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	<title>Comments on: Is Internet empowering us?</title>
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	<description>Technology, psychology, sexuality, society, spirituality</description>
	<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 05:46:30 +0000</pubDate>
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		<title>By: Tess</title>
		<link>http://www.indranet.org/is-internet-empowering-us/#comment-180</link>
		<dc:creator>Tess</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Dec 2007 18:53:01 +0000</pubDate>
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		<description>Ceci feconderà cela

Un interessante articolo di Paul Soriano apparso sul n. 10 del trimestrale « Medium » ( 1 ) suggerisce, in quattro ipotesi, i diversi esiti dell’attuale competizione tra i media. Vista l’esplosione di Internet, di libri, giornali, corrispondenza epistolare e televisione,  che ne sarà?
Ipersfera, logo, grafo e videosfera si contendono il campo della comunicazione, rappresentando l’una per l’altra, ora una possibilità, ora una minaccia.

La prima delle quattro ipotesi è quella della sostituzione (questo ucciderà quello), sostenuta da McLuhan, ma ritenuta valida da Soriano solo per alcuni format. E’ l’ipotesi in cui un media, spogliato delle sue funzioni socio-economiche,  diviene un oggetto culturale oppure oggetto di divertimento, un po’ come la “natura” diventa “paesaggio” oppure “parco naturale”.

La seconda ipotesi è quella di simulazione (questo imiterà quello). E’ il così detto effetto emulazione, le prime vetture somigliavano a carrozze a cavalli senza cavalli. Il giornale on-line presentato nello stesso formato di quello cartaceo o ancora il libro elettronico presentato come quello stampato.

La terza ipotesi è quella della coabitazione (questo ignorerà quello), in cui la comunicazione cartacea manterrà un suo mercato; i volantini pubblicitari delle imprese, inviati nel quadro di una strategia detta multicanale, ne sono un esempio.

La quarta ed ultima ipotesi è quella della ibridazione (questo feconderà quello), ritenuta da Paul Soriano la più probabile e la più produttiva , consistente nella produzione di un nuovo oggetto ottenuto per combinazione di due o più oggetti esistenti, o di due o più elementi di oggetti esistenti.
Il blog, per esempio, è un prodotto ibrido, ponendosi contemporaneamente nella sfera letteraria (come diario intimo e come materiale per libri), in quella giornalistica (blog di informazione ed opinione), in quella della carta stampata (se stampato, appunto, e diffuso). 

Se a queste diverse ipotesi di interrelazione corrispondano diversi livelli di democratizzazione e libertà d’espressione, non lo sappiamo. Tuttavia non ci sfugge il livello dei profitti di operatori come Google o del giovanissimo YouTube ( 2 ), la loro idoneità come macchine da soldi ci induce a pensare che l’espansione della sfera virtuale porti ad una espansione della sfera di potere che di virtuale ha ben poco.

A questo proposito, nello stesso succitato articolo, Paul Soriano riporta quanto detto da Michel Melot nel suo “Livre” (L’Oeil neuf, 2006):

 “L’existence de réseaux électroniques qui rend le pouvoir de communiquer directement avec ses lecteurs, sans l’intermédiaire des investisseurs qu’exige la lourde industrie du livre, libère l’auteur tout en le livrant à une autre industrie, celle des matériels et logiciels informatiques, plus lourdes et plus concentrée encore”. 

Si potrebbe tradurre: “L’esistenza di comparti dell’elettronica che danno il potere di comunicare direttamente con i propri lettori, senza l’intermediazione degli investitori necessaria all’industria pesante del libro, libera del tutto l’autore di consegnarlo ad un’altra industria, quella dei materiali e della logistica informatica, ancora più pesante e concentrata.”



Qualcuno ha detto: “La democrazia editoriale orizzontale non esiste”.






( 1 ) Da “Les nouvelles hybrides” di Paul Soriano,  numero 10 della rivista « Mèdium » www.mediologie.org diretta da Régis Debray www.regisdebray.com a cui rinviamo i lettori per conoscere il seguito dell’articolo.


