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Bytes and bites of the net

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It is said that in the ancient tantric traditions, some practitioners used to test their awareness by taking intoxicants or being bitten by poisonous snakes while they still kept their whole consciousness.

One of the tantric practices of our information society could be to be aware of ourselves while we are connected to the Internet and tend to lose ourselves in the objects of our attention.

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Si dice che nelle antiche tradizioni tantriche alcuni praticanti testavano la propria consapevolezza assumendo sostanze intossicanti o facendosi mordere da serpenti velenosi, mantenendo sempre uno stato di piena coscienza.

Una delle pratiche tantriche della nostra società dell’informazione potrebbe essere restare consapevoli di noi stessi mentre siamo connessi a Internet e tendiamo a perderci negli oggetti della nostra attenzione.

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It is said that in the ancient tantric traditions, some practitioners used to test their awareness by taking intoxicants or being bitten by poisonous snakes while they still kept their whole consciousness.

In more recent times such as the 60s, Richard Alpert (Ram Dass) gave a huge dose of LSD to his Indian guru and to his amazement nothing happened to him. This is one of the 60’s mythological tales, but, whether it is completely true or not does not change the fact that when we are in control of our mind, nothing that can affect the mind can change our awareness, that is beyond the mind itself.

But for all of us, who are not enlightened gurus or very advanced tantric practitioners, any intoxicant is going to change our perception of the world. We usually consider substances like alcohol or drugs that alter our perception, such as heroin, cocaine, ecstasy, marijuana or others as intoxicants. Those have an organic impact on our brain and psyche.

One of the tantric practices of our information society could be to be aware of ourselves while we are connected to the Internet and tend to lose ourselves in the objects of our attention. Keeping awareness while we are wired to the Net is a great exercise in the direction of self remembrance despite the overwhelming inputs.

Osho, referring to the Indian tradition, talked about the metaphysics of the different bodies we are made of, where the first body is the physical one, the second is the emotional one, the third one is the mental and the fourth is the awareness body.

The fourth body is vigyanamay kosh, the awareness body. The third is created by thoughts, the fourth is created by consciousness, by awareness; that is the awareness body. When we become capable of watching our thoughts the way we watch white clouds floating in the sky, or a line of cranes flying, when we are able to watch our thoughts from a distance, to see them flying in the sky of consciousness – then we are able to know the fourth body. But we are so strongly attached to the first body that even the second body is not known. And then we are so captured by the third body, so thoroughly drowned in the mind, that we can’t even conceive of transcending it. Osho. The Way Beyond Any Way. Rebel Publishing House. Pune. 2000.

The awareness body is fed by self reflection, not in a “thought-crunching” way (or “mind fucking”) but by consciously observing ourselves in the wholeness of body, mind and sensations and without trying to change anything. In other words, the fourth body is developed when we give space to the observing meditative parts of the mind.

The fourth body is harmed by intoxicants, among them the information overload that makes it difficult to become still enough to focus and observe the thoughts instead of being caught in their net and identifying with them. Of course as an act of will we can always stop and meditate but… even to activate that we will need a certain detachment from our thoughts.

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Si dice che nelle antiche tradizioni tantriche alcuni praticanti testavano la propria consapevolezza assumendo sostanze intossicanti o facendosi mordere da serpenti velenosi, mantenendo sempre uno stato di piena coscienza.

In tempi più recenti, negli anni Sessanta, Richard Alpert (Ram Dass) somministrò una dose abbondante di LSD al suo guru indiano, ma con sua grande meraviglia, a quest’ultimo non accadde nulla. Questa è una delle leggende degli anni Sessanta ma, vera o meno, il punto essenziale non cambia: quando abbiamo il controllo della mente, nulla che abbia effetto su quest’ultima può alterare la nostra consapevolezza. Essa è al di là della mente stessa.

Invece, per tutti noi che non siamo guru illuminati o praticanti tantrici molto avanzati, qualsiasi sostanza intossicante altererà la nostra percezione del mondo. Parliamo in genere di sostanze come l’alcool o di droghe che alterano la nostra percezione, come l’eroina, la cocaina, l’ecstasy, la marijuana ecc. Esse hanno un impatto organico sul cervello e la psiche.

Una delle pratiche tantriche della nostra società dell’informazione potrebbe essere restare consapevoli di noi stessi mentre siamo connessi a Internet e tendiamo a perderci negli oggetti della nostra attenzione. Mantenere la consapevolezza in Rete è un grande esercizio nella direzione della rimembranza di sé, che va contro il flusso travolgente di informazioni.

Osho, riferendosi alla tradizione indiana, ha parlato della metafisica dei diversi corpi di cui siamo composti: il primo è il corpo fisico, il secondo quello emozionale, il terzo quello mentale e il quarto quello della consapevolezza.

Il quarto corpo è il vigyanamay kosh, il corpo di consapevolezza. Il terzo viene creato dai pensieri, il quarto viene creato dalla coscienza, dalla consapevolezza. Quando diveniamo capaci di osservare i pensieri nell stesso modo in cui osserviamo le nuvole bianche che scorrono nel cielo o uno stormo di uccelli, quando siamo in grado di osservare i nostri pensieri a distanza, vedendoli volare nel cielo della coscienza , allora a quel punto siamo in grado di conoscere il quarto corpo. Ma siamo così fortemente attaccati al primo corpo che anche il secondo ci è sconosciuto. E poi siamo talmente catturati dal terzo corpo, così fortemente immersi nella mente,che non possiamo neanche immaginare di trascenderlo. Osho. The Way Beyond Any Way. Rebel Publishing House. Pune. 2000.

Il corpo di consapevolezza è nutrito dall’auto-riflessione: non il rimuginare (o il farsi le “seghe mentali”), ma l’osservarci consapevolmente nella totalità del corpo, della mente e delle sensazioni, senza cercare di cambiare nulla. In altre parole, il quarto corpo si sviluppa quando diamo spazio alle parti meditative e osservatrici della mente.

Il quarto corpo viene danneggiato dagli intossicanti, tra i quali andrebbe annoverato il sovraccarico di informazioni che rende difficile diventare silenziosi abbastanza da focalizzarci e osservare i pensieri, anziché restare presi nella loro rete e identificarsi con essi. Naturalmente, possiamo sempre decidere volontariamente di fermarci e meditare, ma… anche per questa decisione abbiamo bisogno di un certo distacco dai pensieri.

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