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Facebook and the sorcerer’s apprentice of the Net

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Analysis and interpretation of symbols has always been considered more a magical than a technological act.

While once magical skills were applied to celestial bodies and the flight of birds, the symbols to be interpreted nowadays are computer programming codes and financial analysis charts, so complex that their interpretation often seems to require abilities closer to magic than to science.

Historicaly, exclusive languages have always been an instrument of power, as Latin was for the Church.

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Interpretare e analizzare i simboli è sempre stato considerato un atto magico prima ancora che tecnologico, lasciato ai sacerdoti, agli astrologi.

Gli astri e i voli degli uccelli, riportati ai giorni nostri sono i codici di programmazione dei computer e i grafici delle analisi finanziarie, la cui complessità interpretativa richiede spesso attitudini che si avvicinano più alla magia che alla scienza.

Nella storia, i linguaggi di uso esclusivo sono sempre stati uno strumento di potere, come lo è stato il latino per il clero.

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Computer experts are called gurus or computer wizards. The symbols to be interpreted are programming codes. The ones who master such media, supported by powerful hardware, own the keys of technological, therefore social development. By now, technology is shaping the modes of social interaction: one just has to think of mobile phones or social networking sites like Facebook, Myspace, and Second Life.

Computer programming is done by a set of symbols the rules for whose use and whose languages are known and under the control of a few. In spite of open source projects that without doubt expand the knowledge of software functioning to a much larger number of people, programming is still quite an elitist activity.

Programming codes, wisely arranged, can bring sudden success on the Net. The success of a technology depends much on its software architecture, its usability and on the fulfillment of a need. Without doubt big money and human resources help, but we have witnessed many successful projects started by a few people with a good idea, excellent technical skills and the ability to connect with the collective unconscious and the needs that this conveys.

Starting with Bill Gates and coming to Facebook, we see young persons in their early 20s engaging tens or hundreds of millions of people in using their technological creations. The market society allows these possibilities. I prefer that young nerds define the ways we interact with the computer and with people in social networks, rather than military officers, as appropriate in a democracy. But is not the whole story.

Sudden – even instant – success that comes to young men reminds me of the sorcerer’s apprentice. A website that quickly attracts millions of people requires a commensurate responsibility and human vision. It’s a bit like suddenly becoming president of a country. Inasmuch as the latter may turn out to be inadequate to their roles, at least in the democratic countries they are elected and liable to control by other elected politicians. The impact on society of a single site like Facebook, which engages tens of millions of people, is more powerful than many political resolutions.

The modalities of social interactions of a site which attracts millions of people would need rules mutually agreed upon with the users of the site’s services. Some time ago we read about Facebook’s Scoble case and the non-respect of privacy issues concerning Beacon. We can’t expect much wisdom from people whose priorities arefinancial and technical.

If on one side the possibility of ruling the world through a site is the fulfillment of the American dream, on the other there is the risk of imposing predominently advertising, where a small group of technically-skilled kids establish the modalities of interaction of social networks and a large percentage of the time of an evergrowing number of people in the world. The technical language becomes a new Latin language for a new clergy.

One could object saying that those engineer the architecture of a site or of an operating system actually create empty containers, while the contents are generated by users themselves. But as Mitch Kapor, co-founder of the Electronic Frontier Foundation referring to the open structure of the Internet said, “Architecture is politics.” The technical structure, the operating modalities and the social rules that derive from technical-architectural choices have wide implications on the way we interact. Every mouse click is not just a practical interface, it is as well an inner click in our psyche and moves something on our inside.

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Downloading our life on Internet

Google, privacy and the need to be seen

Personal consumer

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Gli esperti di computer si chiamano “guru” o mago del computer. Ora i simboli da interpretare sono le icone del computer e i codici dei linguaggi di programmazione. Chi ha padronanza di questi mezzi, insieme ad un hardware potente, possiede le chiavi dello sviluppo tecnologico e di conseguenza sociale. La tecnologia determina oramai la modalità delle interazioni sociali, basti pensare ai telefonini e ai siti di social networking quali Facebook, Myspace, Second Life.

La programmazione crea un sistema di simboli le cui regole sono sotto controllo e i cui linguaggi sono conosciuti da pochi. Nonostante i progetti open source, che senza dubbio allargano ad un numero maggiore di persone la conoscenza del funzionamento del software, l’accesso alla programmazione rimane un’attività abbastanza elitaria.

I simboli di programmazione, sapientemente organizzati, possono portare ad un successo improvviso nella Rete. Il successo di una tecnologia dipende molto dalla sua architettura software, dalla sua usabilità, dal soddisfare un bisogno. Senza dubbio aiutano ingenti capitali e risorse umane, ma abbiamo assistito a parecchi progetti di successo che sono partiti da poche persone, da una buona idea, da ottime capacità tecniche e dalla capacità di connettersi con l’inconscio collettivo e i bisogni che questo esprime.

Dal Bill Gates in poi, arrivando fino a Facebook, abbiamo visto come ragazzi di vent’anni hanno potuto coinvolgere decine o centinaia di milioni di persone nell’utilizzo delle loro creazioni tecnologiche. La società di mercato consente queste possibilità. Preferisco che siano dei giovani nerd a determinare il modo in cui interagiamo con il computer e con le persone nei social network che non dei generali comandati da un dittatore. E’ il bello della democrazia. Ma c’è un ma.

I successi che scoppiano tra le mani di giovani ragazzi mi ricordano l’apprendista stregone. Un sito web che attrae velocemente milioni di persone richiede una responsabilità e una visione umana adeguata. E’ un po’ come diventare improvvisamente presidenti di una nazione. Per quanto questi ultimi si rivelino spesso inadeguati al loro compito, perlomeno nelle nazioni democratiche vengono eletti e sono soggetti ad un controllo politico da parte di altri politici eletti. L’impatto sulla società di un singolo sito quale Facebook, che coinvolge decine di milioni di persone, è superiore a quello di molte decisioni politiche.

Le modalità di interazione sociale di un sito che include milioni di persone richiederebbe che le regole siano concordate tra gli utenti che utilizzano i servizi del sito. Poco tempo addietro su Facebook sono usciti i casi di Scoble e il non rispetto della privacy in merito a Beacon. Non possiamo aspettarci troppa saggezza in chi ha come priorità le necessità finanziarie e tecniche.

Se da una parte la possibilità di conquistare il pianeta con un proprio sito è il coronamento del sogno americano, dall’altra parte c’è il rischio che venga imposta una mentalità prevalentemente tecnica e pubblicitaria, dove una piccola casta di ragazzi tecnicamente abili stabiliscono i modi di interazione nelle reti sociali e quindi di una buona parte della giornata di un numero crescente di persone nel mondo. Il linguaggio tecnico diventa una nuova lingua latina per un nuovo clero.

Si potrebbe obiettare che chi organizza le architetture di un sito o di un sistema operativo in realtà crea dei contenitori vuoti, mentre i contenuti vengono generati dagli utenti stessi. Ma come diceva Mitch Kapor, co-founder dell’Electronic Frontier Foundation , riferendosi alla struttura aperta di Internet, L’architettura è politica. La struttura tecnica, le modalità operative e le regole sociali che conseguono dalle scelte tecniche-architetturali hanno implicazioni molto ampie sui modi in cui interagiamo. Ogni clic del mouse non è solo una interfaccia pratica, ogni clic è anche un clic interno alla nostra psiche e ci sposta qualcosa all’interno.

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