( 2 ) La prima volta che sentii pronunciare quel nome (eoni fa) si trattò piuttosto di una espressione del tipo “you tube!” o meglio  “ya tube ya!”. Nello slang usato nel nord dell’Inghilterra e in Scozia è un modo piuttosto rude di dare della testa di rapa a qualcuno.
Quando poi è apparso YouTube, mi sono chiesta perché si chiami così. La traduzione letterale e più ovvia non so perché non mi convince. Ho cercato (ovviamente su Internet) ma non ho trovato risposta. 
Ad oggi resta per me un mistero.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ceci feconderà cela</p>
<p>Un interessante articolo di Paul Soriano apparso sul n. 10 del trimestrale « Medium » ( 1 ) suggerisce, in quattro ipotesi, i diversi esiti dell’attuale competizione tra i media. Vista l’esplosione di Internet, di libri, giornali, corrispondenza epistolare e televisione,  che ne sarà?<br />
Ipersfera, logo, grafo e videosfera si contendono il campo della comunicazione, rappresentando l’una per l’altra, ora una possibilità, ora una minaccia.</p>
<p>La prima delle quattro ipotesi è quella della sostituzione (questo ucciderà quello), sostenuta da McLuhan, ma ritenuta valida da Soriano solo per alcuni format. E’ l’ipotesi in cui un media, spogliato delle sue funzioni socio-economiche,  diviene un oggetto culturale oppure oggetto di divertimento, un po’ come la “natura” diventa “paesaggio” oppure “parco naturale”.</p>
<p>La seconda ipotesi è quella di simulazione (questo imiterà quello). E’ il così detto effetto emulazione, le prime vetture somigliavano a carrozze a cavalli senza cavalli. Il giornale on-line presentato nello stesso formato di quello cartaceo o ancora il libro elettronico presentato come quello stampato.</p>
<p>La terza ipotesi è quella della coabitazione (questo ignorerà quello), in cui la comunicazione cartacea manterrà un suo mercato; i volantini pubblicitari delle imprese, inviati nel quadro di una strategia detta multicanale, ne sono un esempio.</p>
<p>La quarta ed ultima ipotesi è quella della ibridazione (questo feconderà quello), ritenuta da Paul Soriano la più probabile e la più produttiva , consistente nella produzione di un nuovo oggetto ottenuto per combinazione di due o più oggetti esistenti, o di due o più elementi di oggetti esistenti.<br />
Il blog, per esempio, è un prodotto ibrido, ponendosi contemporaneamente nella sfera letteraria (come diario intimo e come materiale per libri), in quella giornalistica (blog di informazione ed opinione), in quella della carta stampata (se stampato, appunto, e diffuso). </p>
<p>Se a queste diverse ipotesi di interrelazione corrispondano diversi livelli di democratizzazione e libertà d’espressione, non lo sappiamo. Tuttavia non ci sfugge il livello dei profitti di operatori come Google o del giovanissimo YouTube ( 2 ), la loro idoneità come macchine da soldi ci induce a pensare che l’espansione della sfera virtuale porti ad una espansione della sfera di potere che di virtuale ha ben poco.</p>
<p>A questo proposito, nello stesso succitato articolo, Paul Soriano riporta quanto detto da Michel Melot nel suo “Livre” (L’Oeil neuf, 2006):</p>
<p> “L’existence de réseaux électroniques qui rend le pouvoir de communiquer directement avec ses lecteurs, sans l’intermédiaire des investisseurs qu’exige la lourde industrie du livre, libère l’auteur tout en le livrant à une autre industrie, celle des matériels et logiciels informatiques, plus lourdes et plus concentrée encore”. </p>
<p>Si potrebbe tradurre: “L’esistenza di comparti dell’elettronica che danno il potere di comunicare direttamente con i propri lettori, senza l’intermediazione degli investitori necessaria all’industria pesante del libro, libera del tutto l’autore di consegnarlo ad un’altra industria, quella dei materiali e della logistica informatica, ancora più pesante e concentrata.”</p>
<p>Qualcuno ha detto: “La democrazia editoriale orizzontale non esiste”.</p>
<p>( 1 ) Da “Les nouvelles hybrides” di Paul Soriano,  numero 10 della rivista « Mèdium » <a href="http://www.mediologie.org" rel="nofollow">http://www.mediologie.org</a> diretta da Régis Debray <a href="http://www.regisdebray.com" rel="nofollow">http://www.regisdebray.com</a> a cui rinviamo i lettori per conoscere il seguito dell’articolo.</p>
<p>( 2 ) La prima volta che sentii pronunciare quel nome (eoni fa) si trattò piuttosto di una espressione del tipo “you tube!” o meglio  “ya tube ya!”. Nello slang usato nel nord dell’Inghilterra e in Scozia è un modo piuttosto rude di dare della testa di rapa a qualcuno.<br />
Quando poi è apparso YouTube, mi sono chiesta perché si chiami così. La traduzione letterale e più ovvia non so perché non mi convince. Ho cercato (ovviamente su Internet) ma non ho trovato risposta.<br />
Ad oggi resta per me un mistero.</p>
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