Byron. Byron e il suo entourage rimasero delusi dal fatto che Ada fosse nata femmina, per cui egli si separò velocemente sia dalla madre che dall’Inghilterra. Byron morì quando Ada aveva nove anni.

La madre di Ada fece in modo che la figlia evitasse qualsiasi contatto sia con il padre che con lo stile di vita di quest’ultimo. Lei considerava Lord Byron un pazzo e, temendo che la figlia potesse subirne l’influsso, la indirizzò verso gli studi di matematica sin dai suoi primi anni, anche quando persistenti problemi di salute costringevano Ada a letto.

Ada Lovelace morì a 36 anni per cancro all’utero e chiese di essere sepolta accanto a Lord Byron, riunendosi finalmente al padre che non aveva mai conosciuto.

Alan Turing (1912-54), matematico e crittanalista inglese, esercitò un’influenza enorme sull’informatica. La “macchina di Turing”, da egli inventata, rappresentava un progresso importante nella formalizzazione degli algoritmi e della computazione.

Inoltre, Turing inventò il “Test di Turing”, secondo il quale una “macchina pensante” era quella che sarebbe riuscita a far credere a una persona di stare avendo una conversazione, attraverso una tastiera, con un altro essere umano sito in una località remota. Durante la seconda guerra mondiale, la sua crittoanalisi fu indispensabile per decifrare il codice segreto tedesco, contribuendo alla sconfitta del nazismo.

Ai suoi tempi, in Inghilterra l’omosessualità era un reato. Nel 1952, dopo aver confessato di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzo, Turing dovette scegliere se finire in carcere o subire un trattamento agli ormoni femminili (“per ridurre la libido”). Fu davvero assurdo che dopo aver aiutato il suo paese a sconfiggere il nazismo, egli venisse trattato come un delinquente.

Nel 1954, Turing morì per avvelenamento. Nel 2009, il Primo Ministro Gordon Brown, a nome del governo britannico, chiese ufficialmente scusa per il modo in cui Turing era stato trattato. Jaron Lanier, in “One Half a Manifesto”,  ha commentato così la tragica fine di Turing:

Apparentemente, Turing si è suicidato perché aveva sviluppato un seno femminile, in seguito al regime ormonale cui era costretto per invertire la sua omosessualità. Fu in questo ultimo, tragico periodo della sua vita che egli si interessò particolarmente all’argomento della coscienza delle macchine, e mi chiedo se ciò non potesse essere una nuova, originalissima forma di fuga e negazione psicologiche: evitare la sessualità e la mortalità trasformandosi in un computer.

Io credo che la negazione non riguardi solo la sessualità. Ha a che fare con la negazione di tutto ciò che non sia la “pura” mente cartesiana, inclusi il corpo e la sensualità. In entrambi i pilastri dell’information technology contemporanea osserviamo che la negazione dell’identità sessuale e del mondo sensuale e non-razionale ha plasmato tutta la loro vita.

Il genere sessuale di Lovelace era stato rifiutato dal padre, mentre la madre la spinse verso una vita di pura razionalità. La legge represse l’omosessualità di Alan Turing, come probabilmente faceva lui stesso.

La mente è considerata la caratteristica umana più importante e l’identificazione con essa è tanto profonda che vogliamo riprodurla nelle macchine, trasformandoci a nostra volta in creatori. Abbiamo persino sviluppato un test per valutare “l’intelligenza” di una macchina.

Joseph Weizenbaum, nel 1964, ha creato Eliza, un programma interattivo che simulava uno psicoterapeuta rogersiano. Weizenbaum per primo fu sorpreso e preoccupato dall’importanza che veniva attribuita alle parole di Eliza.

È senz’altro possibile simulare la mente, ma questo non ci dice nulla su ciò che sta accadendo interiormente. A ogni modo, ciò ci fa capire una volta di più quanto la mente possa lasciarsi ingannare e quanto noi possiamo comportarci meccanicamente.

Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0
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